sereno

Tra le parole che definiscono immediatamente la povertà dei nostri tempi (me lo ricorda oggi un pezzo di Giorgio Bocca apparso su la Repubblica), molto usato é l’aggettivo solare, non riferito al sistema, al disco o alle sue macchie ed eclissi o magari ai pannelli, bensì alle persone di cui si vuole parlare con simpatia. Spesso lo si incontra anche riferito al soggetto stesso, nei profili su FB, nei curriculum di chi cerca lavoro o persino nelle presentazioni di chi cerca una stanza in affitto – per cui qualcuno si è visto rispondere che si preferivano le persone lunari.

In particolare, mi ha sempre colpito che siano definiti frequentemente solari dai loro parenti e amici anche i vari  scomparsi di cui si interessa la trasmissione Chi l’ha visto?: per lo più gli stessi che vengono poi rinvenuti in qualche fiume o scarpata morti per suicidio, e di cui si apprende poi a poco a poco che in realtà erano da tempo oberati da debiti o da situazioni familiari complesse e conflittuali o afflitti da profonde depressioni.  
Forse anche questo brioso aggettivo appartiene a quei concetti il cui significato – come acutamente notava il sindaco di Albenga – è del tutto diverso da quello percepito. Vi accosterei, in questa chiave, l’aggettivo sereno (contiguo sotto l’aspetto meteorologico) che quasi immancabilmente è stato usato da qualsiasi uomo di potere per definire il proprio stato d’animo nell’apprendere di essere inquisito dalla magistratura o di essere al centro di un’inchiesta o di uno scandalo.

Ma, come si va ripetendo unanimemente da due mesi, ora, con questo nuovo governo, nulla sarà più come prima: sembra altamente improbabile infatti che anche Malinconico possa definirsi sereno. A meno che non lo sia a sua insaputa.

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lingua padana

Questa notte, verso le quattro, accendo la radio per cercare di riaddormentarmi e sento che un leghista sta intervenendo nella seduta notturna della Camera e, a un certo punto, cita un proverbio in dialetto lombardo (mi dispiace ora di non ricordarlo) aggiungendo che “così si dice da noi in lingua padana“.

È un sollievo, in fondo, apprendere che la fantomatica Padania abbia ristretto i suoi immaginari confini al territorio natio di quel deputato. Significa che noi, di regioni in cui si parla veneto (ammesso che esista una lingua veneta e non il veneziano, il chioggiotto, il padovano, il veronese, il vicentino, il trevigiano ecc.) o piemontese (sempre ammettendo ecc.) o l’emiliano, il ligure ecc., siamo per fortuna in salvo, di qua da quel confine.

ultimissime (quasi uno scoop)

Il capo della Lega ha detto che, finito l’euro, la Padania batterà una sua moneta.

Pare che sia già pronto anche il nome: si chiamerà mona (da money, of course). Dieci mona varranno una trota.

una modesta proposta

Vista la grave crisi economica e il gran bisogno da parte dello stato di far su quattrini, e visto che a quanto si dice  il maggiore sperpero nazionale  è quello delle pensioni, una soluzione ci sarebbe: si potrebbe pensare di offrire a chi va in pensione una liquidazione sotto forma di eutanasia (la parola del resto si adatta perfettamente alla bisogna).

Tale liquidazione potrebbe essere preceduta da una settimana di vacanza (una crociera, per fare un esempio, come quella descritta da D.F.Wallace nel suo prezioso libretto Una cosa divertente che non farò mai più) che faccia passare la voglia di vivere, e poi stop e buonanotte. Sarebbe risolto il danno economico delle pensioni e anche  le spese della sanità sarebbero ridotte. Lo spread si quieterebbe ipso facto.

Naturalmente non ci dovrebbe essere nulla di obbligatorio: dovrebbe essere previsto piuttosto  un sistema di incentivi e disincentivi. Per esempio, chi volesse rinunciare alla liquidazione di cui sopra e preferisse arrangiarsi per conto proprio, potrebbe farlo liberamente; ma dovrebbe pagare sulla sua pensione una tassa pari su per giù all’80%.  Un tempo gli amanti più esperti (non so se si usi ancora) facevano in modo di farsi lasciare anziché essere loro a  imporre la chiusura di una storia diventata gravosa. C’è speranza che anche i vecchi come le amanti non più amate capiscano da sé e, con qualche aiutino, si lascino con le buone maniere morire di fame.

 

inconsapevole autocritica

"Nella Lega troppi parlano a vanvera", ha detto Bossi, il campione di tale oratoria.
Una volta ogni tanto, pure a chi parla a vanvera, capita un lampo di lucidità, che gli fa uscire dalla bocca una cosa giusta – anche senza che ne colga il senso intero e ne sappia poi trarre le conseguenze.

BER_bigPaperon de' Paperoni
condannato fu a milioni
da sborsare detto fatto
al nemico più nemico
per un certo suo misfatto.
Oh, che pena, poveraccio,
ora prova in fondo al cuore!

Non gli valse di soppiatto
aver fatto il tentativo
d'introdurre una leggina
per gabbare il tribunale.
Fu un consiglio disperato
di avvocati sconsigliati
e rimase lui gabbato:
non gli resta che pagare.
Non è giusto tuttavia
che lui solo s'abbia il danno.
Quasi quasi una colletta
proporrei per risarcirlo
della furia e dell'affanno
tra i suoi fidi scilipoti
le nipoti dei tiranni
e le truppe dei suoi soci.

a ciascuno il suo

Berlusconi a Lampedusa: " Sarete risarciti, l'esercito ripulirà le strade. Lampedusa sarà zona franca dalle tasse."
Come per l'immondizia a Napoli, ecco di nuovo il Grande Netturbino dei miracoli. Dopo che i suoi soci al governo hanno provveduto a creare l'emergenza disumanitaria per riscuotere i propri voti, arriva lui a riscuotere i suoi.

È un uomo generoso, dice in un'intervista Minetti , che si ripromette di diventare presto Ministro degli Esteri (in base, suppongo, alla sua famosa conoscenza dell'inglese). Tanto generoso che, come lei stessa in privato ebbe a notare, offre vitalizi alle sue devote con i soldi pubblici sistemandole, tanto per levarsele "da i ball", nei Consigli Regionali, in Parlamento e nei seggi del governo.
Quanto alla Farnesina, d'altra parte, perché no? Non sarebbe certo da meno dell'attuale titolare.

annunci

"Abbiamo idee anche noi", dice il nostro ministro degli esteri.
L'annuncio è senza dubbio sorprendente, ai limiti dell'incredibile – e comunque da verificare.
"Cercano di escluderci", commenta crucciato il presidente del consiglio.
Chissà come mai, ci chiediamo noi.

faziosamente

Era faziosa la manifestazione
ha detto il nostro eletto presidente
del consiglio – il cui sorriso abituale
da un po' riesce male ed è piuttosto
un digrignare di dentiera, un ghigno.
Lo capisco. Forse vorrebbe
che si manifestasse super partes
come a lui piace, il super liberale,
e pensa di emanare un bel decreto
per stabilire che se scende in piazza
il dissenso lo può fare, ma solo
a condizione di esibire striscioni
con scritte cubitali di consenso
e diffondere ad altissimo volume,
se non proprio la voce del padrone,
quelle di Sallusti o Capezzone,
di Gelmini magari o Santanché
o, in mancanza, del canterino gregge
cui non duole che ancora Silvio c'è.

la notte dei Nominati

Quanti nostri onorevoli sono in queste ore alle prese con problemi di coscienza!
Benché essi siano nominati più che eletti, stanno attraversando un travaglio paragonabile a quello della notte dell'Innominato!  Non manca nello scenario nemmeno il Cardinale che giusto in questi giorni ha offerto un pranzo a don Rodrigo, per festeggiare con lui le nomine di nuovi porporati  – e però tace, non commenta, lascia a loro tutto il peso dell'ardua interpretazione dei segni.
Poveretti, la scelta è davvero difficile: il rischio è di scegliere, per un errore di calcolo o per uno sgambetto della fortuna, la parte perdente e giocarsi la poltrona, finire col sedere per terra. 
A qualcuno in tale ambascia è venuta persino la febbre.