obiettivi

Poca risonanza, mi pare, ha avuto la dichiarazione di Grillo che l’obiettivo del suo movimento è di ottenere il 100% in Parlamento. Poi M5S si scioglierebbe, lui dice. Il Parlamento diventerebbe così il luogo dei cittadini. I quali dunque si arrangerebbero da soli a discutere i provvedimenti da prendere. Un po’ come succede nelle riunioni condominiali, viene da pensare.

D’altro canto, se invece il movimento non si sciogliesse e continuasse a decidere la propria “linea” col sistema centralizzato e verticistico attuale, l’obiettivo del 100% non è altro che quello di un partito unico, già sperimentato in tutte le dittature.

Si tratta dunque o di una sciocchezza o di una minaccia. Di una minacciosa sciocchezza temo io. Perché per renderla invece solo una sciocca minaccia occorrerebbe una generalizzata presa di coscienza dei rischi che questo tipo di discorsi e di programma comporta. Ma non se ne parla nemmeno.

Si preferisce, nella stampa dell’area di centrosinistra, tirare fuori i conti di Grillo e dei cognati. Ora, i conti di Grillo certo importano. Ma il fatto è che, se anche lui e Casaleggio fossero due specchiati cittadini che pagano tutte le tasse ecc., nulla cambierebbe rispetto ai rischi che comporta il loro programma assolutistico sostenuto attraverso un movimento diretto dall’alto come è il M5S.

(sempre sperando di sbagliarmi)

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manganelli?

A proposito di fascismo delle origini:
secondo il Sole 24 Ore, i dipendenti di Equitalia e dell’Agenzia delle Entrate hanno ricevuto oggi questa lettera di minacce, partita da un indirizzo ufficiale del Movimento 5 Stelle.

Se sei un dipendente di Equitalia o dell’Agenzia delle Entrate. Allora, hai ricevuto questo messaggio perché alcuni cittadini ci hanno fornito informazioni, fatti e prove su di te che denunciano i tuoi abusi ed i tuoi crimini. Noi ti stiamo monitorando e presto agiremo contro di te. Ti apriremo come una scatoletta! Se sei un semplice cittadino onesto, allora hai ricevuto questo messaggio come chiamata a reagire contro questi feudatari vigliacchi.
Prima di tutto, inoltra questo messaggio a tutti quei cittadini onesti che stanno subendo le torture di Equitalia. Poi raccogli fatti e circostanze come: email, intercettazioni telefoniche, fotografie, indirizzi, riprese video ed audio ed inviale al Movimento Cinque Stelle. Noi stiamo raccogliendo un enorme archivio e presto ti daremo la giustizia che meriti. E sarà una GIUSTIZIA DIRETTA!!!”.

Smentiranno? Hanno smentito.
Si tratta di un hacker? Pare di sì.
Come si è procurato gli indirizzi?

Purtroppo, anche se la lettera (realmente inviata) fosse stata inviata come “scherzo” da parte di un hacker, il guaio è che non si pensa a uno scherzo. È comunque preoccupante.

tutto e il contrario di tutto

È sincera e nello stesso tempo colpevolmente ignara la capogruppo M5S che, per difendersi dall’accusa di essere fascista, ribadisce che nel 1919 (immagino si riferisca ai discorsi mussoliniani di allora) il fascismo si proponeva come un movimento che non faceva presagire la successiva dittatura.
È sincera perché questo è quello che pensa.
È ignara perché non coglie la connessione tra quei discorsi, che dicevano tutto e il contrario di tutto, e il loro esito politico. Colpevolmente ignara, perché pare non essersi chiesta come sia potuto nascere quell’esito da quel programma.

Non a caso infatti aderisce a un movimento che si caratterizza esattamente allo stesso modo, e cioè con un programma dove si dice tutto e il contrario di tutto – e dove sono già evidenti i rischi liberticidi impliciti nella conduzione verticistica e padronale del movimento stesso.

Se la consapevolezza storica dei parlamentari M5S (ammiratori o meno che essi siano delle origini del fascismo) è mediamente la stessa di questa provvisoria capogruppo, la speranza che all’interno del movimento possano prevalere le istanze democratiche appare, temo, piuttosto remota.

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perinde ac cadaver

Non piace a Grillo che la Costituzione stabilisca che ciascun eletto in Parlamento non sia vincolato al suo partito e possa quindi votare anche in dissenso con la linea espressa da questo, qualora non gli sembrasse giusta.

Non si capisce come questa sua idea militaresca dell’obbedienza perinde ac cadaver al capo si concilii con l’altra, che va spacciando, di un Parlamento di cittadini, senza più i famigerati partiti. Né si capisce che ci starebbero a fare in Parlamento tante teste diverse, se poi alla fine l’unica che conta è quella di un ristretto gruppo dirigente o addirittura di uno solo (come nel caso suo e di Berlusconi).

Lui dice che la norma costituzionale serve a favorire i voltagabbana. Evidentemente non ha molta fiducia nei bravi giovani del M5S che entreranno ora in Parlamento. Non li conosce, infatti: non sa che tipi siano, né come effettivamente la pensino e come potrebbero pensarla nel corso dei dibattiti parlamentari e approfondendo le proprie cognizioni circa i problemi. Non lo sa perché mai ci sono state (mai ha voluto) nel suo movimento riunioni e discussioni e veri dibattiti, dai quali potessero emergere le idee, la personalità, le competenze e le capacità dei vari membri.

Grillo non teme dunque i possibili voltagabbana che potrebbero farsi acquistare come i DeGregorio o gli Scilipoti dal migliore offerente (e che sono credo ipotesi remota, anche se ovviamente non impossibile, nel suo movimento). Teme che qualcuno possa farsi convincere, non da offerte di soldi o di incarichi, ma da idee e concreti provvedimenti legislativi che gli paressero giusti.
Grillo teme la libertà di pensiero.

Sa infatti che nel suo programma e nelle varie cose da lui urlate in questi anni, ci sono aspetti tra loro inconciliabili. Sa che, sia gli affiliati che i votanti, hanno scelto il M5S ciascuno cogliendo dei suoi discorsi ciò che gli piaceva, per approssimazione, con un denominatore comune molto vago e confuso di rabbia e scontentezza – che da una parte esprime una certa voglia di rinnovamento e pulizia nel modo di fare politica e una serie di buone intenzioni sociali quasi di sinistra, dall’altra una voglia di far piazza pulita del sistema democratico e spinte chiaramente di destra*.

Lungi da essere “megafono” di una protesta che intende esprimersi nella sua creativa varietà – come dice qualcuno – Grillo capeggia col pallido Casaleggio un movimento informe che intende semplicemente usare.
Il divieto imposto agli affiliati di parlare con i giornalisti corrisponde al timore già detto sopra che questi possano farsi voce di se stessi ed esprimere idee difformi da quelle che va urlando lui. Non è un megafono, Grillo, ma un assordante soppressore di voci.

(Spero sempre di sbagliare. Ma mi allarma molto il timore che no)
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*vedi il blog dell’attuale capogruppo alla Camera, tale Roberta Lombardi – si chiama “blog di Roberta Lombardi” – dove si dice che il fascismo, prima che degenerasse (sic) aveva un alto senso dello stato e della famiglia. E definisce folkloristico il razzismo di CasaPound.

invocazioni

Fra le varie cose insensate che si sentono e si leggono c’è anche quella di invocare Renzi come possibile presidente del consiglio al posto di Bersani.

Renzi, a quanto pare, non sembra affatto allettato dall’idea di un incarico che con ogni probabilità lo brucerebbe. E fa bene.

Anche perché, comunque la si pensi su di lui, sulle sue idee e sulle sue capacità, e anche ponendo che alcuni si siano pentiti di non averlo a suo tempo votato, ci sono dei dati di fatto da cui non si può prescindere, se si ritiene che valga ancora la democrazia in questo paese.

Alle primarie, piaccia o dispiaccia, Renzi ha perso. Come candidato per la presidenza del consiglio è stato eletto, piaccia o dispiaccia, Bersani. Le primarie si sono svolte secondo regole di democrazia e hanno visto una grande e appassionata partecipazione di cittadini.

Ora, se i risultati di una votazione avvenuta limpidamente secondo regole concordate possono essere scavalcati e capovolti come se non avessero valore, che senso avrebbe allora votare?
Allargando il concetto: se (in nome, per di più, di fantasie salvifiche illusorie) fossero accettabili piroette di questo genere, anche delle votazioni politiche si potrebbe all’occasione non tenere alcun conto, e quando il loro risultato si rivelasse a cose fatte una ciambella senza buco, un pugno di audaci interpreti del sentire popolare lo modificherebbe secondo il proprio criterio o vantaggio. Invece, come è ovvio, per cambiarne il risultato la via è quella di tornare a votare. Se no, si tratterebbe di un colpo di mano.

Renzi, che sempre tende a personalizzare, dice che sarebbe, nel suo caso, come dare una “pugnalata alle spalle” a Bersani – e al PD stesso, aggiungerei io: al suo sforzo di essere un partito effettivamente democratico.
Ha ragione.

Ma evidentemente stiamo vivendo un momento di pericolosa insensatezza e sembra che di questi scrupoli morali e della democrazia tout court, sia nel Paese che all’interno dei partiti, a molti non importi un granché.

il megafono

Saranno ottime persone, questi eletti della lista Cinque Stelle, piene di buone intenzioni, desiderose di onestà nelle cose pubbliche e di una partecipazione attiva dei cittadini alla politica – e di una politica in nome dei cittadini.

In fondo noi siamo vecchi -dice più d’uno dal fondo dello scoraggiamento – e forse non capiamo la novità di questa iniezione di linfa vitale portata dai giovani, questa gocciolina di speranza…

Va bene. Accogliamo pure tra i nostri fiochi lumi di ragione questo dilagante luogo comune – benché già sentito quasi tale e quale anche ai tempi dei primi trionfi della Lega e smentito poi puntualmente dai fatti e a nostre spese.
Va bene.
E tuttavia non riesco a non chiedermi: come è possibile, se si è animati da idee di onestà e partecipazione dal basso, e si aspira a una politica fatta davvero in nome dei cittadini ecc., come è possibile accettare la direzione di un personaggio come Grillo?

Ma è solo il megafono del Movimento – risponde prontamente qualcuno.

No, invece. A parte che come megafono è assordante (e per ciò stesso alquanto violento), Grillo in realtà è il capo, il padrone assoluto del M5S. Le decisioni, lo abbiamo ben visto e appreso, le prende lui con Casaleggio e pochissimi altri (o nessuno). La rete non è strumento di democrazia, ma solo di consenso, anche di manipolazione spesso. E comunque Grillo non ha raccolto le folle attraverso la rete, ma come Berlusconi attraverso la Tv, che non ha mancato di enfatizzare la sua presenza (e quella di B). Da sempre – e sempre di più.

Se sparisse la coppia Grillo-Casaleggio, il Movimento sarebbe disperso, dovrebbe ripartire da zero, non saprebbe nemmeno da dove ricominciare, come ricominciare. Grillo non è un semplice megafono del Movimento: perché il Movimento non esiste se non come suo seguito. Non è un movimento, ma un insieme di seguaci.

Non a caso infatti il “megafono” vorrebbe andare lui alle consultazioni con Napolitano.
Per forza: nessuno degli eletti saprebbe come interloquire col Presidente della Repubblica, sia per assoluta inesperienza di norme costituzionali, sia soprattutto perché non si sentirebbe autorizzato a discutere, a farsi o meno convincere su qualche punto, a proporre significative argomentazioni ecc. Non sarebbe insomma in grado di parlare a nome del suo gruppo, perché il gruppo stesso, per conoscere con certezza, e non solo approssimativamente, la propria linea politica, in una fase che non è più di propaganda e facilonerie da web, attende l’illuminazione da parte del capo.
E questo capo è come un Papa auto-eletto, un Duce senza nemmeno il Gran Consiglio: con lui non si discute né si decide insieme, ma tutt’al più lo si supplica attraverso invocazioni, esortazioni e accorate preghiere, raccolte di firme ecc.

Dunque è questo che la mia ragione mi chiede: è possibile sperare davvero in un rinnovamento (non un abbattimento) della nostra democrazia attuato da parte di persone che accettano tranquillamente una specie di dittatura all’interno del movimento di cui fanno parte?
Forse, per il momento, questa forza nuova eletta in Parlamento potrà risultare utile a evitare al Paese l’immediato disastro della ingovernabilità e forse a fare qualche legge giusta e necessaria, di quelle che sono già nel programma del PD/SEL. Il che non è poco.
Vedremo.
Ma basterà questa esperienza di quasi-governo a far nascere una maggiore consapevolezza democratica nel M5S?
Mah! Siamo vecchi. Vedremo anche questo (speriamo).

una scommessa

Niente di certo può ancora essere detto sui tagli alle spese dello Stato che passano sotto il nome di Spending review. Ciò che leggiamo stamattina sui giornali sono solo voci, sul cui fondamento potremo solo in seguito avere una verifica. Tutto potrà rivelarsi tra due giorni diverso (in peggio o in meglio) da come ci viene ora presentato.

Sono pronta a scommettere tuttavia che un solo punto rimarrà certamente invariato: i soldi che, in mezzo a tante dolorose sforbiciate, non si sa in previsione  di quale risparmio, verranno tolti alle Università per essere dati, pari pari, alle scuole non statali.

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Aggiornamento (6 luglio)

Con mio piacere, pare che io l’abbia persa, questa scommessa. O almeno non l’abbia pienamente vinta.

discorsi di fine d’anno

I giornali sembrano rimpiangere i mali tempi in cui con poco sforzo si potevano riempire colonne con la ripresa di frasi a effetto, annunci epocali, smentite dell’appena detto, ingiurie, pettegolezzi e barzellette. Hanno provato nei giorni scorsi a enfatizzare le dichiarazioni di qualche ministro nella speranza di poter resuscitare i tempi in cui ciascun membro del governo dava  i suoi numeri secondo quello che gli passava per la testa sul momento; ma il risultato è stato deludente.

Ieri, alla conferenza stampa, Monti ha parlato come una persona consapevole  delle difficoltà della situazione e, anziché dare per fatto ciò che ancora è in discussione, ha detto che appunto se ne sta discutendo e si sta lavorando alla messa a punto dei provvedimenti, di cui ha illustrato solo le linee  direttive. Ha ricordato ai molti smemorati che la tanto unanimemente criticata manovra era inevitabile e senza scelta, considerati gli impegni presi già dal precedente governo (pareggio del bilancio nel 2013). Ha ricordato la necessità di un’unità politica dell’Europa (e le difficoltà presenti rispetto a questo obiettivo per cui si adopera il nostro governo) – cosa che, a giudicare dalle poche questioni poste su questo tema dai giornalisti, sembra non interessare un granché.

Tutto ciò ha deluso  molti astuti commentatori nonché gli “statisti” che ci hanno portato a questo punto; ma agli ingenui come me è parso ragionevole. È apparso anche rassicurante. Conforta infatti pensare che interventi importanti riguardanti problemi quanto mai complicati quali la famosa crescita (invocata a gran voce, e senza vergogna, da quelli stessi che quando erano al governo non se ne sono minimamente curati) – interventi che, oltretutto, dovranno venire approvati da questo parlamento e non imposti da una dittatura – non siano annunciati con la disinvoltura con cui al tavolino di un bar ogni primo venuto sa proporre ricette ed elisir di lunga vita.

Non rassicura affatto invece l’atteggiamento dei partiti che dicono di sostenere il governo. Berlusconi ha commentato di sentirsi già in campagna elettorale. Di Pietro ha detto che la conferenza è stata una “televendita” (?). Bersani ha approvato sottovoce, attento a non scatenare le anime diverse e contrapposte all’interno del PD. Gli unici a sostenere, solitari, il governo Monti sono quelli del Centro. Mi chiedo se si possa pensare che l’Europa e  i famosi mercati siano così ciechi da non vedere ciò che è chiaro anche a un bambino, e cioè che questo governo, benché (o forse perché) responsabile, credibile e serio, non ha da parte delle forze politiche un vero appoggio – un appoggio che corrisponda realmente a quello apparentemente  dichiarato dal Parlamento.

 

 

emergenze

Si ripete spesso che i leghisti saranno, sì, un po' rozzi a volte e con alcuni esponenti, compreso il gran capo (il cosiddetto 'animale politico'), molto malparlanti, ma esprimono nei comuni bravi amministratori (come del resto li esprimono spesso anche altri partiti) e hanno inoltre esponenti più 'moderati' e meglio parlanti. E qui si fa l'esempio di Maroni, vantando a suo merito le operazioni di polizia contro le mafie, senza badare che queste sono in verità merito della polizia certamente, ma sotto la guida della magistratura.

Il bravo Maroni tuttavia ha dimostrato in questi mesi una totale incapacità (nel migliore dei casi) nel gestire il problema degli immigrati.
Dopo aver pronosticato fin da gennaio l'arrivo di centinaia di migliaia di profughi (che intanto i suoi compagni di partito chiamavano invasori, delinquenti ecc.), invece di approntare misure adeguate per evitare che si ammassassero a Lampedusa in misura enormemente superiore alle possibilità di accoglienza dell'isola, invece cioè di preparare mezzi (navi e aerei) per dislocarli in località sparse nel territorio (concertando con le amministrazioni regionali e locali la loro sistemazione) non ha fatto niente.
Come si sa, gli immigrati – benché inferiori di gran lunga alle mirabolanti previsioni – sono stati lasciati nell'isola per settimane, senza adeguate strutture, fino a superare per numero gli abitanti stessi. Sono stati lasciati come animali, senza bagni, senza cibo sufficiente, come se il loro arrivo non fosse stato previsto e fossero piovuti all'improvviso in un paese del tutto impreparato. Intanto il ministro sbraitava contro l'Europa che non ci aiutava e non li voleva accogliere a sua volta, liberando noi del loro peso. Vaneggiava di rimpatri forzati e si opponeva alla proposta dell'opposizione di dare loro la protezione temporanea, prevista dall'ordinamento europeo, che avrebbe consentito agli immigrati di raggiungere in forme non clandestine (e quindi non incontrollate) le loro mete – la Francia, per lo più, e la Germania.

Infine, con grande e inspiegabile ritardo, ha mandato le navi a sgomberare l'isola trasportando però i profughi in grandi accampamenti nell'Italia meridionale, pur sapendo (lui, che tanto ci tiene alla sicurezza e che ha sempre paventato la possibile presenza di terroristi e delinquenti vari in mezzo a loro) che di lì sarebbero fuggiti alla spicciolata e fuori da ogni controllo per tutto il territorio.
Intanto ha tentato di scaricare il controllo del flusso migratorio sulla Tunisia, dove c'è un governo provvisorio e un problema profughi di gran lunga maggiore che nel nostro paese (ne hanno più di centomila contro i nostri ventimila).

Ora parrebbe che il suo capo (quello del fora da i ball) si sia acconciato a 'concedere' che si faccia ricorso alla suddetta protezione provvisoria, che se applicata fin dall'inizio avrebbe di per sé reso meglio gestibile tutto il problema e chiamato l'Europa a farsene carico in base ai suoi stessi ordinamenti.

Una tale gestione del problema degli sbarchi basterebbe da sola a motivare le dimissioni di un simile ministro per manifesta incapacità.
Ma, così come vanno le cose da noi, incredibilmente serve a raccogliere consensi per la Lega nei suoi territori, tenuti sgombri appositamente da accampamenti.
L'emergenza immigrati non è quindi esempio di incapacità, come nella migliore delle ipotesi. È vera invece la peggiore delle ipotesi: è stata provocata appunto con lo scopo di accrescere i consensi, secondo la tradizionale linea della Lega che, pur essendo da anni al governo e con incarichi di grande responsabilità, insiste nel presentarsi ai suoi elettori come partito di opposizione che scarica su Roma la reponsabilità di ogni cosa che non funziona. Secondo questa propaganda (Vendola la chiamerebbe "narrazione") sembra un dettaglio secondario ai suoi fedeli che a Roma nelle stanze delle decisioni stanno, e non senza prepotenza, proprio i massimi dirigenti della Lega.

Tuttavia, sarebbe un errore credere che si possa accusare la Lega di incoerenza. La sua narrazione contraddittoria serve essenzialmente a uno scopo preciso: quello di dividere, nelle coscienze dei cittadini, il Nord dal resto d'Italia, facendo aleggiare l'idea che ogni problema sarebbe risolto alla radice se si recidessero i legami tra i territori settentrionali e quelli del resto della penisola.

Aggiornamento:
aggiungo qui il link a un articolo di Emma Bonino su questo tema, apparso oggi, 6 aprile, su La Stampa.

persone

È una grandissima vergogna, che si aggiunge a coronare le molte altre nostre, il modo in cui è stata finora affrontata la questione degli sbarchi a Lampedusa di persone di varia nazionalità provenienti dalla Tunisia dopo i rivolgimenti in corso nel nord dell'Africa.

Da gennaio il ministro Maroni ha preconizzato l'arrivo di centinaia di migliaia di profughi (lasciando a volte intendere che potessero essere più di un milione, cioè più di quelli che, scappati dalla Libia, si affollano ai confini in Tunisia). Eppure, nonostante per ora il numero degli sbarcati in Italia sia da gennaio di ventimila (e non di cento o duecentomila), nulla è stato approntato per far fronte all'evento organizzando in forma razionale e civile l'accoglienza.
Si è permesso che si affollassero in migliaia a Lampedusa dove li si è tenuti sui moli come bestiame, senza servizi igienici e persino senza cibo.
Si è voluta creare un'emergenza, non umanitaria – come si usa dire – ma di disumanità e scaricare il peso insopportabile di una voluta disorganizzazione sui nostri compatrioti residenti nell'isoletta, affinché le televisioni potessero mostrare quello stato di cose quale prova dell'invasione che l'Italia starebbe subendo.
Si è lamentata a gran voce la mancanza di solidarietà degli altri stati europei nel momento stesso in cui, allarmando la nostra popolazione sui presunti rischi di terrorismo e delinquenza che questi immigrati porterebbero con sé, si è promossa la riluttanza delle nostre regioni ad accoglierli (sarebbero mille per regione).
Ci si è messi poi a disquisire se siano da considerare profughi o immigrati clandestini, sottintendendo e infine anche dicendo che bisognerebbe ributtarli in mare.
Che si tratti di persone, e di poveri, spesso di disperati, parrebbe idea che neppure sfiora questi ministri e che in tutti i modi si sta cercando di cancellare dalla mente della nostra popolazione.

Quello che trovo inoltre piuttosto disgustoso è che vari esponenti della maggioranza al governo vanno dicendo, con l'aria di esserne preoccupati, che l'invasione dei profughi porterà come conseguenza lo spostamento sempre più a destra  dell'elettorato e quindi dei governi europei.
Questo è possibile, purtroppo. Ma se lo è, dipende in grande misura anche dalle politiche di (non)accoglienza o di mala accoglienza e dalla insistente propaganda xenofoba che viene fatta allo scopo di ingigantire le paure e il senso di precarietà e insicurezza dei propri connazionali per inseguirne un facile consenso elettorale.
Non si può insomma parlare di queste persone straniere quasi solo come di minacciosi invasori e potenziali terroristi e delinquenti e, nello stesso tempo, dire di temere l'avvento delle destre estremiste al potere in Europa. Che altro sono le destre estremiste se non quelli che predicano in questo modo?