un quadro incoraggiante

I giudici, si sa, sono di sinistra e sovversivi; la Consulta è fatta notoriamente di comunisti; la Costituzione è biecamente di sinistra; il Presidente della Repubblica lo è (e, porca miseria, ha anche i  sondaggi  a suo favore); tutta l'opposizione, da Fini a Vendola passando per Casini, ovviamente è di sinistra; persino il Parlamento in quanto istituzione è cosa di sinistra; come lo il Sindacato naturalmente e metà almeno degli operai (quelli che dicono NO a Marchionne);  i ricercatori e i professori universitari, nonché un bel po' di studenti sono comunisti; sono comunisti i precari; sono comunisti gli spregevoli  intellettuali; sono comunisti gli omosessuali, i single che vogliono adottare bambini, le donne che vogliono la procreazione assistita – per non dire di quelle non-immoraliste che insieme con centinaia di migliaia di radical chic hanno affollato le piazze il 13 febbraio; sono comunisti i giornalisti dei giornali non di famiglia; la Rai è dominata dai comunisti; forse è mezza comunista anche la Confindustria di Marcegaglia.

Ora si apprende che sono comunisti, nonché pervertitori della gioventù e nemici della famiglia (che, come si sa, è ciò che sta particolarmente a cuore a Berlusconi, il grande educatore) anche i professori della scuola pubblica e probabilmente persino le educatrici degli asili nido e scuole materne non dei preti. Ma va aggiunto che anche alcuni preti e suore sono comunisti, per non parlare di Famiglia Cristiana

Se dovessimo dare credito alle affermazioni del nostro PdC, quali sarebbero infine le fasce della popolazione italiana che restano immuni da questa tabe del comunismo?
Forse solo quelle notoriamente super partes, come la Mafia, la Camorra e la 'Ndrangheta e tutto ciò che ruota intorno al mondo della prostituzione, dell'illegalità e dell'abusivismo. Per il resto, in alto i cuori: la maggioranza del Paese è con ogni evidenza di sinistra.

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simboli

Il sole delle Alpi, quella foglia a stella verde che è il simbolo usato dalla Lega, dicono i leghisti – che ne hanno apposto il simbolo dappertutto nella nuova scuola statale del loro paese – è un simbolo antico*, tradizionale (?), non partitico: risale, dice uno, al 1600. O al Cinquecento, dice un altro, meno (o più?) informato. Entrambi se la ridono, soddisfatti della propria ipocrisia che scambiano per fine astuzia.
Ma la ministra Gelmini non ha colto la finezza e, senza volerlo, li smentisce proprio mentre vuole difenderli. Dice infatti, prendendosela con chi ha protestato per l'inqualificabile iniziativa del sindaco di Adro: "Chi protesta per la scuola di Adro dovrebbe protestare anche quando a scuola entrano simboli di sinistra".
Chissà cosa intende e dove è vissuta finora. Non si sono mai viste scuole in Italia, né pubbliche né private con la falce e martello fatta imprimere da qualche Peppone sui banchi, sulle porte, sui vetri, sugli stuoini e chissà dove altro mai. Lei lo sa bene, ma con diversa ipocrisia rispetto ai leghisti, fa finta di averne avuto cognizione, applicando ligiamente le nozioni imparate alla scuola berlusconiana: in mancanza di argomenti, agitare sempre lo spauracchio del comunismo.
Gli altri al governo tacciono. Tace naturalmente anche Berlusconi, ostaggio della Lega e, comunque, privo di interesse per faccenduole che abbiano a che vedere con la democrazia, la pluralità, e – non ne parliamo poi – con la laicità. Figurarsi: lui è amico di Gheddafi come di Bossi e di Putin. Il suo indiscutibile pluralismo d'élite sceglie sempre i migliori. Della scuola di Adro non si cura più che del peschereccio mitragliato dalla motovedetta libica con tanto di Guardie di Finanza italiane a bordo. Sono sciocchezze queste a fronte dei suoi problemi del momento e dei conti che lo assillano: vuoi dei sondaggi, vuoi dei parlamentari da aggiungersi a stampella del trono pericolante – vuoi dei giorni necessari per varare il sospirato scudo contro i suoi processi.
L'Italia, gli italiani, la scuola, gli scolari, i precari, i disoccupati, i licenziati, i terremotati si arrangino – e non stiano a farsi sentire!
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* anche la svastica era un simbolo antico, ben più del secentesco o cinquecentesco o trimillenario sole delle Alpi. Ma da quando i nazisti se ne appropriarono per inventarsi mitiche radici, è di fatto il simbolo di un partito e di un'ideologia storiche. Così è per il sole delle Alpi: simbolo di un partito, la Lega, che, non diversamente dal nazismo, ha vocazione totalitaria volendosi proporre come un tutto – senza badare al fatto che la stragrande maggioranza degli abitanti di quelle regioni che Bossi ha voluto impropriamente unire sotto il nome di Padania, non si riconosce affatto né nella Lega né nei suoi spernacchianti rappresentanti.

politica

Giovedì sera da chi e con chi è andato a cena il Presidente del Consiglio per cercare alleati disposti a puntellare il suo governo mentre il terreno gli frana sotto i piedi?
Va dall'ospitale Vespa, in compagnia di Letta, naturalmente, e di sua figlia Marina (presidente della sua Fininvest oltre che del gruppo Mondadori), per corteggiare Casini in presenza di Geronzi, il gran banchiere, di Draghi e, dulcis in fundo, del cardinale Bertone. (leggi QUI)
Così si fa politica nella nostra televisiva repubblica vaticana.

ancora sulla sostanza (nonché sulla vita)

In prossimità delle elezioni il pastore (QUI) si ricorda delle sue pecorelle e tempestivamente le ammonisce a votare tenendo a mente che ci sono "valori non negoziabili" per un cattolico. E cioè la difesa della vita, prima di tutto.
Da che cosa si deve difendere la vita? prima di tutto, e sopra ogni cosa, dal "delitto incommensurabile dell'aborto".
E che c'entra? si chiede qualcuno, un po' distratto. Non esiste già in Italia la legge che regola l'aborto?
Sicuro, la legge c'è, e anche il cardinale lo sa: con suo rammarico l'aborto non è più illegale, nonostante  i battaglioni di medici obiettori che in alcune regioni cercano di boicottarne la pratica, e di ricondurla alla clandestinità.
Con chi ce l'ha allora? Ce l'ha con la pillola abortiva RU486, che nel luglio scorso è stata approvata dall'Agenzia Italiana del Farmaco, e dal 10 dicembre scorso è tra i farmaci utilizzabili anche in Italia (come nel resto di Europa)  – non in libera vendita, ma somministrabile sotto stretto controllo medico, e cioè solo in ospedale. I dettagli sulle modalità spettano alle Regioni.
La Bresso (Piemonte) e la Bonino (Lazio) intendono far sì che l'uso di tale pillola entri effettivamente nella pratica ospedaliera, anziché restare lettera morta sulla carta della Gazzetta Ufficiale.
Ecco dunque che il cardinale invita le sue pecorelle a negare il voto a queste due pericolosissime criminali, che intendono portare ad effetto ciò che stato dichiarato lecito e praticabile dai competenti organi ufficiali.
Ne consegue che le pecorelle dovrebbero votare per le destre neofasciste, per i berlusconiani e per i leghisti.

Il bello è che il cardinale ha anche parlato d'altro: ha detto per esempio che, sopratutto gli amministratori pubblici, dovrebbero essere onesti, non rubare dalla "cosa pubblica" e provvedere ad accogliere gli immigrati, integrarli nella società italiana, trattarli da «eguali» ecc.
Quanto importi al cardinale di queste cose, e in specie dell'ultimo punto, quello degli immigrati, è presto detto, visto che – il pensiero fisso sempre e solo sull'utero delle peccaminosissime figlie di Eva, madre di tutti i mali – invita a votare in Piemonte e in Lazio per quelle formazioni che della "lotta contro l'immigrazione" hanno fatto la loro bandiera, contribuendo a diffondere e rafforzare nel gregge sentimenti xenofobi e atteggiamenti razzisti. Atteggiamenti chiaramente non in contrasto con la difesa della vita, pare di capire.

Bisogna capirlo: la Chiesa, un po' come il Presidente del Consiglio, è di questi tempi sotto attacco. La si accusa di aver protetto, occultato e sottratto alla giustizia dei tribunali i preti che hanno commesso abusi su minori. Sono abusi che non solo i preti commettono, dice il cardinale – usando il famoso argomento di quelli che, commettendo un reato, dicono, come il divo Corona: Ma tutti lo fanno, mica noi soli – e glissa sul centro della questione, che non è la pedofilia, ma l'aver protetto dalla legge i suoi membri colpevoli di pedofilia. Aggiunge che la Chiesa non intende subire "strategie di discredito generalizzate". I complotti, insomma.
Burlesconi, sensibile a tali argomenti, subito ha fatto pervenire al Papa la solidarietà del suo governo (quello che ama la vita, come si sa, tanto da promettere in comizio di sconfiggere il cancro – con qualche bel taglio ai finanziamenti per la Ricerca).  B si sente vicino a BXVI per le difficoltà in cui si trova che, dice, sono diventate motivi di un "attacco alla Chiesa e perfino alla sostanza stessa della religione cristiana".
La sostanza va di moda da un po' di tempo in qua: specie in contrapposizione al "formalismo" delle leggi. Cioè alla legge.

La LEGGE BEFFA

Che vergogna.
Non solo l’alimentazione e l’idratazione forzate sono state rese obbligatorie e nessuno di noi, sia in stato di piena coscienza, sia inconsciente ma previdentemente munito di “testamento biologico”, potrà evitare di esservi sottoposto, anche a costo di durare anche venti trenta cinquanta anni in stato vegetativo trasformandosi per tutti quelli che ha amato e ai quali è stato caro in motivo unicamente di angoscia. No, non solo questo.
Ma anche: di tutto quello che uno di noi potrebbe scrivere nel suo “testamento biologico”, prendendosi anche la briga e l’affanno di rinnovarlo di tre anni in tre anni, niente sarà vincolante: l’ultima parola su quello che deve accaderti, su quello che nel tuo corpo devi subire, sul modo in cui devi o puoi morire, è lasciata ai medici.

Il Senato ha decretato, contro la Costituzione e contro ogni libertà personale, che il mio corpo – il tuo, quello di ognuno di noi – così come pure la mia coscienza – la tua, quella di ciascuno – appartiene allo Stato, ai cardinali, all’istituzione, a qualsiasi fanatico, a tutti, meno che a me a te a ciascuno di noi.
Siamo stati beffati.
Dovremmo scrivere testamenti e volontà con tanto di timbri e di rinnovi solo perché al momento cruciale ci si dica che sono carta straccia, che non valgono nulla, e tutto dipende solo e unicamente dall’umanità e dall’ideologia del medico di fronte al quale ci troviamo.

non si ride

Si ride in questo nostro paese, ma si prova anche un’indicibile vergogna. E rabbia dolorosa.
Dei compatrioti molto sensibili alle alte e impietose grida dei prelati, hanno pensato di dover denunciare per omicidio Beppino Englaro e tredici altre persone tra i medici e infermieri della clinica La Quiete di Udine. Quelli cioè che hanno permesso a Eluana in coma da diciassette anni di andare verso la sua morte.

Sembra incredibile che tale accusa sia stata presa in considerazione.
Invece così è avvenuto. Un “atto dovuto”, si è detto. E sono state aperte le indagini, come se non si sapesse che la magistratura si è già espressa, e in forma definitiva (cioè passando per tutti i suoi gradi di giudizio, fino alla Cassazione) sul non considerare la sospensione dell’alimentazione forzata di Eluana un caso di “eutanasia” (e meno che meno di “omicidio” che era questione fuori discussione), ma esercizio di un diritto: quello garantito a ciascuno di noi dall’art. 32 della Costituzione della nostra Repubblica, di rifiutare trattamenti sanitari invasivi e scegliere che la propria infermità faccia il suo corso.

Ce la farà la nostra Costituzione Repubblicana a prevalere di fronte all’avanzata degli ayatollah nostrani che chiedono a gran voce dai pulpiti e dagli schermi di considerare reato ciò che gli uomini della loro Chiesa ritengono che sia peccato?

L’ANNO VENTURO (… sempre a proposito di gag)

Qui da noi si ride sempre, d’altra parte, perché in effetti non ci mancano motivi di buonumore (patibolare).
Per esempio, ieri leggevo che il cardinale di Torino Poletto e i vescovi tutti del Piemonte, in ben due comunicati se la sono presa col giornale La Stampa.
E perché mai?
Perché ha ospitato sulle sue colonne nientemeno che un’intervista del teologo Kung piuttosto critica verso alcune posizioni dell’attuale papa. Già questa violazione del pensiero unico è evidentemente cosa che non va, ma l’aggravante, l’eccesso, che ha spinto questi alti pastori a esprimere apertamente il loro sdegno è il fatto che il giornale in questione è di Torino, e ha pubblicato tale indegnità proprio mentre quella città si prepara a ricevere l’anno venturo il papa che andrà a rendere omaggio alla Sindone.

Se qualche incredulo pensa che me la sia inventata, legga la notizia QUI.

per il diritto di scegliere

Chi per caso ancora non lo avesse fatto, firmi l’ appello per il diritto alla libertà di cura contro la “legge-truffa” sul testamento biologico:

Rispettiamo l’Articolo 32 della Costituzione

Il Parlamento, con molti anni di ritardo e sull’onda emotiva legata alla drammatica vicenda di Eluana Englaro, si prepara a discutere e votare una legge sul testamento biologico.

Dopo quasi 15 anni di discussioni, chiediamo che il Parlamento approvi questo importantissimo provvedimento che riguarda la vita di ciascun cittadino. Il Parlamento, dove siedono i rappresentanti del popolo, deve infatti tenere conto dell’orientamento generale degli italiani.

Rivendichiamo l’indipendenza dei cittadini nella scelta delle terapie, come scritto nella Costituzione.

Rivendichiamo tale diritto per tutte le persone, per coloro che possono parlare e decidere, e anche per chi ha perso l’integrità intellettiva e non può più comunicare, ma ha lasciato precise indicazioni sulle proprie volontà.

Chiediamo che la legge sul testamento biologico rispetti il diritto di ogni persona a poter scegliere.

Chiediamo una legge che dia a chi lo vuole, e solo a chi lo vuole, la possibilità di indicare, quando si è pienamente consapevoli e informati, le terapie alle quali si vuole essere sottoposti, così come quelle che si intendono rifiutare, se un giorno si perderà la coscienza e con essa la possibilità di esprimersi.

Chiediamo una legge che anche nel nostro Paese dia le giuste regole in questa materia, ma rifiutiamo che una qualunque terapia o trattamento medico siano imposti dallo Stato contro la volontà espressa del cittadino.

Vogliamo una legge che confermi il diritto alla salute ma non il dovere alle terapie.

Vogliamo una legge di libertà, che confermi ciò che è indicato nella Costituzione.
_______________________________

Per firmare andare QUI

contro la tortura di stato

Sì al testamento biologico, no alla tortura di Stato.

Fra le tante motivate adesioni alla manifestazione di oggi pomeriggio a piazza Farnese, a Roma, scelgo quella di Barbara Spinelli:

“Aderisco alla manifestazione, perché non accetto la storpiatura delle parole e la svalutazione sistematica che s’accompagna alla celebrazione dei valori. Per questo mi oppongo a chi storpiando e svalutando si predispone a scrivere la legge sul testamento biologico.

Mi oppongo a chi storpia la parola libertà, pur avendola addirittura iscritta nel nome del proprio partito, e nega ai cittadini la libertà essenziale, che è quella di non esser espropriati del proprio corpo quando questa padronanza di sé non nuoce ad altri. La padronanza di sé non viene meno, quando la facoltà d’esprimerla e difenderla diminuisce o scompare: il testamento biologico la custodisce e ne evita l’alterazione, così come la custodisce senza alterarla la legge della Repubblica. Le gabbia in cui si trova il malato nelle strutture ospedaliere non deve significare perdita della libertà interiore. Per lui vale non solo quel che dice la Costituzione sulla vita e le cure: vale anche l’articolo 13, che punisce “ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà”.

Mi oppongo a chi storpia la parola vita, e sbandierandola come personale vessillo divide il mondo tra un partito della vita e un partito della morte. In realtà, i falsi difensori della vita trattano il malato terminale o in stato vegetativo permanente alla stregua d’un morto: gli tolgono la parola che sta dicendo o che ha detto in passato, gli tolgono la volontà, la libertà, financo il ricordo. Chi ha redatto testamenti biologici e giace in letti d’ospedale senza più potersi esprimere non è morto: è un corpo che racchiude la memoria viva di quel che l’individuo è stato. La sua volontà deve prevalere nelle ore finali, anche se affidata a a un documento che l’attesta quando il malato non ha più dominio di sé. Chi firma un testamento biologico deve esser sicuro che la sua persona sarà scrupolosamente rispettata dal medico o dalla struttura ospedaliera allo stesso identico modo in cui lo era quando possedeva tutte le sue facoltà, e poteva entrare e uscire dagli ospedali, accettare o rifiutare cure di sostegno, sottoporsi o non sottoporsi a trattamenti dolorosi o invasivi. Il malato senza più coscienza è prigioniero, ma vivo. La sua vita è tempo: tutto intero il tempo che ha avuto.

Mi oppongo a chi parla di natura o di Dio e vuol rinchiudere i malati terminali dietro le sbarre della tecnologia, della medicina e anche d’una legge. Chi agisce in tal modo usurpa il potere di Dio, della natura o del fato, e se ne appropria abusivamente. Il morire non è sinonimo di morte: é un pezzo del cammino della vita che non può esser alienato, pena l’alienazione dell’esistenza intera. Il morire – non la morte che non ci appartiene e che non viviamo – richiede la più alta dose di energia, dunque di vitalità. Il rifiuto di proseguire la vita, per chi liberamente s’oppone agli artifici di tale prolungamento, è scelta tra le più vitali e naturali.

Mi oppongo a chi parla di vita indisponibile nello stesso momento in cui s’appresta a disporre di quella altrui, in nome di verità forse non estranee al paziente-prigioniero, ma incompatibili con quello che il paziente sta vivendo. Sì, ogni vita è indisponibile: questo significa che essa non può esser delegata a entità astratte come la società, lo Stato o la chiesa, quale che sia la chiesa. È a disposizione di chi si prepara a morire.

Mi oppongo a chi parla di legalità e predispone una legge in cui alcune cure che prolungano la vita, in particolare l’alimentazione e l’idratazione artificiali, diventano non un’offerta di amore o carità, ma un obbligo per tutti, coscienti e non coscienti. Questo rende illegale un articolo irrinunciabile della Costituzione: possono esistere leggi che obbligano a determinati trattamenti sanitari – il vaccino è un esempio – ma, così dice l’articolo 32, “la legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. La vita è libertà di uscirne, a meno che tale libertà non sia lesiva della libertà, della salute, della vita altrui. Non è messa in causa, se è lesiva del credo altrui. La coscienza di questo, la libera morte, è patrimonio della cultura europea. Ha radici più antiche del cristianesimo. È figlia di Atene, di Roma e di Gerusalemme.”

Il testo di Barbara Spinelli è tratto da MicrOmega

Perché non sbattezzarci?

Vale sempre la pena di passare a dare un’occhiata al blog dello scrittore Luciano Comida, autore di romanzi per ragazzi molto belli e divertenti (il protagonista, Michele Crismani, è una figura particolarmente simpatica di preadolescente) perché i suoi post, che hanno il dono quasi miracoloso della brevità e di una limpida chiarezza unite all’ironia, sono sempre una lettura interessante e, per quanto mi riguarda, anche corroborante.
Quello di oggi è intitolato Via dalla Chiesa cattolica: sbattezzarsi. Non si tratta di un documento di proselitismo ateistico, come (abituati al pensiero unico vigente che identifica la Chiesa Cattolica con la religione tout court) qualcuno potrebbe pensare. Luciano Comida è un credente, un cristiano Valdese. Il suo ragionamento parte dalle seguenti domande:

“Perchè mai chi non è cattolico deve rimpolpare ufficialmente le fila del Vaticano?
Perchè mai chi è contrario al Papa deve comparire nell’elenco dei suoi fedeli?
Perchè mai chi non sopporta le ingerenze ecclesiastiche viene conteggiato tra i “cattolici”?
Semplice: perchè da neonato è stato battezzato.
Anche se da adulto ha cambiato idea.”

E prosegue proponendo i modi per farsi cancellare dalle liste ufficiali dei cattolici. Vi trascrivo qui di seguito il resto del suo post che sottoscrivo, aggiungendo che la lettera che lui propone è un testo molto bello (oggi è un giorno di testi belli da leggere: non perdetevi, fra parentesi, Ceronetti):

” Si può far cancellare quell’atto?
Certo.
E’ semplicissimo e per nulla costoso.

Vi propongo due possibili testi (da diffondere, se vi va, il più possibile).
La lettera va inviata (possibilmente tramite raccomandata con ricevuta di ritorno) al parroco della parrocchia in cui siete stati battezzati.
Il primo testo è la mia versione (più discorsiva e personale).
Il secondo testo è un modulo standard, preparato dall’UARR (Unione Atei Agnostici Razionalisti)

PRIMO TESTO
Gentile sacerdote,
vorrei far annotare sul registro dei battezzati la mia dichiarazione di non appartenenza alla Chiesa cattolica romana, con relativa nullità di ogni effetto statistico e giuridico del battesimo.
Pertanto,
pienamente consapevole delle conseguenze di diritto canonico derivanti dal peccato di apostasia,
con ferma e risoluta volontà, tutelata da numerose sentenze e provvedimenti del Garante per la Privacy a partire dal 13.9.1999,
io sottoscritto Luciano Comida (nato a Trieste il 3 aprile 1954 e residente a Trieste in località Banne 57)
chiedo formalmente
alla parrocchia di Roiano (dove fui sottoposto al rito del battesimo in data a me ignota ma presumibilmente di poco successiva alla mia nascita), che presso l’atto di battesimo venga annotata la mia dichiarazione di disconoscimento dell’atto battesimale stesso, dunque di non appartenenza alla Chiesa cattolica, con la conseguente nullità di tutti gli effetti statistici, economici e giuridici derivanti da tale atto.
Dichiaro di rinunciare fin da subito a qualsivoglia pausa di riflessione o di ripensamento in ordine alla soprascritta istanza.
Chiedo inoltre che, a tutela della mia volontà, una copia dell’avvenuta annotazione venga inviata per conoscenza al mio domicilio.

Ho deciso a compiere quest’atto non solo perché io sono cristiano aderente alla Chiesa Evangelica Valdese, ma anche in nome del principio laico della libertà di coscienza individuale, tutelato come inviolabile dalla Costituzione della Repubblica italiana e dalla Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo.
Spero che il mio piccolo gesto contribuisca a far emergere un dato: che in Italia esistono milioni di persone (forse la maggioranza, purtroppo silente) di non aderenti alla Chiesa cattolica, milioni e milioni di donne e uomini che sono atei o indifferenti, agnostici o scettici, dubbiosi oppure di altra fede religiosa. E nulla significano le gonfiate statistiche ufficiali dei battezzati nei registri delle parrocchie: prova ne sia che, fino ad ora, pure io risulto farne parte.
Ciononostante, in Italia queste persone “non cattoliche” non trovano quasi mai espressione pubblica: sono ignorate in particolare dalle televisioni ma in genere dai media e così la loro voce finisce schiacciata dal soverchiante potere politico e diplomatico, mediatico e lobbystico, della Chiesa cattolica.
Con molti drammatici risultati. Ne cito uno:

il progressivo impoverimento dell’istruzione pubblica per stornare risorse a favore delle scuole private confessionali, violando il dettato della Costituzione, che all’articolo 33 comma 3 recita con lampante chiarezza: “Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato”.
In Italia, il crescente potere della Chiesa cattolica non solo stravolge le leggi esistenti (a partire da quella fondamentale, la Carta costituzionale), ma impedisce la nascita di altre, importanti norme, che sarebbero doverose in un paese liberale e pluralista, e che infatti sono adottate nella stragrande maggioranza degli stati europei. Eppure da noi non vengono introdotte. E gli esiti sono sempre più catastrofici: coppie che vivono in amore ma senza tutela giuridica, crescenti tagli alla libera ricerca scientifica, persone come le famiglie Englaro o Welby scaraventate dentro infernali gironi di dolore e di umiliazione perché l’Italia ignora il diritto al testamento biologico e contro chi soffre si scatena la cattiveria più brutale e più ipocrita.
Invece di dare esempi di accoglienza e compassione per il prossimo, le gerarchie della Chiesa cattolica, e in particolare il Vaticano, sembra amino astratti e gelidi princìpi, fredde ideologie, integraliste pretese di Verità Assoluta, potere terreno e lobbystico.
Al contrario, in questi difficili anni avremmo bisogno di ben altro.
Aperta e fraterna tolleranza.
Fervido dialogo non solo tra le religioni, ma anche tra esse e i non credenti.
Ampia libertà religiosa.
Radicale rifiuto di ogni integralismo, da qualunque parte esso provenga.
Voglio uscire dal generico e dirle un paio di cose di me: io ho un bellissimo rapporto con i miei genitori, ancora vivi ed entrambi cattolici. Papà e mamma mi hanno educato al rispetto di valori e princìpi importanti, che non ho perduto né eroso o dimenticato ma semmai rafforzato nel corso della vita.
Mi allontanai dalla Chiesa cattolica quand’ero adolescente: in quegli anni di confusione e di turbamento, trovavo nei sacerdoti a cui confessavo i miei peccati (insignificanti peccati) soltanto motivi di ulteriore disagio e vergogna. Così, convinto che Dio solo fosse un occhiuto e severo giudice della mia giovanissima sessualità, fuggii dalla Chiesa e poi fui agnostico a lungo.
Finchè, una decina di anni fa, ho reincontrato Dio. Ma ero un uomo adulto e sapevo distinguere: avevo imparato che non esiste soltanto il Vaticano. Ci sono altre chiese cristiane, ad esempio quella valdese. In essa ho trovato fraterna accoglienza, caldo amore, continua ricerca, vicinanza al messaggio di Gesù Cristo, assenza di dogmatismi, uguaglianza di diritti tra uomini e donne, crescita collettiva.
Perché dunque non consentire il battesimo agli adulti e non ai neonati, come per altro accadde allo stesso Gesù?
E perché non ammettere alla comunione (o, come diciamo noi valdesi, alla “cena del Signore”) anche i divorziati?
E perché non aprire al sacerdozio femminile?
Non saremmo più in sintonia con la libertà delle coscienze individuali? Con la possibilità di una scelta autonoma? Con i principi basilari della civiltà liberal-democratica in cui viviamo?
Potrei continuare a lungo, elencando temi di sempre più rovente attualità, problemi che in modo sempre più dirompente dividono e divideranno tra loro le chiese cristiane e la cristianità dal mondo laico.
Ma forse sto abusando della sua pazienza e così, in attesa della conferma dell’avvenuta annotazione, ringrazio lei e la parrocchia per la sollecita espletazione della pratica richiesta.
E la saluto cordialmente.

SECONDO TESTO
Al Parroco della parrocchia di

OGGETTO: istanza ai sensi dell’art. 7 del Decreto Legislativo n. 196/2003

Io sottoscritto nato a il a in via,
con la presente istanza, presentata ai sensi dell’art. 7, comma 3, del Decreto Legislativo n. 196/2003, mi rivolgo a Lei in quanto responsabile dei registri parrocchiali.
Essendo stato sottoposto a battesimo nella Sua parrocchia, in una data a me non nota ma presumibilmente di poco successiva alla mia nascita, desidero che venga rettificato il dato in Suo possesso, tramite annotazione sul registro dei battezzati, riconoscendo la mia inequivocabile volontà di non essere più considerato aderente alla confessione religiosa denominata “Chiesa cattolica apostolica romana”.
Chiedo inoltre che dell’avvenuta annotazione mi sia data conferma per lettera, debitamente sottoscritta.
Si segnala che, in caso di mancato o inidoneo riscontro alla presente richiesta entro 15 giorni, mi riservo, ai sensi dell’art. 145 del Decreto Legislativo n. 196/2003, di rivolgermi all’autorità giudiziaria o di presentare ricorso al Garante per la protezione dei dati personali.
Dichiaro di rinunciare fin da subito a qualsivoglia pausa di riflessione o di ripensamento in ordine alla soprascritta istanza e avverto che considererò ogni dilazione come rifiuto di provvedere nel termine di legge (15 giorni, ai sensi dell’art. 146, comma 2, del D. lgsn. n. 196/2003) e che quindi intendo immediatamente ricorrere all’autorità giudiziaria o al Garante per la tutela dei dati personali, qualora Lei illegittimamente differisse l’annotazione richiesta a un momento successivo al quindicesimo giorno dal ricevimento della presente.
Ciò, in ottemperanza del Decreto Legislativo n. 196/2003 (che ha sostituito, a decorrere dall’1/1/2004, la previgente Legge n. 675/1996), in ossequio al pronunciamento del Garante per la protezione dei dati personali del 13/9/1999 e alla sentenza del Tribunale di Padova depositata il 29/5/2000.
Si diffida dal comunicare il contenuto della presente richiesta a soggetti terzi che siano estranei al trattamento e si avverte che la diffusione o la comunicazione a terzi di dati sensibili può configurare un illecito penale ai sensi dell’art. 167 del D.lgs. n. 196 del 2003.
Si allega fotocopia della carta di identità.
Distintamente
Firma

(ripreso dal blog di Luciano Comida)