sacralità della vita

La famosa “difesa della vita” che tanto sembra appassionare le destre che sono al governo e i loro sostenitori quando si tratta di difendere gli embrioni o di impedire di morire a persone ridotte nelle condizioni della povera Englaro, la famosa “identità” cristiana e cattolica da sbandierare quando si tratta di impedire la costruzione di moschee, non valgono più quando le vite da difendere sono quelle di migranti. In questo caso le vite non sono più sacre, gli esseri umani possono essere tranquillamente e senza rimorsi abbandonati alla loro agonia, gli interventi di soccorso possono venire scoraggiati e fatti passare per complicità nel reato di immigrazione clandestina, i rampolli di leader “padani” possono divertirsi a lanciare su Facebook giochini idioti e razzisti e, infine, si può anche rispondere in malo modo ai rappresentanti della Chiesa ai cui valori sempre ci si appella quando si tratta di ostacolare la fecondazione assistita o il diritto di ciascuno a scegliere una morte dignitosa.

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La LEGGE BEFFA

Che vergogna.
Non solo l’alimentazione e l’idratazione forzate sono state rese obbligatorie e nessuno di noi, sia in stato di piena coscienza, sia inconsciente ma previdentemente munito di “testamento biologico”, potrà evitare di esservi sottoposto, anche a costo di durare anche venti trenta cinquanta anni in stato vegetativo trasformandosi per tutti quelli che ha amato e ai quali è stato caro in motivo unicamente di angoscia. No, non solo questo.
Ma anche: di tutto quello che uno di noi potrebbe scrivere nel suo “testamento biologico”, prendendosi anche la briga e l’affanno di rinnovarlo di tre anni in tre anni, niente sarà vincolante: l’ultima parola su quello che deve accaderti, su quello che nel tuo corpo devi subire, sul modo in cui devi o puoi morire, è lasciata ai medici.

Il Senato ha decretato, contro la Costituzione e contro ogni libertà personale, che il mio corpo – il tuo, quello di ognuno di noi – così come pure la mia coscienza – la tua, quella di ciascuno – appartiene allo Stato, ai cardinali, all’istituzione, a qualsiasi fanatico, a tutti, meno che a me a te a ciascuno di noi.
Siamo stati beffati.
Dovremmo scrivere testamenti e volontà con tanto di timbri e di rinnovi solo perché al momento cruciale ci si dica che sono carta straccia, che non valgono nulla, e tutto dipende solo e unicamente dall’umanità e dall’ideologia del medico di fronte al quale ci troviamo.

non si ride

Si ride in questo nostro paese, ma si prova anche un’indicibile vergogna. E rabbia dolorosa.
Dei compatrioti molto sensibili alle alte e impietose grida dei prelati, hanno pensato di dover denunciare per omicidio Beppino Englaro e tredici altre persone tra i medici e infermieri della clinica La Quiete di Udine. Quelli cioè che hanno permesso a Eluana in coma da diciassette anni di andare verso la sua morte.

Sembra incredibile che tale accusa sia stata presa in considerazione.
Invece così è avvenuto. Un “atto dovuto”, si è detto. E sono state aperte le indagini, come se non si sapesse che la magistratura si è già espressa, e in forma definitiva (cioè passando per tutti i suoi gradi di giudizio, fino alla Cassazione) sul non considerare la sospensione dell’alimentazione forzata di Eluana un caso di “eutanasia” (e meno che meno di “omicidio” che era questione fuori discussione), ma esercizio di un diritto: quello garantito a ciascuno di noi dall’art. 32 della Costituzione della nostra Repubblica, di rifiutare trattamenti sanitari invasivi e scegliere che la propria infermità faccia il suo corso.

Ce la farà la nostra Costituzione Repubblicana a prevalere di fronte all’avanzata degli ayatollah nostrani che chiedono a gran voce dai pulpiti e dagli schermi di considerare reato ciò che gli uomini della loro Chiesa ritengono che sia peccato?

Eluana e gli stormi di avvoltoi

Oggi su La Stampa un bellissimo articolo di GUIDO CERONETTI che ricopio qui di seguito per quelli cui fosse sfuggito:

Eluana e gli stormi di avvoltoi

di GUIDO CERONETTI

Non permettiamo che si raffreddi. Il caso Englaro va riattizzato costantemente: che davanti a quel Golgotha arda un lume sempre. Tutti dobbiamo gratitudine a quella vittima sacrificale e alla sua famiglia: perché la passione civile non finisca in una cloaca e la passione etica e religiosa trovino altre e ben diverse, e superiori, vie.

Si sono visti stormi di avvoltoi, sulla breve agonia di Udine, scendere in picchiata a disputarsi i resti di una creatura disfatta e sfamarsi a beccate ignobili di qualcosa che già più non era e che altro non aveva da offrirgli, tetri pennuti ciechi, che carne di sventura.

Tale lo spettacolo, da iscrivere nel tragico delle cronache italiane che non avranno uno Stendhal per trascriverle. L’Italia, se qualcuno vorrà capirla sine ira et studio, non è un luogo pacifico, non è una penisola turistica, non è un animale da stabulario economico – l’Italia è, è stata sempre, una città di risse feroci, di brigantaggio, di vendette, di medioevi e di cattivi governi. Gli avvoltoi, che non si annidano soltanto sulle torri dei Parsi a Benares, hanno voliere, spalti, e più d’una cupola anche a Roma, e non c’è televisione o campo di calcio in grado di oscurarne la presenza e il volo. Qua, dunque, non si può vivere avendo per fine esclusivamente il far soldi e pensare alla salute. Qua si nasce perché l’Italia ci faccia male, ci ferisca, ci sia una madre crudele, inzuppata di sadismo. Vederlo o non vederlo: that is the question.

L’imbarbarimento di profondità, progressivo, non è da statistiche. Puoi vederlo chiaramente anche lì: nel pullulare di cure mediche di spavento, nell’ignorare i limiti sacri della vita, i diritti dei morenti e di «nostra sirocchia morte corporale» – cure di coma irreversibili criminalmente protratti, cure che la tecnomedicina, settorialista e antiolistica, sempre più andrà sperimentando sulla totalità del vivente.

L’Italia debole, che con strenuo sforzo – in cui va compreso il tributo di una risalita coscienza collettiva, di risorse d’anima e mentali inapparenti, antiavvoltoio, di pensieri silenziosi ma renitenti ai ricatti e alle violenze verbali dell’estremismo cattolico, materialista e anticristico – ha liberato dalle catene Eluana, è un resto di Italia dei giusti, di Italia che sa giudicare umanamente e cerca la libertà nella legge, che non accetta che l’impurità più grossolanamente sofistica prevalga sulla verità semplice e pura.

Dobbiamo un po’ tutti ri-imparare a morire: dunque a vivere e a trascendere la morte. Comprendere l’insignificanza della vita e dell’esistenza materiale è luce in tenebris.

Per chi, pensando, ritenga che la vera salvezza consista nel liberarsi dalla schiavitù delle rinascite in corpi mortali, Eluana col suo lungo martirio avrà meritato la tregua nirvanica, e non tornerà in mondi come questo a patire sondini e beccate di avvoltoi – condannati, per loro intrinseca natura, a commettere empietà.

Da cristiani autentici si sono comportate le Chiese evangeliche: schierate dalla parte di Eluana, hanno voluto ricordare che un essere umano non è soltanto un aggregato scimmiesco di funzioni e che è delitto tradirne l’anelito al padre ignoto al di là del finito.

Il combattimento spirituale è brutale. La meno ingiusta Italia, che assumerà Eluana per segno, non deve temere di accettarlo, di restare unita, respinto l’avvoltoio, per la pietà e la luce.

di Guido Ceronetti (su LA STAMPA del 14.2.2009)

forse che I NOSTRI DIRITTI NON SONO PIù IN PERICOLO?

Ecco. Si è appena conclusa la tragedia di Eluana, liberata infine dalla sua lunga prigionia, e si è subito scatenata la bestiale canea intorno al suo povero corpo.

Ciò che si è sentito ieri al Senato, in TV e nelle varie dichiarazioni delle ore passate va al di là di ogni più bassa e bieca immaginazione.
In Senato vogliono proseguire e approvare quel mostruoso e sgangherato lacerto di legge che ci costringerebbe, tutti, indipendentemente dalla nostra volontà anche espressa e ribadita, ad vederci infilare a forza nel naso o nella pancia il maledetto sondino che deve nutrirci. Per legge. E dicono oscenamente che farebbero ciò “perché il sacrificio di Eluana non sia vano” (già solo la parola “sacrificio” in questo contesto è ributtante, e ancora di più lo è la pretesa di usare questa morte per privarci tutti dei diritti sulla nostra vita).

Nello stesso tempo, mentre si oltraggia forsennatamente dai pulpiti e dagli schermi la povera, martoriata famiglia Englaro, il civilissimo e coraggioso padre soprattutto, vengono sguinzagliati i cagnacci contro il Presidente della Repubblica, reo di aver difeso la Costituzione e i diritti nostri che da quella Carta sono garantiti.
Il Vaticano, stato straniero, accusa il nostro Presidente della Repubblica (e indirettamente la Costituzione) di complicità in un omicidio e il governo, anziché levare proteste, si unisce al coro con toni anche più accesi.

In questo scenario, io non riesco a comprendere perché mai il PD abbia cancellato la manifestazione per la Costituzione fissata per oggi a Roma.
Forse che il colpo di stato è rientrato?
Forse che il governo è caduto?
Forse che Berlusconi si è dimesso e ha chiesto scusa per tutte le cose che ha detto?
A me pare che la situazione sia oggi ancora più pericolosa e grave di quanto non fosse ieri.

Libertà di coscienza

Non capisco questa storia di “non imporre” ai propri deputati un voto in un frangente e su una materia come questi.
E mi riferisco con ciò, oltre che all’armata dell’IdV, prima di tutto al PD, dove il buon Veltroni “lascia liberi” tutti i numerosi clericali che ha imbarcato di votare secondo le direttive vaticane anziché secondo la Costituzione.
Qui non si tratta affatto di un “delicato caso di coscienza”, come si mostra di ritenere: qui sono in ballo i diritti della persona e la sorte della Repubblica.
Qui si sta prevaricando il Parlamento (una legge così importante nelle sue conseguenze, approvata in tanta ristrettezza di tempi è una legge priva di sufficiente discussione) e si sta cancellando un diritto sancito dalla Costituzione (art. 32): quello per il quale un cittadino non può essere sottoposto a trattamenti sanitari contro la sua volontà.
La libertà di coscienza non è una faccenda che riguarda solo i deputati e i senatori, ma è un diritto di tutti i cittadini. I parlamentari non possono usare la propria “libertà di coscienza” per privare i cittadini della loro, e imporre a tutti la propria.

Il testo del ddl. per chi vuole leggerselo.

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L’articolo di Stefano Rodotà, su La Repubblica di oggi:

LO TSUNAMI COSTITUZIONALE

di STEFANO RODOTA’

1) La turbolegge. Berlusconi vuole imporre in tre giorni una norma che cancella ogni traccia di divisione dei poteri, per impedire l’attuazione di un provvedimento giudiziario passato in giudicato e inventando un nuovo circuito istituzionale, che affida a un Parlamento incatenato il compito d’essere il killer dei giudici. Ma la strada scelta è, tecnicamente, non percorribile.

Nella relazione che accompagna il disegno di legge del Governo si sostiene che non siamo di fronte ad una sentenza passata in giudicato, perché i giudici non hanno accertato un diritto, ma si sono limitati ad integrare la volontà di un privato, quella di Eluana Englaro, con un semplice provvedimento di”volontaria giurisdizione”. Non è così.

Quando la Cassazione ha ammesso il ricorso straordinario contro il decreto della Corte d’appello, che autorizzava la procedura di interruzione dei trattamenti, lo ha potuto fare proprio in considerazione del fatto che si trattava di un provvedimento relativo a diritti, che assume i caratteri del giudicato e che, quindi, detta una disciplina immutabile del diritto considerato. Ed è principio indiscutibile in tutti gli ordinamenti che la legge sopravvenuta non può influire sul diritto sul quale il magistrato si è pronunciato con un provvedimento passato in giudicato.

Il Governo tenta una ennesima forzatura, pericolosa e inutile. Pericolosa, perché insiste su una soluzione che, con rigore tecnico, era stata ritenuta non percorribile dal Presidente della Repubblica: si vuole, dunque, mantenere aperto il conflitto con Napolitano. Inutile, perché non sarà possibile intervenire in modo legittimo per bloccare l’attività già avviata di interruzione dei trattamenti sulla base di una legge su questo punto chiaramente incostituzionale.

Quali altri atti di forza, allora, si escogiteranno per espropriare i cittadini della possibilità di condurre “la lotta per il diritto” – è questo il titolo d’un classico del liberalismo ottocentesco, del giurista Rudolf von Jhering, che Benedetto Croce volle fosse ripubblicato negli anni del fascismo – e per impedire che possano avere ancora “giudici a Berlino”? Questa era l’orgogliosa sfida del mugnaio di Sans-Souci in presenza di Federico il Grande. Mugnai e giudici stanno perdendo diritto di cittadinanza in Italia?

2) L’inammissibile libertà. Dice il cardinale Ruini: “Preferisco parlare di una legge sulla fine della vita. La parola testamento implica infatti che si disponga di un oggetto, ma la vita non è un oggetto”. Il mutamento linguistico, dunque, rivela un capovolgimento concettuale e politico. Per quante perplessità il ricorso al termine “testamento” possa suscitare dal punto di vista tecnico-giuridico, esso esprime bene il fine che si vuol raggiungere. Testamento biologico, testament de vie, living will ci parlano di un “atto personalissimo”, in cui è sovrana la volontà dell’interessato.

Certo, la vita non è un oggetto, ma appartiene sicuramente alla sfera più intima dell’interessato che, com’è ormai chiaro, giuridicamente può disporne e ne dispone. Quando, invece, si parla di una legge sulla fine della vita, il legislatore non si fa signore della morte, perché questo è un evento naturale sul quale nessuno può intervenire. Si impadronisce del morire, che è vicenda umana, alla quale si pretende di imporre regole autoritarie, incuranti delle ragioni della coscienza di ciascuno.

La coscienza, allora, che in politica compare soprattutto come diritto al dissenso. Diritto già negato dal Presidente del Consiglio ai suoi ministri, che avrebbero potuto manifestarlo in quest’ultima vicenda solo dando contestualmente le dimissioni. E che i tempi imposti e la minaccia della fiducia negano anche ai parlamentari della maggioranza, perché il dissenso non è solo dire un sì o un no, ma la possibilità di argomentare, di discutere in quel foro democratico che continuiamo a chiamare Parlamento.

Il fatto che il diktat berlusconiano non si estenda direttamente ai parlamentari dell’opposizione non esclude che anche nei loro confronti si commetta un sopruso. Ma bisogna guardare più a fondo. Quando le decisioni legislative incidono direttamente sull’autonomia delle persone nel governare la loro vita, la libertà di coscienza non è solo quella dei parlamentari. La libertà di coscienza da tutelare è, in primo luogo, quella della persona che deve compiere le scelte di vita. Il problema, allora, non riguarda la libertà di coscienza di chi deve stabilire le regole: investe la legittimità stessa dell’intervento legislativo in forme tali da cancellare, o condizionare in maniera determinante, quelle scelte. Altrimenti si determina una asimmetria pericolosa: quando si affrontano i temi eticamente sensibili la libertà di coscienza dei legislatori può divenire massima, quella dei destinatari della norma minima.

3) Un “pieno” di diritto. Si è detto, e si continua a ripetere, che una legge è comunque necessara, perché bisogna colmare un pericoloso vuoto legislativo. Per l’ennesima volta invito a leggere la sentenza della Corte di Cassazione dell’ottobre 2007, la decisione centrale per il caso Englaro, che mostra rigorosamente come il diritto al rifiuto di cure, anche per il futuro, sia solidamente fondato su norme costituzionali, su convenzioni internazionali ratificate dall’Italia (non quella sui disabili, abusivamente richiamata nell’atto di indirizzo del ministro Sacconi), su articoli della legge sul servizio sanitario (e del codice civile, come quelli sull’amministrazione di sostegno per gli incapaci).

Siamo di fronte a un “pieno” di diritto, che si vuole “svuotare” con una mossa restauratrice, invece di integrarlo con poche, semplici norme che rendano più agevole e sicuro l’esercizio di un diritto che, lo ripeto, già esiste, non è un’inaccettabile creazione giurisprudenziale.

L’argomento del far west lo conosciamo e ha sempre prodotto danni, come dimostra tra l’altro la pessima legge sulla procreazione assistita, che davvero ha prodotto un far west legato ad un “turismo procreativo”, che nasce da un proibizionismo cieco e rende più difficile la vita delle persone, delegittimando ai loro occhi una legge che sono obbligati ad aggirare.

Se la turbolegge passerà, ponendo le premesse per una normativa proibizionista sulla fine della vita, si daranno incentivi al turismo “eutanasico”, alle pratiche clandestine già tanto diffuse. Verrà così santificata la doppia morale – fate, ma senza clamore e scandalo. E saranno sconfitti tutti quelli che vogliono rimanere nel solco della legalità e dello Stato di diritto, come ha dolorosamente voluto Beppino Englaro, un eroe civile al quale nessuno dedicherà un film come ha fatto la civilissima America per le storie di Erin Brockovich e Harvey Mills.

4) La Costituzione “sovietica”. Con la nuova dottrina costituzionale del Presidente del Consiglio si precipita in un abisso culturale, in mare di contraddizioni. Non si accorge, il Presidente del Consiglio, del grottesco di una argomentazione che lamenta la debolezza dei suoi poteri costituzionali, e poi accusa la stessa costituzione d’aver preso a modello quella sovietica, che appartiene ad uno dei regimi più violentemente dittatoriali che la modernità abbia conosciuto? Sa che la Costituzione italiana ha inventato un modo nuovo di parlare dell’eguaglianza?

Che ha anticipato tutti gli sviluppi successivi su temi come quelli della salute o del paesaggio, all’epoca ignorati da tutti i grandi documenti costituzionali, la costituzione francese e quella tedesca, la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo dell’Onu e la Convenzione europea dei diritti dell’uomo?

Sarebbe vano ricordare al Presidente del Consiglio la bella frase con la quale Piero Calamandrei descriveva la nostra come una “Costituzione presbite”, dunque capace di guardare lontano e di inglobare il futuro. Risponderebbe senza esitazioni che Calamandrei era “un comunista”. E sarebbe pure vano ricordargli che “i principi supremi” della Costituzione non possono essere modificati neppure con il procedimento di revisione costituzionale, e che tra questi principi supremi vi è proprio quello di laicità, perduto in questo clima di sottoposizione della Costituzione alla tutela vaticana. E che esiste un principio che impone al Governo di “coprire” il Presidente della Repubblica, sì che ci si doveva attendere una protesta ufficiale per la dichiarazione ufficiale vaticana di “delusione” per il comportamento di Giorgio Napolitano.

L’obiettivo è chiaro. Rompendo con la Costituzione, Berlusconi infrange il patto civile tra i cittadini e non ci porta verso una Terza o una Quarta Repubblica, ma verso un cambiamento di regime, ad una sovversione, ad una radicale sostituzione del governo della legge con quello degli uomini (Platone, non Stalin).

Ha colto nel segno Ezio Mauro quando ha parlato di una palese deriva bonapartista. Stiamo vivendo una vicenda che sta a metà tra “Napoleone il piccolo” (Victor Hugo) e “La resistibile ascesa di Arturo Ui” (Bertolt Brecht). Resistibile, Ma bisogna resistere davvero e subito o non vi sarà tempo per ripensamenti e pentimenti.

di Stefano Rodotà
(9 febbraio 2009)

errata corrige: Di Pietro voterà NO

Il pensiero di Di Pietro è stato riportato male, a quanto pare.

Ieri sulla Stampa (QUI) un articolo riportava che Di Pietro avrebbe votato il ddl del governo. In realtà questo comportamento gli veniva attribuito, accostando disinvoltamente i virgolettati, dal giornalista sulla base delle dichiarazioni del capogruppo dell’IdV, Donadi.
Il bravo Di Pietro oggi sul medesimo giornale chiarisce, sia pure con un po’ di affabulazioni non perfettamente chiare, che invece lui personalmente voterà NO.

Dunque ieri il suo pensiero era stato mal riportato o forse può darsi che lui stesso non lo avesse ancora bene chiarito ai suoi stessi compagni di partito.
È un sollievo, comunque, questa correzione di notizia. E, dato che avevo pubblicato un post basato sul quel primo articolo della Stampa (letto da me evidentemente senza il necessario sospetto), mi pare giusto ora pubblicare il link a questa intervista fortunatamente di opposto tenore.

fra parentesi: c’è teologo e teologo (credente e credente)

Qui, per chi già non l’ha ascoltata, l’interessante intervista fatta ieri da Lucia Annunziata a Hans Kung.
Vale la pena ascoltarla, per noi abituati al pensiero unico, vaticano.

http://www.radioradicale.it/misc/scheda_av_badge_micro.swf

Scalfari oggi su Repubblica

NON POTEVA ESSERCI SCEMPIO PIù ATROCE.

Repubblica — 08 febbraio 2009

Il caso Englaro appassiona molto la gente poiché pone a ciascuno di noi i problemi della vita e della morte in un modo nuovo, connesso all’ evolversi delle tecnologie. Interpella la libertà di scelta di ogni persona e i modi di renderla esplicita ed esecutiva. Coinvolge i comportamenti privati e le strutture pubbliche in una società sempre più multiculturale. Quindi impone una normativa per quanto riguarda il futuro che garantisca la certezza di quella scelta e ne rispetti l’ attuazione. Ma il caso Englaro è stato derubricato l’ altro ieri da simbolo di umana sofferenza e affettuosa pietà ad occasione politica utilizzabile e utilizzata da Silvio Berlusconi e dal governo da lui presieduto per raggiungere altri obiettivi che nulla hanno a che vedere con la pietà e con la sofferenza. Non ci poteva essere operazione più spregiudicata e più lucidamente perseguita. Condotta in pubblico davanti alle televisioni in una conferenza stampa del premier circondato dai suoi ministri sotto gli occhi di milioni di spettatori. Non stiamo ricostruendo una verità nascosta, un retroscena nebuloso, una opinabile interpretazione. Il capo del governo è stato chiarissimo e le sue parole non lasciano adito a dubbi. Ha detto che «al di là dell’ obbligo morale di salvare una vita» egli sente «il dovere di governare con la stessa incisività e rapidità che è assicurata ai governanti degli altri paesi». Gli strumenti necessari per realizzare quest’ obiettivo indispensabile sono «la decretazione d’ urgenza e il voto di fiducia»; ma poiché l’ attuale Costituzione semina di ostacoli l’ uso sistematico di tali strumenti, lui «chiederà al popolo di cambiare la Costituzione». La crisi economica rende ancor più indispensabile questo cambiamento che dovrà avvenire quanto prima. Non ci poteva essere una spiegazione più chiara di questa. Del resto non è la prima volta che Berlusconi manifesta la sua concezione della politica e indica le prossime tappe del suo personale percorso; finora si trattava però di ipotesi vagheggiate ma consegnate ad un futuro senza precise scadenze. Il caso Englaro gli ha offerto l’ occasione che cercava. Un’ occasione perfetta per una politica che poggia sul populismo, sul carisma, sull’ appello alle pulsioni elementari e all’ emotività plebiscitaria. Qui c’ è la difesa di una vita, la commozione, il pianto delle suore, l’ anatema dei vescovi e dei cardinali, i disabili portati in processione, le grida delle madri. Da una parte. E dall’ altra i «volontari della morte», i medici disumani che staccano il sondino, gli atei che applaudono, i giudici che si trincerano dietro gli articoli del codice e il presidente della Repubblica che rifiuta la propria firma per difendere quel pezzo di carta che si chiama Costituzione. Quale migliore occasione di questa per dare la spallata all’ odiato Stato di diritto e alla divisione dei poteri così inutilmente ingombrante? Non ha esitato davanti a nulla e non ha lesinato le parole il primo attore di questa messa in scena. Ha detto che Eluana era ancora talmente vitale che avrebbe potuto financo partorire se fosse stata inseminata. Ha detto che la famiglia potrebbe restituirla alle suore di Lecco se non vuole sottoporsi alle spese necessarie per tenerla in vita. Ha detto che i suoi sentimenti di padre venivano prima degli articoli della Costituzione. E infine la frase più oscena: se Napolitano avesse rifiutato la firma al decreto Eluana sarebbe morta. Eluana scelta dunque come grimaldello per scardinare le garanzie democratiche e radunare in una sola mano il potere esecutivo e quello legislativo mentre con l’ altra si mette la museruola alla magistratura inquirente e a quella giudicante. Questo è lo spettacolo andato in scena venerdì. Uno spettacolo che è soltanto il principio e che ci riporta ad antichi fantasmi che speravamo di non incontrare mai più sulla nostra strada.

Ci sono altri due obiettivi che l’ uso spregiudicato del caso Englaro ha consentito a Berlusconi di realizzare. Il primo consiste nella saldatura politica con la gerarchia vaticana; il secondo è d’ aver relegato in secondo piano, almeno per qualche giorno, la crisi economica che si aggrava ogni giorno di più e alla quale il governo non è in grado di opporre alcuna valida strategia di contrasto. Dopo tanto parlare di provvedimenti efficaci, il governo ha mobilitato 2 miliardi da aggiungere ai 5 di qualche settimana fa. In tutto mezzo punto di Pil, una cifra ridicola di fronte ad una recessione che sta falciando le imprese, l’ occupazione, il reddito, mentre aumentano la pressione fiscale, il deficit e il debito pubblico. Di fronte ad un’ economia sempre più ansimante, oscurare mediaticamente per qualche giorno l’ attenzione del pubblico depistandola verso quanto accade dietro il portone della clinica «La Quiete» dà un po’ di respiro ad un governo che naviga a vista. Quando crisi ingovernabili si verificano, i governi cercano di scaricare le tensioni sociali su nemici immaginari. In questo caso ce ne sono due: la Costituzione da abbattere, gli immigrati da colpire «con cattiveria». Il Vaticano si oppone a quella «cattiveria» ma ciò che realmente gli sta a cuore è mantenere ed estendere il suo controllo sui temi della vita e della morte riaffermando la superiorità della legge naturale e divina sulle leggi dello Stato con tutto ciò che ne consegue. Le parole della gerarchia, che non ha lesinato i complimenti al governo ed ha platealmente manifestato delusione e disapprovazione nei confronti del capo dello Stato ricordano più i rapporti di protettorato che quelli tra due entità sovrane e indipendenti nelle proprie sfere di competenza. Anche su questo terreno è in atto una controriforma che ci porterà lontani dall’ Occidente multiculturale e democratico. * * * Nel suo articolo di ieri, che condivido fin nelle virgole, Ezio Mauro ravvisa tonalità bonapartiste nella visione politica del berlusconismo. Ha ragione, quelle somiglianze ci sono per quanto riguarda la pulsione dittatoriale, con le debite differenze tra i personaggi e il loro spessore storico. Ci sono altre somiglianze più nostrane che saltano agli occhi. Mi viene in mente il discorso alla Camera di Benito Mussolini del 3 gennaio 1925, cui seguirono a breve distanza lo scioglimento dei partiti, l’ instaurazione del partito unico, la sua identificazione con il governo e con lo Stato, il controllo diretto sulla stampa. Quel discorso segnò la fine della democrazia parlamentare, già molto deperita, la fine del liberalismo, la fine dello Stato di diritto e della separazione dei poteri costituzionali. Nei primi due anni dopo la marcia su Roma, Mussolini aveva conservato una democrazia allo stato larvale. Nel novembre del ‘ 22, nel suo primo discorso da presidente del Consiglio, aveva esordito con la frase entrata poi nella storia parlamentare: «Avrei potuto fare di quest’ aula sorda e grigia un bivacco di manipoli». Passarono due anni e non ci fu neppure bisogno del bivacco di manipoli: la Camera fu abolita e ritornò vent’ anni dopo sulle rovine del fascismo e della guerra. In quel passaggio del 3 gennaio ‘ 25 dalla democrazia agonizzante alla dittatura mussoliniana, gli intellettuali ebbero una funzione importante. Alcuni (pochi) resistettero con intransigenza; altri (molti) si misero a disposizione. Dapprima si attestarono su un attendismo apparentemente neutrale, ma nel breve volgere di qualche mese si intrupparono senza riserve. Vedo preoccupanti analogie. E vedo titubanze e cautele a riconoscere le cose per quello che sono nella realtà. A me pare che sperare nel «rinsavimento» sia ormai un vano esercizio ed una svanita illusione. Sui problemi della sicurezza e della giustizia la divaricazione tra la maggioranza e le opposizioni è ormai incolmabile. Sulla riforma della Costituzione il territorio è stato bruciato l’ altro ieri. E tutto è sciaguratamente avvenuto sul «corpo ideologico» di Eluana Englaro. Non ci poteva essere uno scempio più atroce.

di EUGENIO SCALFARI

Eccolo al dunque

Di Pietro ha detto che voterà col governo il ddl “per salvare la vita di Eluana”.
Sono cattolico, dice.
Come si trattasse di questo.
Come non fosse in atto ciò che è in atto.
Come se questo inizio d’anno non somigliasse maledettamente a quello del 1925.

Alla fine, gli unici a opporsi saranno solo un pugno di DP con i pochi radicali?

A proposito: per Martedì alle 18, a Roma, in piazza Santi Apostoli, il Pd ha convocato manifestazione nazionale in difesa della Costituzione.