rimestando tra i rifiuti

Il Nucleo Operativo Ecologico che indagava a Napoli sul traffico dei rifiuti si è imbattuto nei traffici del Giornale per imbrattare la Marcegaglia, rea di critiche al governo.

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notizie, attese, e note in margine

La legge sulle intercettazioni è finita nel limbo. Buona notizia.
Soprattutto se si considera che il limbo è di incerta esistenza. Si può sperare che svanisca del tutto.

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Nel frattempo, mentre si aspetta con viva curiosità di conoscere chi siano i probi tra i viri del PdL, ci si contenterebbe per il momento di conoscere i vecchi insegnanti degli uomini di penna che hanno redatto il documento della Direzione del PdL in cui si dà l'ostracismo a Fini e ai finiani. Da ragazzi, a scuola, questi dovevano essere tra quegli studenti che nello svolgere un tema non facevano che ripetere un unico concetto, più o meno quello indicato nel tema stesso, per sei pagine, ritenendo che la lunghezza del compitino supplisse alla sua povertà e  sciatteria sintattica e logica.

Fini deve andarsene, perché critica il partito e il suo presidente, e ciò non è ammissibile – ripete a più riprese il Politburo del PdL: "Si milita nello stesso partito quando si avverte il vincolo della comune appartenenza e della solidarietà fra i consociati (sic)". In altre parole: si milita nello stesso partito solo se si è "eroicamente" (nell'accezione dell'utresca) capaci di tacere.

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Noto che anche la parola solidarietà, come già è avvenuto per libertà ed eroismo, ha subito un processo di  sfigurazione nel gergo berlusconesco. Non a caso in questi ultimi tempi è stata ripetutamente usata dall'incriticabile suo presidente (a scopo didattico, suppongo) in contesti in cui la offriva ai vari "consociati" pescati in atteggiamenti scorretti: Scajola, Brancher, Cosentino, Dell'Utri, Verdini, Caliendo ecc.

intercettazione ambientale

Una sala di palazzo. Sono presenti don Riccardo Glosta (Isso), il suo braccio destro don Buchinganna e il faccendiere Caté. Non sanno di essere ascoltati.

BUCHINGANNA  Vabbuò – Siente, Caté: tu te sì impegnato – t'arrecuordi? – a ffà chello che te dicimmo nuie e nu' fiatà co nisciuno di sta cosa nosta. Tu 'o ssai chello ca vulimmo nuie, t' o dicette già: e tu che dici? Nun è 'na pazziella fa venì chillo strunz 'e don Astìnco da 'a parte nosta, farlo persuaso ch'amma assettà a Isso, a 'o granne don Glosta ccà,  'ncoppa o trono 'e sto paese e mmerda?

CATÉ   Noo. Vulimmo pazzià? Chillo, 'o Chiattone, sta co 'o Principe, chillo è fedele a 'o pate suio bonanima e nun se mettesse mai co' nuie contr'a isso.

BUCHINGANNA   Va buò. E allora: Stanlio. Che dici?  Stanlio ce stesse?

CATÉ   Stanlio, chillo va sempe appresso a 'o Chiattone.

BUCHINGANNA  Va buo'. E allora avimm 'a ffa na cosa sula: va', frato mio, Caté mio bello, e scandaglia, sonda, sonda… ma 'ncoppa 'ncoppa… sto minchione 'e don Astìnco: vire che dice, se abbocca. Invitalo: fallo venì dimane rint'a Torre – a  'o Consiglio pe' l'incoronazione. Si te pare ca capisce, ca spenzula a ccà, da 'a parte nosta, tu gli dai 'na spintarella, gli spieghi o fatto buono comme sta. Si o minchione sta tosto, friddo friddo, o sfastiriato, tu fa comm'a isso: taglia 'o discorso e po' ce fai sapè come la pensa. Dimane avimm a ffa' due Consigli, separati, e tu là ci avrai 'na parte bona.

RICCARDO (isso, don Glosta)   Dagli i miei saluti a don Astìnco: e digli, Caté, ca chilli tre culattoni 'e nemici suoi, chelle chiaviche 'nfami, dimane, a 'o castello 'e Pomfritto, cacheranno 'o sango, cacheranno. Digli da parte mia ca, pe' festeggià a bella nutizia, desse nu vase 'e cchiù a chella puttanona 'e donna Sciore.

BUCHINGANNA   Va' vattenne, mo', Caté, e spiccia 'npressa, ca tu sì  sempe 'o meglio.

CATÉ   Vaco. Sempe a disposizione vostra, assignorì.

RICCARDO (isso, don Glosta)   Caté, ce fai sapé quaccosa primma ca ce corcammo?

CATÉ  Chest'è certo, assignorì.  [Caté esce]

BUCHINGANNA    E… che facimmo, cumpà, si chillo, 'o Chiattone, nun abbocca?

RICCARDO (isso, don Glosta)  E ch'amma fa? Gli tagliamo la capa. [risata] Quacche cosa aimm a fà… Ma tu mo' tieni mente a chesto: che, quanno che sarrò re, hai da pretendere da me la contea di Erforte e tutt 'e ccose ch'erano in mano a frateme, 'o rre muorto.

BUCHINGANNA   Chest'è sicuro: nun m'o scuordo, no. Ve le chiederò…

RICCARDO (isso, don Glosta)  E i', vedrai, te 'e dongo, e con grande piacere. Iammo mo', iammo 'npressa a magnà, ca roppo amma diggerì buono chesto complotto ccà. [escono ridendo]

(traduzione modernizzata in italiesco-da-intercettazioni, dal Riccardo III di Shakespeare, atto III, sc.I.
Buchinganna sta per lord Buckingham, Caté per Catesby, Stanlio per lord Stanley, Astìnco per lord Hastings. Riccardo è
isso, naturalmente, Glosta, il Duca di Glaucester, che sta preparando il suo colpo di stato per impossessarsi del trono e cerca di avere dalla sua i membri del Consiglio della Corona.)

L’esempio negativo

Si tratta di un vecchio spot pubblicitario della Tv pubblica svedese, SVT (2005).
Uno spot comparativo: il caso italiano è usato per sottolineare ciò che la Tv svedese non vuole essere.

C’è di meglio che uno sciopero

La Fnsi (federazione della stampa) conferma per venerdì lo sciopero dei giornali contro la legge sulle intercettazioni.
Che idea infelice imbavagliarsi per protesta contro il bavaglio!

Che senso ha lasciare in edicola solo la voce del padrone?

Non sarebbe meglio quel giorno fare numeri speciali, dedicati tutti a illustrare quest'obbrobrio di legge  (e gli altri obbrobri in cantiere o già in atto), dando voce a chi vi si opponei?

E non sarebbe meglio, come suggerisce Valigia Blù, diffondere quel giorno i quotidiani gratis o sottoprezzo?
Forse li leggerebbe qualche persona in più dei soliti quattro gatti.

Spero che ci ripensino quelli della Fnsi, invece di darsi la zappa sui piedi.

che vergogna, che disastro!

Che VERGOGNA! si legge oggi a titoli cubitali su tutti i quotidiani. Che DISASTRO!

Di che si tratta? Del fatto che il nostro Presidente del Consiglio ha inventato un inutile ministero per poter nominare  ministro un imputato, un suo fedele, al fine di permettergli di esercitare il legittimo impedimento e sfuggire al processo?
Del fatto che l'Istat afferma che in un paese come il nostro, che già si segnala in Occidente per i bassi salari, il numero dei disoccupati e dei poveri aumenta e che i giovani vivono nel precariato senza poter fare progetti di vita?
Del fatto che i lavoratori privilegiati, quelli che hanno un posto alla catena di montaggio della Fiat per esempio, costruiscano a ritmo serrato inutili Panda in condizioni il cui solo pensiero, se ci immaginiamo al loro posto, sembra insopportabile?
Del fatto che la scuola è allo sfascio?
Della corruzione che mostra i suoi visibili segni nel rapido disfacimento di opere pubbliche e nella non iniziata ricostruzione dell'Aquila?
Del fatto che persiste la volontà di fare una legge sulle intercettazioni che limiti l'informazione e nello stesso tempo le indagini della polizia e dei giudici sulla corruzione e la malavita organizzata?
Del fatto che si cerchino di svuotare tutte le istituzioni e la stessa Costituzione per consentire ai predoni, come li chiama oggi D'Avanzo su Repubblica, di fare indisturbati il proprio interesse?
Del fatto  che dal mondo non smettano di venire e di accavallarsi notizie di ingiustizia e di violenza?
Del fatto che qualcuno ci ricorda come nel Niger muore di stenti un bambino ogni 4 secondi?

No. Pare che si tratti della nazionale di calcio, che ha dato cattiva prova di sé in Sudafrica. E se ne parla per pagine  e pagine, con indignata veemenza.

Che vergogna, in effetti.

NO

 Ieri al Senato,  per far passare la legge sulle intercettazioni e contro la libertà d'informazione,  è stata posta la questione di fiducia. Evidentemente il governo voleva tenere sotto controllo la propria maggioranza, impedendo gli eventuali dissidenti interni. Altro motivo non c'era. Dunque si è trattato di una mossa del tutto antidemocratica.

Il PD,  per esprimere il proprio radicale dissenso contro tale metodo, ha deciso di lasciare l'aula e non partecipare al voto. Pare che tale decisione, espressa alla fine del proprio infiammato e bel discorso dal capogruppo, la senatrice Finocchiaro,  abbia colto di sorpresa i senatori del suo partito, che sono usciti ma non con unanime convinzione.

In effetti ci si chiede: non sarebbe stato più chiaro, più eloquente, più diretto, più comprensibile se avessero votato un sonoro NO ?

scuola di vita

Al liceo Tito Livio di Padova alcuni alunni si erano organizzati per passare ai compagni delle classi inferiori le versioni di latino e di greco durante i compiti in classe. Niente di nuovo, si potrebbe pensare: come si sa, sempre nelle classi c'è stato chi copiava e spesso i più bravi hanno passato agli altri soluzioni o traduzioni. E se c'era il secchione che si barricava nel suo banco per impedire agli altri di sbirciare, c'era anche chi, dalla penna facile,  passava interi svolgimenti di temi di italiano. Non per nulla i professori passeggiavano tra i banchi o adottavano strategie per impedire tali passaggi, allontanando i banchi o dando per esempio compiti diversi a ciascuna fila.
Se si veniva scoperti, si veniva puniti dagli insegnanti con un votaccio o anche con una sospensione, a seconda dei casi – e il peggio era che poi in famiglia "si aveva il resto", come si usa dire.

Nel caso in questione tuttavia ci sono delle novità da rilevare.
Una è che questi alunni del Tito Livio non passavano i compiti per solidarietà o per amicizia, ma si facevano pagare. Non si trattava di una cosa fatta in casa, stile Berlusca giovinetto che, antesignano anche in questo, vendeva, a quanto dice lui (in "Una vita italiana"), le proprie versioni ai compagni per poche lire**.
Questi di Padova si erano organizzati, favoriti oltretutto dalle nuove tecnologie che li esoneravano anche dal peso di impegnarsi personalmente nelle traduzioni (su internet c'è quasi tutto già pronto). Avevano messo su insomma un vero e proprio business, controllando anche che non interferissero concorrenti ad abbassare le tariffe (cinque euro il minimo). Organizzazione perfetta, tranne che per la vanità di parlarne apertamente su FaceBook.
L'altra novità è che, quando il traffico è stato scoperto e i protagonisti sono stati puniti con delle sospensioni, i genitori di un ragazzo colpito hanno fatto sapere di voler impugnare il provvedimento.
Hanno ragione, è giusto: i rampolli, specie quelli che dimostrano tanta buona disposizione ad adeguarsi ai costumi correnti, perchè mai dovrebbero subire punizioni? vanno sostenuti invece, e difesi a spada tratta da tutto ciò che somigli anche vagamente a un'assunzione di responsabilità per le proprie azioni.

** Poi da adulto pare che il latino lo abbia un po' dimenticato, e abbia preferito passare dalla parte di chi copia di soppiatto (vedi qui, dove Oliviero Beha riprende un articolo di Travaglio del 2006 su Repubblica. Da rileggere).

condivisioni (anche di letture)


La giornalista Busi ha deciso di togliere la sua faccia  dal TG1 delle 20.
La motivazione? Non condivide la linea impressa al TG1 dal direttore Minzolini.
Minzolini, dal canto suo, ha detto che non condivide tale motivazione (QUI).

Insomma non condivide che non si condivida.

Potrebbe essere questa la rozza formula che meglio sintetizza la filosofia dell'informazione così come è intesa oggi dal regime. Anche i nostri governanti non condividono (approvano) che non si condivida (approvi) la buona opinione che essi hanno del proprio operato.
È per questo, per eliminare cioè la nostra non-condivisione (che non condividono), che ricorrono a provvedimenti radicali come mettere il bavaglio alla stampa e impedirle di mettere a parte noi cittadini delle notizie sulle attività non condivisibili (approvabili) dei corrotti e dei corruttori – e, ancora più a monte, per sicurezza, vogliono impedire alla magistratura di appurare attraverso le intercettazioni come venga condiviso nel nostro bel paese il saccheggio e  il malaffare.


A proposito di bavagli, condivido con voi la lettura dell'articolo di Saviano su La Repubblica di oggi. Dice che senza le intercettazioni, lui non avrebbe potuto scrivere Gomorra. Appunto. Non a caso Saviano infastidisce i nostri governanti: se della camorra si sapesse solo ciò che ne dicono i Minzolini, il fenomeno mafioso sparirebbe sotto il tappeto, come la spazzatura della Campania. L'articolo si può leggere qui.