“imagine”

Non che ci si debbano aspettare grandi cose da questo successo di Monti. È solo un piccolo passo – ricco di potenzialità, ma pur sempre solo un inizio. Non mi stupirei che nei prossimi giorni i mercati riprendano a farci ballare. Ci aspettano comunque ancora tempi duri e di sicuro, anche nella più ottimistica delle ipotesi, per tutto quest’anno qui da noi andrà malissimo e la povertà si farà sentire con maggiore ferocia.

Tuttavia: immagina a Bruxelles che vada Grillo o magari Di Pietro, o Santanché, o il giovane Renzi battagliero, o quell’Alfano o come si chiama che si dice sia il capo del PdL – o lui in persona, quello del cuccù. Allora sì che ne usciremmo fieri e tutto tornerebbe come ai bei tempi in cui si stava bene e spensierati si aspettava il meglio.

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tribù

L'ultima della Lega è una proposta di legge per istituire eserciti regionali alle dipendenze dei presidenti delle Regioni, i cosiddetti "governatori". Girerebbero armati.
Che l'idea sia venuta in seguito ai fatti di Libia? Eserciti tribali – o magari, vista la supposta ascendenza celtica, di clan.

A me non va, tuttavia, di riderne.

abusi

Tutti centrati sulla barzelletta, i giornalisti di La7 si sono dimenticati di dire perché erano riuniti a Palazzo Grazioli quei bravi sindaci della Campania così pronti a ridere di cuore ogni volta che sentono nominare la parola culo.
Erano lì per vedere, in vista evidentemente delle elezioni, come sospendere gli abbattimenti delle costruzioni abusive nei loro amati territori devastati dal cemento (vedi QUI).
Che cosa abbiano ottenuto non si sa. Ma certo la cordialità del barzellettiere e le risate lasciano intendere una certa consonanza e affinità di intenti.

a ciascuno il suo

Berlusconi a Lampedusa: " Sarete risarciti, l'esercito ripulirà le strade. Lampedusa sarà zona franca dalle tasse."
Come per l'immondizia a Napoli, ecco di nuovo il Grande Netturbino dei miracoli. Dopo che i suoi soci al governo hanno provveduto a creare l'emergenza disumanitaria per riscuotere i propri voti, arriva lui a riscuotere i suoi.

È un uomo generoso, dice in un'intervista Minetti , che si ripromette di diventare presto Ministro degli Esteri (in base, suppongo, alla sua famosa conoscenza dell'inglese). Tanto generoso che, come lei stessa in privato ebbe a notare, offre vitalizi alle sue devote con i soldi pubblici sistemandole, tanto per levarsele "da i ball", nei Consigli Regionali, in Parlamento e nei seggi del governo.
Quanto alla Farnesina, d'altra parte, perché no? Non sarebbe certo da meno dell'attuale titolare.

fidanzatine, colloqui tra premier e Sigonella

"Ho sempre avuto vicino a me la mia fidanzatina che per fortuna sono riuscito a tenere fuori da questo fango. Se avessi fatto tutto quello che dicono, mi avrebbe cavato gli occhi. E assicuro che ha anche le unghie lunghe. La verità è che la giustizia di questi signori è senza senso".

"Posso giurare che una settimana prima avevo parlato con Mubarak per almeno 15 minuti di questa ragazza. Ho tutte le testimonianze. Gli interpreti e i commensali possono confermarlo. In quei giorni poi mi stavo occupando della crisi tra la Libia e la Svizzera. Ho pensato: e se anche da noi una parente di un premier straniero, in questo caso Mubarak, va in prigione? Che succede? Abbiamo allora mandato una persona incensurata per risolvere il problema. Senza contare che il presidente del consiglio ha il diritto di intervenire in campo amministrativo. Mi hanno spiegato (sic) che Craxi fece cose simili in occasione del caso Sigonella".

Sono dichiarazioni fatte dal Presidente del Consiglio a giornalisti di Repubblica (QUI si può leggere il resto). Chissà cosa ne pensano i suoi avvocati.

In margine ci si chiede: ma di quali interpreti si serve il nostro PdC nei suoi colloqui con i capi di stato stranieri se, pur avendo parlato nientemeno che per un quarto d'ora con Mubarak di "questa ragazza", non è riuscito a capire che lei non era una sua nipotina?
Dato il contesto, inoltre,  è difficile non farsi venire il dubbio che, quando gli hanno spiegato il "caso Sigonella" il nostro statista possa aver pensato, nella sua santa innocenza, che si trattasse della Ruby di Craxi.

filologismi

Ha detto Calderoli, a proposito del centocinquantesimo anniversario dell'unità d'Italia: "Fare un decreto legge per istituire la festività del 17 marzo, un decreto legge privo di copertura (traslare come copertura gli effetti del 4 di novembre, infatti, rappresenta soltanto un pannicello caldo e non a casa mancava la relazione tecnica obbligatoria prevista dalla legge di contabilità), in un Paese che ha il primo debito pubblico europeo e il terzo a livello mondiale e in più farlo in un momento di crisi economica internazionale è pura follia. Ed è anche incostituzionale".

Ciò che è indigeribile non è tanto che al ministro leghista non piaccia festeggiare l'Unità d'Italia perché lui aspira alla separazione della Padania da cui, come hanno scritto sui muri alcuni della sua parte, vorrebbero cacciare "fuori i taliani", e il tricolore lo userebbe, come disse Bossi, per il cesso, mentre tapezzerebbe le scuole di simboli leghisti. Non è questo che disgusta tanto (anche se a me disgusta moltissimo), quanto il fatto che si nasconda così vilmente e miseramente dietro ridicoli pretesti economici e addirittura invochi – del tutto a sproposito – la Costituzione (che, a giudicare da come non ha saputo distinguere le leggi inutili da quelle necessarie, eliminando queste e quelle nel suo famoso falò, viene il sospetto che non abbia forse letto con sufficiente attenzione).

Il miserrimo pretesto economico, suggeritogli da Marcegaglia (chissà se da solo ci avrebbe mai pensato) è davvero risibile. Tanto più che, come è ben noto a tutti quelli che lavorano, quest'anno le feste civili cadono tutte di domenica e ricompensano già delle temute perdite che fa mostra di paventare – e il 17 marzo sarà festa solo quest'anno.

Viene però Borghezio (ieri sera su La7 a Otto e mezzo) a tenere alta la bandiera della sincerità per rincuorare i suoi con la sua rude retorica: per lui questo anniversario è addirittura un giorno di lutto. Secondo lui, il nord d'Italia è stato trattato come una colonia (!) e se la prende persino con Benigni che dice di considerare peggio che le ragazze di Arcore (del loro utilizzatore finale non parla): "Prende un sacco di soldi per fare uno spettacolo di untuoso ossequio ai valori risorgimentali e alla retorica del Risorgimento", dice e perciò gli "fa schifo".
Del resto non ha capito molto di quello che Benigni ha detto: per esempio confonde, pensa (dice di avere udito) che il comico abbia raccontato che a Legnano a suo tempo sventolavano contro il Barbarossa il tricolore (cosa che ovviamente Benigni non ha detto – ma lui di un discorso coglie solo alcune parole trascurando i nessi logici) e resta fermo, fra l'altro, nell'interpretazione errata della famosa "schiava di Roma", perché la semplice analisi logica per lui è filologismo, cioè astruseria, cosa che puzza di cultura. Per questa stessa ragione, non sa nulla della storia; e se ne vanta.

Il Canal Grande a Roma e il Veneto fuori dall’Italia

Sembra incredibile, invece è vero: nel falò di Calderoli, l'operoso semplificatore fiammeggiante, dopo il decreto che trasferiva da Roma a Venezia le competenze sul Canal Grande  – e una serie di altre leggi che si sono dovute in fretta ripristinare – è finito anche quello storico del 1866 che dichiarava le province di Venezia e quelle di Mantova "parte integrante dell'Italia" (leggi qui che ne vale la pena).
Insomma il Veneto momentaneamente non è più Italia, mentre il Canal Grande spetta a Roma.

Da tali menti confuse e approssimative i cittadini attendono il famoso federalismo, che viene promesso e sbandierato come la panacea di tutti i mali, la grande riforma da portare a casa anche a costo di consentire a Berlusconi tutte le leggi e leggine personali che lo salvino dai processi, ma che per ora si sa solo con certezza che graverà pesantemente sulle tasse dei cittadini.

dalla cattedra

Siamo tutti rimasti allibiti nel vedere come ha svolto ieri il suo ufficio di vice presidente del Senato la senatrice Rosi Mauro.  Sarebbe stato opportuno e logico, vista la baraonda dell'aula, che sospendesse la seduta, anziché procedere assurdamente a testa bassa in quella specie di furioso show di finte votazioni.
Ma evidentemente la parola aula, la cattedra su cui sedeva, la fattispecie della legge in esame evocante il fantasma degli studenti, il non celato malanimo verso l'opposizione che, a suo parere, faceva perdere tempo a furia di emendamenti (per lei il Parlamento evidentemente dovrebbe essere, a dispetto del nome, un luogo in cui non si parla, ma soltanto si approva) hanno fatto scattare una reazione che fa venire in mente certi professori e professoresse della peggiore specie, di quelli che chiedono rispetto senza tuttavia rispettare a loro volta né il buon senso né i regolamenti né tanto meno la funzione che, sia pure in supplenza, ricoprono.

la notte dei Nominati

Quanti nostri onorevoli sono in queste ore alle prese con problemi di coscienza!
Benché essi siano nominati più che eletti, stanno attraversando un travaglio paragonabile a quello della notte dell'Innominato!  Non manca nello scenario nemmeno il Cardinale che giusto in questi giorni ha offerto un pranzo a don Rodrigo, per festeggiare con lui le nomine di nuovi porporati  – e però tace, non commenta, lascia a loro tutto il peso dell'ardua interpretazione dei segni.
Poveretti, la scelta è davvero difficile: il rischio è di scegliere, per un errore di calcolo o per uno sgambetto della fortuna, la parte perdente e giocarsi la poltrona, finire col sedere per terra. 
A qualcuno in tale ambascia è venuta persino la febbre.  

complotto

La verità dei fatti è un complotto contro la bugia della fiction.
Leggi qui cosa dice Frattini: l'emergenza rifiuti in Campania (di quella in Sicilia, si fa finta che non esista), il crollo della casa dei gladiatori a Pompei, l'inchiesta su Finmeccanica e le temute rivelazioni di Wikileaks sui rapporti Italia-Usa sono parte di una strategia per rovinare il trucco e il malriuscito lifting dell'Italia. Un grande complotto.