Brindisi

Se sia la mafia, la ‘ndrangheta, la camorra o altra cosa apparentemente diversa, sarà da vedere. Certo è che questi delle stragi e delle bombe difendono malaffare e corruzione e sembra che si risveglino ogni volta che non si è certi della piega che può prendere la politica.

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coincidenze chiarificatrici

La coincidenza degli eventi di ieri, la non ammissibilità del referendum dichiarata dalla Corte Costituzionale e il voto dei parlamentari a protezione di Cosentino, con le relative reazioni – gli assurdi festeggiamenti in Parlamento per la “vittoria” ottenuta dagli inquisiti (potenziali ed effettivi) tornati essere maggioranza e le dichiarazioni eversive di Di Pietro – hanno creato una specie di exemplum, che offre almeno due versanti di lettura.

Il folto di inquisiti e dei loro avvocati, nominati dai partiti e non eletti dai cittadini a svolgere funzioni legislative nel nostro Parlamento, esemplifica in maniera evidente i danni conseguenti al Porcellum. Nello stesso tempo, mostra con chiarezza su che basi si fondi il patto tra Lega e PdL, le due formazioni più responsabili dell’attuale degrado della politica e della democrazia.

Questo è il versante sconfortante. Nel quale si inserisce la posizione di Di Pietro, apparentemente contraria (lui ovviamente era per l’arresto di Cosentino), ma solidale nella sostanza con quella delle forze che dichiara di volere contrastare. Come queste infatti, anch’egli si scaglia con virulenza contro le istituzioni della nostra vita democratica: il Parlamento (“associazione a delinquere” lo ha definito), il Capo dello Stato, la Corte costituzionale (che, proprio come è andato sempre gridando Berlusconi, sarebbe “politica” ecc.). Nessun ripensamento gli attraversa la mente circa la propria responsabilità nell’aver approntato quesiti tali da essere prevedibilmente passibili di bocciatura (alla luce delle decisioni già in precedenza più volte ribadite dalla Corte stessa). Ma tant’è: creare le condizioni per potere poi gridare al regime e passare per gran democratico nel momento in cui contribuisce al peggioramento della situazione, è esattamente il suo metodo.

D’altra parte, proprio l’evidenza di tale situazione, sgombra il campo da equivoci: mentre la Lega stessa si spacca e perde il contatto con la sua base, mentre si allontana la minaccia di una possibile alleanza tra il Centro e queste destre, diventa sempre più chiaro che non è con Di Pietro che si possono fare passi avanti per un’alternativa.
Non solo. Proprio la bocciatura del referendum – oltre ad evitarci di finire col ripristino del pessimo Mattarellum – è possibile che crei le premesse per il varo di una nuova legge elettorale. In questo senso si stanno, pare, muovendo le cose. Il che fa nascere qualche, sia pure prudentissima, speranza.

macabri

Dice Prestigiacomo, Ministro dell'Ambiente, che le perplessità e i rinnovati allarmi riguardo alla costruzione di centrali nucleari in Italia sollevati in occasione della tragedia del Giappone, sono strumentali e macabri e non fanno deflettere il governo dalla sua linea pro-nucleare, adottata a dispetto del referendum fatto a suo tempo e senza essere stata preceduta da alcun dibattito – tanto vero che non c'è regione che si dichiari favorevole ad avere una centrale nel proprio territorio.

Davvero non si capisce un simile commento. Viviamo in un territorio fittamente popolato e notoriamente ad alto rischio sismico e, per di più, infestato dalla mafia. Anche ammesso che le centrali venissero costruite secondo progetti studiati in modo da renderle il più sicure possibile, oltre all'eventualità di un terremoto fuori dell'ordinario (vedi il Giappone), c'è da noi anche quella, molto più ordinaria, che il progetto venga eseguito da costruttori del tipo di quelli che mettono sabbia al posto del cemento. Senza dire che il problema delle scorie, ancora non risolto nemmeno in via teorica, potrebbe essere gestito infine dalla solerte camorra.

identità di vedute (è solo una coincidenza)

C'è da aspettarsi che, sempre per coincidenza, anche Riina sia contrario all'uso smodato delle intercettazioni da parte della magistratura  – e non mi stupirei se, da bravo padre di famiglia, non apprezzasse che la scuola pubblica cerchi di inculcare nei figli idee contrarie a quelle che ricevono a casa dai genitori.
Probabilmente sarebbe anche favorevole a una revisione dell'art. 41 della Costituzione che, nientemeno, dice che l'iniziativa privata non deve arrecare "danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana".
Sospetto inoltre che anche i gay non gli siano molto simpatici.

libertà e articolo 41

L'iniziativa economica privata è libera.
Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

Questo dice l'articolo 41 della Costituzione, che il PdC ripete di voler cambiare.

Non si capisce il perché. Il terzo comma prevede che sia la legge a stabilire i programmi e i controlli ecc. Si tratta dunque di aggiornare le leggi, semmai ce ne fosse bisogno, non di cambiare l'articolo 41.

A meno che la parte fastidiosa non si trovi nel secondo comma, e si voglia dunque che la libertà dell'iniziativa economica sia libera anche di recare danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana e di essere socialmente disutile o perniciosa, purché fruttuosa per chi l'intraprende. In tal caso anche l'iniziativa economica delle mafie sarebbe da considerarsi costituzionale e legale.

 

emergenze stabili

Chissà perché fa notizia solo la "monnezza" di Napoli e non quella che invade le strade delle città di Sicilia ormai da almeno un anno.
Leggi qui.

inondazioni e sciagure varie

In questi giorni di rovinosi allagamenti che hanno interessato tutto il nostro paese da Nord a Sud con vittime e con danni ingentissimi, abbiamo sentito Bertolaso dire con aria seccata che si sarebbero dovuti fare interventi per la salvaguardia del territorio, che lui lo ha sempre detto e però non sono stati fatti.
A parte la circostanza che in verità gli interventi-da-farsi sono stati genericamente evocati a mo' di giaculatoria solo e unicamente a ridosso delle sciagure e poi mai più negli intervalli di tranquillità tra un'alluvione, una frana e un terremoto, va rilevato che in realtà i fondi destinati all'ambiente sono stati tagliati, secondo la stima del WWF, del 60% in questi ultimi due anni di sgoverno. (vedi QUI)
Mancanza di soldi? Certamente, ma non decisivamente: infatti i soldi ci sono per esempio per le autostrade e l'alta velocità (cui vengono assegnati  4.836 miliardi, pari al 36% della complessiva manovra triennale) e ci sono per le spese della Difesa che non sono state tagliate (quest'anno sono stati di 20.364, con una prospettiva di crescita fino a 21.366 milioni nel 2013),  mentre agli interventi di tutela e di prevenzione ambientale sono stati assegnati solo 400 milioni: meno del 3% della manovra.

Come chiunque può vedere, non c'è sensatezza, non solo nello spendere per bombardieri e armamenti vari per le operazioni di "pace" nelle zone calde del mondo quando la situazione del paese richiede interventi urgentissimi qui da noi per evitare i sempre più frequenti e tragici disastri ambientali (e di conseguenza economici), ma non c'è sensatezza neppure nell'allargare o costruire autostrade, quando poi basta un'intensa pioggia autunnale ad allagarle e metterle fuori uso, come è successo in questi giorni.

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L'ultima di Berlusconi è la sua affermazione che forse è la mafia a mettere in bocca alle varie escort, che stanno spuntando come funghi, le rivelazioni sui famosi festini a Villa certosa o ad Arcore ecc. La mafia, a suo dire, gli vorrebbe far pagare la sua politica di forte contrasto alle attività malavitose.
Ammettiamo per un momento che sia così: a maggior ragione il fatto che il capo del governo per svagarsi ammirando qualche danza del ventre a domicilio, riceva nelle sue ville e alla sua mensa persone a lui del tutto sconosciute, ma, per la vita che con ogni evidenza conducono, tali da poter essere manovrate dalla mafia – e non solo le riceva, ma familiarizzi con loro al punto di dar loro suoi numeri privati di cellulare – mette ancor più in evidenza la sua assoluta e pericolosa inadeguatezza a ricoprire una qualsiasi carica pubblica.

A proposito di numeri di cellulare in mano alle varie Ruby e amiche, mi è tornato in mente in questi giorni il povero Mike Bongiorno che, per riuscire nel suo ultimo anno di vita a entrare in contatto telefonico con il suo amicissimo Berlusconi, dovette fare vana e lunga anticamera ai centralini e addirittura giungere a lamentarsene quasi con le lacrime agli occhi in un'intervista televisiva.

notizie, attese, e note in margine

La legge sulle intercettazioni è finita nel limbo. Buona notizia.
Soprattutto se si considera che il limbo è di incerta esistenza. Si può sperare che svanisca del tutto.

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Nel frattempo, mentre si aspetta con viva curiosità di conoscere chi siano i probi tra i viri del PdL, ci si contenterebbe per il momento di conoscere i vecchi insegnanti degli uomini di penna che hanno redatto il documento della Direzione del PdL in cui si dà l'ostracismo a Fini e ai finiani. Da ragazzi, a scuola, questi dovevano essere tra quegli studenti che nello svolgere un tema non facevano che ripetere un unico concetto, più o meno quello indicato nel tema stesso, per sei pagine, ritenendo che la lunghezza del compitino supplisse alla sua povertà e  sciatteria sintattica e logica.

Fini deve andarsene, perché critica il partito e il suo presidente, e ciò non è ammissibile – ripete a più riprese il Politburo del PdL: "Si milita nello stesso partito quando si avverte il vincolo della comune appartenenza e della solidarietà fra i consociati (sic)". In altre parole: si milita nello stesso partito solo se si è "eroicamente" (nell'accezione dell'utresca) capaci di tacere.

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Noto che anche la parola solidarietà, come già è avvenuto per libertà ed eroismo, ha subito un processo di  sfigurazione nel gergo berlusconesco. Non a caso in questi ultimi tempi è stata ripetutamente usata dall'incriticabile suo presidente (a scopo didattico, suppongo) in contesti in cui la offriva ai vari "consociati" pescati in atteggiamenti scorretti: Scajola, Brancher, Cosentino, Dell'Utri, Verdini, Caliendo ecc.

Radicamento nel territorio. Lega e Saviano

 

E sarebbe anche ora di finirla con la tiritera della Lega che nelle amministrazioni locali è  brava e operosa  ed è per di più radicata nel terrirorio – espressione, questa, che si trascina spesso dietro con compunta ammirazione il paragone fuori luogo con il PCI d'antan.

No e poi no. La Lega amministra i suoi piccoli comuni più o meno come capitava di fare anche alla DC & soci, di cui ha preso il posto.
Quanto al famoso radicamento nel territorio, sarebbe opportuno a questo proposito tenere ben presente la connessione con gli allevatori protestatari delle quote latte: un pugno di furbastri (solo un centinaio su quarantamila complessivi!).
La storia è lunga: gli allevatori (quasi tutti, non solo quel centinaio), dopo aver taciuto allo stato italiano (acquiescente) la reale quantità di latte prodotto (dicevano di produrne meno di quanto effettivamente  ne producevano, sicché poi l'Italia dichiarò a Bruxelles un consumo di latte inferiore della metà a quello reale – vedi QUI), si sono poi visti prescrivere dall'Europa limiti nella produzione sulla base dei dati falsati: speravano di andare avanti lo stesso con la produzione in nero e con eventuali condoni. Ma l'Europa si dimostrò più attenta di quanto immaginavano e pretese le multe (salate). Ora, mentre la stragrande maggioranza degli allevatori si è messa in regola, avendo ottenuto negli anni scorsi la rateizzazione delle multe, questo centinaio, invece,  non vuole  assoggettarsi alle regole europee né intende pagare il dovuto. Per difendere la protervia di costoro – ma  probabilmente anche qualche cosa poco chiara di CrediEuroNord,  la banca della Lega (vedi i sospetti dichiarati del senatore PD Enrico Morando QUI) – i leghisti con la complicità o l'acquiescenza di Tremonti e Berlusconi hanno costretto l'Italia (noi tutti, compresi gli allevatori onesti o ravveduti) ad addossarsi l'onere delle gravose multe  prescritte per la loro violazione (4 miliardi).
I sospetti sono dovuti al fatto che la banca della Lega già era stata negli anni scorsi associata alla questione delle quote latte. Secondo quanto scrissero il Corriere della Sera (lettura interessantissima) e Il Coltivatore Piemontese (organo della Coldiretti) era stata usata infatti per riciclare i soldi provenienti dalla produzione in nero di latte eccedente (vedi QUI) che, anziché andare all'Europa, finivano così col ritornare ai produttori.

E dire che poi la Lega se la prende con i falsi invalidi (e anche con quelli veri, tartassati con onerose richieste di ulteriori documentazioni), fa mostra di essere contro gli evasori e ripete a ogni pié sospinto la favola del Nord virtuoso e del Sud truffaldino, di "Roma ladrona" e di Milano sana ecc. Tutto questo, inoltre, mentre dà manforte a un governo alla cui ombra fiorisce e prospera  più che mai la corruzione.
È così, difendendo simili atteggiamenti, che la Lega si tiene ben aderente al "suo" territorio.

Il radicamento nel territorio, insomma, non è di per sé una virtù. Bisogna vedere come e per quali scopi, proteggendo chi e che cosa, ci si radica. Anche la mafia, la camorra e la 'ndrangheta sono radicatissime nel territorio, infatti. Non per questo sono virtuose.

E qui mi viene in mente Saviano, il bersaglio di tutti i malpensanti.

È dell'altro giorno la risposta sprezzante dei leghisti alla sua domanda: "Dove eravate mentre la camorra e la 'ndrangheta si innestavano proficuamente in Lombardia?". Noi, hanno detto, combattevamo prima che tu nascessi contro il soggiorno obbligato dei mafiosi nei comuni settentrionali. Noi lottiamo nei fatti contro le mafie, non come te solo a chiacchiere e facendoti i soldi.

C'è tutta l'ideologia leghista in questa non-risposta: prima di tutto l'odio plebeo per chi sa usare bene le parole (cioè per chi sa leggere e scrivere bene, e persino pensare, ed è insomma un odiosissimo intellettuale); poi il valore supremo attribuito ai soldi, agli "schei", l'unico Bene sacro riconosciuto: quel bel giovanotto campano ha la grave colpa di essersi fatto i Soldi insanamente con le parole e i libri, anziché sanamente allevando mucche e truffando sulle tasse! Poi, ancora, la riproposizione della favoletta razzistica del Nord puro, laborioso e ingenuo, contaminato dalla nequizia meridionale – così come ora verrebbe ulteriormente contaminato dalla presenza di altri iniqui stranieri.

Va detto, a questo punto, che senz'altro è vero che la legge sul soggiorno obbligato fu un errore, perché anziché isolare i mafiosi sradicandoli dal loro terreno di coltura, ha offerto loro la possibilità di estendere la rete di relazioni anche fuori da quel primitivo terreno di coltura (e cultura), prendendo contatto con la malavita locale.

Ma l'errore fu dovuto proprio al fatto che i legislatori di allora credettero anch'essi alla favola di un'inattaccabilità del tessuto sociale e culturale settentrionale da parte dei metodi mafiosi. Pensarono che il fenomeno della mafia e dell'omertà fosse un prodotto tipico della cultura del Sud: una mala pianta che non avrebbe potuto allignare nella pia e industriosa pianura del Nord. I fatti li hanno smentiti. Ma hanno smentito anche la favola.

Il caso Pasolini e gli eroi del silenzio

L'altra sera su La7, nella trasmissione Complotti, condotta da Cruciani, si è riparlato dell'omicidio Pasolini  (qui il video).
In particolare è stata trattata, tra le varie altre, l' ipotesi che lo connette alla morte misteriosa di Mattei. Secondo tale ipotesi Pasolini fu eliminato perché sapeva, a proposito della fine di Mattei, cose molto inquietanti e le voleva rivelare, anzi forse le aveva già scritte, nel romanzo a cui stava lavorando quando morì: Petrolio. Per dirla in sintesi, Pasolini intendeva rivelare – come si legge in una noterella anticipatoria di Petrolio –  che Mattei fu eliminato dal suo successore, Cefis, e da chi lo sosteneva.

Coloro che sostengono questa ipotesi sulla fine di Pasolini, si basano principalmente sul fatto che in Petrolio (pubblicato 17 anni dopo la sua morte) appare un titolo Appunto 21 . Lampi sull'ENI cui non corrisponde alcuno scritto: solo una pagina bianca. Sarebbe proprio in quell'Appunto 21 che Pasolini avrebbe scritto in dettaglio della morte di Mattei.
Un parente di Pasolini, Guido Mazzon, che peraltro non frequentava il poeta, afferma di sapere di un furto avvenuto in casa del poeta poco dopo la sua morte. In questa occasione, secondo Mazzon, sarebbero state rubate anche delle carte, e Mazzon suppone che tali carte fossero appunto il capitolo mancante corrispondente al titolo Appunto 21. Lampi sull'ENI.

Il tutto, come si vede, ha contorni piuttosto vaghi e opinabili. La cugina di Pasolini, Graziella Chiarcossi, che viveva con lui e la madre a Roma e gli faceva per così dire da segretaria, nega infatti che ci sia mai stato il furto di cui parla il Mazzon e nega anche che dal manoscritto di Pasolini, da lei gelosamente custodito, sia stato trafugato qualche foglio.
D'altra parte l'assenza del testo sotto il titolo Appunto 21 non è una stranezza davvero misteriosa e inspiegabile, se si considera che Petrolio è un romanzo incompiuto, cioè non completato. Non a caso, del resto, l'Appunto 21 non è l'unico capitoletto a comparire solo come titolo (o come progetto) senza che a questo segua alcun testo. Lo stesso accade per vari altri (vedi  l'Appunto 42,  l'Appunto 52, il 52 a , il 52b ecc.). Se ne può dedurre che si tratta di capitoli che Pasolini intendeva scrivere in seguito e che, per il momento, si era limitato a collocare attraverso il titolo nella loro giusta posizione, secondo il piano dell'opera che aveva in testa. Insomma è difficile dire con qualche fondamento se sia esistito mai un testo dell'App.21: l'ipotesi è basata su "indizi" finora labilissimi: solo, direi, di fantasia. A volte la fantasia indovina o divina qualche verità; ma per ora non mi pare che in questo caso sia venuto a galla niente di provatamente vero.

La cosa davvero più inquietante e misteriosa di tutta questa storia, però, è il fatto che pochi mesi fa è intervenuto in questa vicenda di supposizioni nientemeno che Dell'Utri, il senatore cofondatore di Forza Italia recentemente condannato in Appello per connivenza con la mafia.
Dell'Utri annunciò all'inizio di marzo  (vedi QUI oppure QUI), mentre era in corso il suo processo, che avrebbe portato alla XXI Mostra del libro antico, di Milano, il capitolo mancante di Petrolio: «L’ho letto ma non posso ancora dire nulla – dichiarò in quell'occasione – è uno scritto inquietante per l’Eni, parla di temi e problemi dell’azienda, parla di Cefis, di Mattei e si lega alla storia del nostro Paese» .*
Pochi giorni dopo tuttavia Dell'Utri si affrettò a smentire di essere in possesso di tale capitolo, e disse di averlo solo visto e frettolosamente sfogliato senza nemmeno leggerlo. Cosa che ripete anche nella trasmissione Complotti (video).
Richiesto di chiarire come, dove, nelle mani di chi lo avesse visto, Dell'Utri racconta di essere stato avvicinato da un ignoto che gli mostrò appunto dei fogli in carta velina, dicendo trattarsi del famoso capitolo mancante di Petrolio. E che poi l'ignoto, spaventato forse dal clamore suscitato, non si fece più vivo.

La storia è in ogni caso implausibile: sia che davvero esista da qualche parte tale capitolo, sia che non sia mai esistito né mai sia stato scritto.
Come sarebbe possibile infatti che Dell'Utri (che passa oltretutto per bibliofilo) creda fermamente, come dice di credere, che quei fogli fossero di Pasolini, e che li definisca come "inquietanti" se, come ora afferma, li ha appena sfogliati distrattamente, mentre parlava con l'ignoto offerente?
Come è possibile inoltre che chiunque, bibliofilo o meno, dia fiducia alle affermazioni di un ignoto che l'avvicina senza presentarsi e gli sventola sotto il naso un testo che lui non ha nemmeno il tempo di esaminare?
E infine: che fiducia dare alla veridicità delle affermazioni di un uomo (Dell'Utri) che prima dice una cosa e due giorni dopo la smentisce (l'ho letto –  no, non l'ho letto)?

Insomma la domanda non è: chi ha trafugato e perché il capitolo misterioso (e forse inesistente) di Petrolio?
Ma, considerato che, indagando sul caso Mattei, venne eliminato in stile mafioso anche il giornalista De Mauro, la domanda corretta è: perché mai Dell'Utri  ha voluto sollevare ora, durante il proprio processo, questo discorso? A quale scopo? Per avvertire o minacciare chi, nascondendosi intanto dietro il polverone del giallo su Pasolini?
Che cosa sa, lui, per le sue vie e conoscenze, sul caso Mattei, su quello De Mauro, o su vari altri "misteri italiani" e magari anche su Pasolini?

La domanda è tanto più pertinente se  si considera che il suo insistere (anche di recente, in occasione della propria condanna in Appello) sull'eroicità di Mangano, che non parlò pur trovandosi in prigione, sembra alludere a se stesso. Una volta Dell'Utri disse di essersi fatto eleggere in Parlamento, non per interesse verso la politica, ma solo per evitare la persecuzione giudiziaria: non pare improbabile che  tale uomo voglia anche dire che, nel caso dovesse effettivamente ritrovarsi in carcere, non si potrebbe pretendere da lui il silenzio che solo gli eroi sono in grado di osservare fino all'estremo.

P.s.: chi volesse approfondire la questione riguardante Pasolini, può andare a leggere QUI nel sito, bello e documentatissimo, che Angela Molteni ha dedicato a Pasolini.

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* –  Dell'Utri può aver "appreso/immaginato" di che cosa avrebbe potuto parlare il capitolo mancante, da quanto già era scritto in altre parti di Petrolio, oltre che da scritti di vari altri autori usciti nei primi anni 2000. Che tra le fonti di Petrolio figurino ritagli vari di giornali e fotocopie anche di una biografia non autorizzata di Cefis, di Steimetz, ora introvabile in libreria, in cui si dicono cose poco risapute, che PPP riprende nel suo romanzo, non è un segreto, essendo scritto nelle Note al II vol. dei "Racconti e Romanzi " di Pasolini della Mondadori (1998).