il dinosauro

Quello del ragionier Spinelli, come sequestro è talmente balordo che non si sa cosa pensare. Difficile ipotizzare – come pure qualcuno ha pensato – che si sia trattato di un tentativo di ricatto, sulla base di altri, diversi documenti, nocivi anziché favorevoli a B.
Questi sequestratori gentili (uno dice il rosario con la signora Spinelli, si è letto), che usano pistole giocattolo, tanto per non sbagliare, sembrano anche così incredibilmente sciocchi, da apparire addirittura vogliosi di farsi presto individuare: si mettono infatti vistose scarpette, si levano il passamontagna e addirittura quasi quasi poi se lo dimenticano in casa del “sequestrato”. Non fanno nulla per non farsi trovare.
Sono stati trovati infatti.

E se venissero ora ritrovati, in base alla pronta collaborazione degli arrestati, anche i famosi documenti oggetto dell’offerta, quelli che proverebbero le trame di Fini e la parzialità dei giudici che diedero torto a B nel processo del Lodo Mondadori (quello stesso per cui – è notizia di oggi – il PdL chiede un quarto grado di giudizio) ?

Se venissero trovati, a me sembra che sarebbe proprio una bella fortuna per B.
Lui – come testimonierebbe il “sequestro” – non c’entrerebbe niente con la loro esistenza e men che meno con la loro prevedibile inconsistenza o falsità (Ghedini non a caso, pur non avendoli visti, ha messo le mani avanti e li ha dichiarati incredibili – a testimonianza, non solo della completa estraneità del suo assistito, ma persino della difficoltà di questi a credere in un complotto che pure aveva a suo tempo già dato per certo, chiamandolo “patto scellerato” e dicendo che glielo aveva confidato un giudice).
E tuttavia, anche se sono inconsistenti, il loro ritrovamento potrebbe rivelarsi davvero un dinosauro, sia pure di cartone, che se non è uscito come ci era stato promesso dal cappello di B, certo vi è piovuto con felice opportunità. I giornali di famiglia potrebbero farne comunque un gran caso. Farli passare comunque per un indizio della realtà del famoso “patto scellerato”. Per un po’ non si parlerebbe d’altro. E i sospetti su Fini e i giudici, i grandi Nemici, resterebbero come un cattivo odore nell’aria. Il nostro, dal suo canto, potrebbe riapparire in interviste e prime pagine come Vittima – veste che finora ha sperimentato essere utile a produrgli consensi e simpatia – e sperare (la speranza è l’ultima dea) in un quarto grado del processo.

Ma chi lo sa? Può anche darsi che quei documenti siano così grossolanamente falsi da non poter venire infine ritrovati.

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filologismi

Ha detto Calderoli, a proposito del centocinquantesimo anniversario dell'unità d'Italia: "Fare un decreto legge per istituire la festività del 17 marzo, un decreto legge privo di copertura (traslare come copertura gli effetti del 4 di novembre, infatti, rappresenta soltanto un pannicello caldo e non a casa mancava la relazione tecnica obbligatoria prevista dalla legge di contabilità), in un Paese che ha il primo debito pubblico europeo e il terzo a livello mondiale e in più farlo in un momento di crisi economica internazionale è pura follia. Ed è anche incostituzionale".

Ciò che è indigeribile non è tanto che al ministro leghista non piaccia festeggiare l'Unità d'Italia perché lui aspira alla separazione della Padania da cui, come hanno scritto sui muri alcuni della sua parte, vorrebbero cacciare "fuori i taliani", e il tricolore lo userebbe, come disse Bossi, per il cesso, mentre tapezzerebbe le scuole di simboli leghisti. Non è questo che disgusta tanto (anche se a me disgusta moltissimo), quanto il fatto che si nasconda così vilmente e miseramente dietro ridicoli pretesti economici e addirittura invochi – del tutto a sproposito – la Costituzione (che, a giudicare da come non ha saputo distinguere le leggi inutili da quelle necessarie, eliminando queste e quelle nel suo famoso falò, viene il sospetto che non abbia forse letto con sufficiente attenzione).

Il miserrimo pretesto economico, suggeritogli da Marcegaglia (chissà se da solo ci avrebbe mai pensato) è davvero risibile. Tanto più che, come è ben noto a tutti quelli che lavorano, quest'anno le feste civili cadono tutte di domenica e ricompensano già delle temute perdite che fa mostra di paventare – e il 17 marzo sarà festa solo quest'anno.

Viene però Borghezio (ieri sera su La7 a Otto e mezzo) a tenere alta la bandiera della sincerità per rincuorare i suoi con la sua rude retorica: per lui questo anniversario è addirittura un giorno di lutto. Secondo lui, il nord d'Italia è stato trattato come una colonia (!) e se la prende persino con Benigni che dice di considerare peggio che le ragazze di Arcore (del loro utilizzatore finale non parla): "Prende un sacco di soldi per fare uno spettacolo di untuoso ossequio ai valori risorgimentali e alla retorica del Risorgimento", dice e perciò gli "fa schifo".
Del resto non ha capito molto di quello che Benigni ha detto: per esempio confonde, pensa (dice di avere udito) che il comico abbia raccontato che a Legnano a suo tempo sventolavano contro il Barbarossa il tricolore (cosa che ovviamente Benigni non ha detto – ma lui di un discorso coglie solo alcune parole trascurando i nessi logici) e resta fermo, fra l'altro, nell'interpretazione errata della famosa "schiava di Roma", perché la semplice analisi logica per lui è filologismo, cioè astruseria, cosa che puzza di cultura. Per questa stessa ragione, non sa nulla della storia; e se ne vanta.

complotto

La verità dei fatti è un complotto contro la bugia della fiction.
Leggi qui cosa dice Frattini: l'emergenza rifiuti in Campania (di quella in Sicilia, si fa finta che non esista), il crollo della casa dei gladiatori a Pompei, l'inchiesta su Finmeccanica e le temute rivelazioni di Wikileaks sui rapporti Italia-Usa sono parte di una strategia per rovinare il trucco e il malriuscito lifting dell'Italia. Un grande complotto.

emoticon sorridente

Fa bene alla salute poter ridere o almeno sorridere ogni tanto. Poco fa leggevo sulla TLS una recensione di Katherine Duncan-Jones a un' ennesima messa in scena dell'Amleto (regia di Nicholas Hytner) laggiù in Inghilterra. A un certo punto lei osserva che Rosencrantz e Guildenstern  "si comportano come due burattini e fisicamente ricordano in qualche modo il nuovo leader dei Laburisti Ed Miliband e il suo deluso fratello, David." Fra shakespeariani ci si incontra sempre nei pensieri: vedendo le foto sui giornali dei due fratelli Miliband anch'io con processo inverso avevo pensato a Rosencrantz e Guildenstern.
Ci sono anche altre belle trovate della regia in questo Amleto (che peraltro viene recensito come piuttosto noioso). Una è che il principe, per sottolineare meglio l'immagine del re suo zio quale "dannata canaglia sorridente", si diverte a disegnare col gessetto sui muri emoticon sorridenti con sotto la scritta VILLAIN (canaglia, appunto). L'altra (forse involontaria) che la regina appare in scena, a detta della Duncan-Jones, sempre più stordita e quasi in uno stato di stupefazione man mano che la tragedia avanza, come fosse dedita all'alcool – sicché poi nell'ultima scena la sua testarda volontà di buttar giù la coppa avvelenata, nonostante il consorte la esorti a "non bere", acquista nuova coerenza.

(lo so: tutto questo fa sorridere forse solo me; ma i blog sono fatti anche di questo)

candore

Quanto candore in questi laboriosi ministri che noi per insipiente cattiveria pensiamo astuti ed esperti negli intrighi!
Non abbiamo ancora finito di riprenderci dallo stupore delle dichiarazioni di Scajola che ci ha confessato di non sapere chi mai abbia pagato la sua casa, ed ecco qui Brancher che non ci sa dire quali siano le deleghe a lui affidate:
"Sono quelle scritte", ripete: " …quelle scritte.. nella Gazzetta Ufficiale …Anche se", soggiunge," non ancora pubblicate…" .
Non essendo pubblicate come può lui, pover uomo, saperle?
Chiederglielo (e per di più di domenica!) diciamolo, non è solo indiscrezione: è proprio cattiveria.
(E, ripensandoci: non è forse un legittimissimo impedimento questo di dover attendere ansiosamente la pubblicazione delle proprie deleghe sulla G.U? Mettetevi nei suoi panni…)
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Quanto candore anche nell'astuzia di Bossi, che fiutato il malumore della sua base, cerca di far credere di non aver saputo nulla della nomina di Brancher e, come un marito colto in fallo, cerca di cavarsela dicendo: "Cara, non è come tu credi…"
E quanto candore nella smentita che gli dà l'amico Calderoli confidando al Corriere della Sera che in realtà Bossi sapeva tutto e addirittura aveva festeggiato con Brancher stesso la nomina alla vigilia del giuramento.

E quanto candore anche nello stesso Corriere della Sera, che l'altro ieri per mano di Sergio Rizzo avanzava il dubbio (!) che  " il governo e la maggioranza abbiano davvero a cuore la gestione corretta ed efficiente della cosa di tutti" – dubbio, cui segue oggi l'improvvisa consapevolezza di Galli della Loggia che questo governo è un completo fallimento.

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A chi avesse voglia di discorsi più seri, consiglio la lettura dell'articolo di Rodotà (oggi su Repubblica).

estremismo

Pare che sia diventato segno di estremismo e di nostalgie staliniste rivolgersi a quelli della platea dei PD chiamandoli "compagni".

Ci sono persino dei giovani iscritti che, a sentire l'altro giorno tale desueto termine  pronunciato con ingenuo e retorico entusiasmo al vocativo da un intervenuto, dicono di essersi sentiti talmente a disagio, e fuori posto, e irritati, che si sono presi la briga di mettere per scritto la loro protesta contro il riaffiorare di tale inaccettabile malcostumanza in una lettera indirizzata al segretario Bersani.

Aggiungo in margine che "compagno" in veneto è usato come aggettivo nel significato di "molto simile", "uguale". Una ragione di più per bandire l'uso del termine così equivoco: potrebbe far venire in mente la parola uguaglianza, che, diciamo la verità, è più che mai estremistica, fuori luogo e nostalgica. Oltre che obsoleta.

Insomma, la questione è davvero seria.

uno sguardo ottimistico

Leggevo l'altro giorno della insolita e quasi miracolosa gravidanza di una donna di cinquantasette anni.
Non mi ha colpito tuttavia la notizia in sé quanto una frase uscita en passant  dalla penna della giornalista (Vera Schiavazzi), secondo la quale a quell'eta non solo di figli non se ne parla più, ma anche "di solito non si spera più nell'amore" (qui).

Quanta brutalità, mi sono detta, e che idee antiquate! pensare che una mia coetanea,  più anzianotta della mamma torinese in questione, avendo detto, anche lei en passant, di uno di cui sventatamente si era innamorata che lo  considerava l'ultimo suo amore, si è sentita suggerire di non gravare il poveretto di tale ruolo e di  "darsi da fare" piuttosto a cercarsi – altrove – il primo di una serie di amori futuri. E del resto: non si vedono sempre in Tv amabili signore con dentiera e pannolone invisibile sotto i pantaloni ruzzare come ragazzine sulle spiagge o sui campi di neve tra le braccia di altrettanto agili partner ?

Certo che si è bombardati di questi tempi da messaggi contraddittori.
Da un lato ci si invita a essere ottimisti e speranzosi, dall'altro ci vengono contemporaneamente assegnati duri sacrifici e tagli a tutte le speranze.
Guardate per esempio con quale cipiglio, con quale aria severa, i nostri floridi e ben vestiti governanti annunciano in questi giorni a noi sventati pezzenti di dover pagare il prezzo intero della crisi in cui ci troviamo. Eppure fino a un secondo fa ci dicevano che la crisi era solo una questione psicologica, una visione negativa della realtà e che sarebbe bastato solo uno sguardo diverso per ritrovare la felicità.

Meno male che ci sono pur sempre i miracoli, per quanto insoliti.
Se la cinquantassettenne di Torino ha trovato non solo un amore ma persino la fertilità, perché noi straccioni  non potremmo vincere al Lotto?

speranze e consigli

Qualcuno si lamenta e altri sono quasi in panico perché tra pochi mesi per vedere la TV occorrerà procurarsi due o tre decoder e sottoporsi a non si capisce quali altri riti iniziatici. Quelli che sono quasi in panico sono gli anziani, specie quelli senza figli o nipoti a portata di mano che sbroglino per loro la faccenda. Già a sentire il termine digitale, molti sono presi da ansie cardiopatiche – cosa che non li dispone alla fiducia: pensano che non saranno in grado di capirci nulla di questo digitale terrestre e che nessuno riuscirà mai a spiegarglielo.

Io non sono d’accordo con questo allarme.
Spero invece che queste difficoltà scoraggino un po’ di telespettatori al punto di farli sgusciare via dalle maglie della teledipendenza.
Tanto più che, una volta liberi, i suddetti anziani potrebbero dedicarsi a più salutari attività. Per esempio, potrebbero cercare di sedurre le giovinette e i giovinetti che prendono l’aperitivo al bar sotto casa, tessendo loro le lodi di se stessi e dei salti mortali che compiono ogni mese per riuscire a farsi bastare la pensione. Un argomento irresistibile potrebbe poi essere quello di illustrare loro nei dettagli la pianta del proprio condominio e dei labirintici garage. Se poi hanno anche un cimitero nelle vicinanze, un accenno alle tombe* è l’asso nella manica. Le persone giovani vanno pazze per questi discorsi. Farebbero a gara per fargli da badanti. Anche gratis. Provare per credere.

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* Non importa che siano proprio fenicie: possono essere anche più recenti. I giovani, si sa, non hanno studiato la Storia nozionisticamente e sono molto liberi nei collegamenti cronologici.

note dal Palazzo

Pure con questi chiari di luna, noi non facciamo che ridere qui in Italia.
Non per nulla abbiamo eletto B a presidente del Consiglio: si è trattato infatti di una specie di enorme gag collettiva che solo alcuni malmostosi trinariciuti comunisti si ostinano a prendere per il verso sbagliato, incapaci come sono di divertirsi e amare la vita.
Sono tanto maldisposti questi comunisti, che, per il solo gusto di criticarle, vanno persino a leggere sulle labbra di quel simpatico personaggio le battute che dice sottovoce mentre i suoi ospiti stanno parlando di cose serie.
Hanno scritto, per esempio, che aveva detto a Sarkozy “Moi je t’ai donné la tua donna”(Ti ho donato io la tua donna). Battuta assolutamente credibile date le precedenti finezze del personaggio.
Ma invece no, questa volta non l’aveva detta (del resto non avrebbe sprecato il suo sottile umorismo per un solo ascoltatore: gli fosse venuta in mente quella spiritosaggine, l’avrebbe certo voluta condividere con la sala intera).
Ieri sera sul tardi una nota di Palazzo Chigi (questi palazzi parlanti e scriventi mi hanno sempre ammaliata) ha chiarito tutto, precisando che in realtà Burlesconi aveva interrotto Sarkozy per una comunicazione molto più tempestiva e in tema: per ricordargli, insomma, con una bella e opportuna risata, che lui aveva studiato (nientemeno) alla Sorbona (“Tu sais que j’ai ètudiè à la Sorbonne” cioè:”tu sai che ho studiato alla Sorbona”).
Niente cochonnerie, questa volta: solo l’urgenza improrogabile da parte del nostro anziano presidente di dare immediata testimonianza, anche a costo di ripetersi, dell’ottimo stato della propria memoria, che si ricorda ancora, a distanza di mezzo secolo, di quella famosa Università – anche se, su questo forse la memoria è più confusa, gli studi alla Sorbona si limitarono a un breve corso estivo.

divagazioni e curiosità

L’altro giorno mentre acquistavo dal giornalaio il DVD di Otello che vendono con l’Espresso, ho sentito un lettore di Libero dire accanto a me con la serietà di chi è informato dei fatti, che “ora stanno provando che Shakespeare è italiano”.
La frase, fatta piovere con tale serietà, e non senza una certa supponenza pedagogica maschile nei confronti della povera donnetta che acquistava quell’Otello ignara delle più recenti scoperte degli studiosi, era già di per sé una spia che chi parlava era ignorantissimo di Shakespeare. Mi lasciava però stupita che gli fosse giunta alle orecchie tale vecchia teoria (che lui scambiava per nuova e fondata). Non glielo ho chiesto per non entrare in discussione. Ho pensato a qualche articolo su Oggi o Gente.
Poi ho scoperto da un post di Georgia che invece tutto dipendeva da una recente puntata di Voyager, che ne ha parlato in TV (Rai) – accreditando naturalmente, come è costume di quella trasmissione oscurantista, l’idea di partenza che esista un “mistero” a proposito di Shakespeare e che quindi, come per tutti i “misteri” simili (le piramidi, i cerchi di grano, gli ufo, le madonne che piangono, le veggenti ecc.) sia lecito dare più credito alle ipotesi “alternative” e romanzesche dei dilettanti (meglio se connazionali) piuttosto che alle ricerche “ufficiali”, che vengono presentate sempre con l’aria di insinuare che sono menzognere.

Non perdo tempo a confutare questa teoria. Non vale la pena farlo in un blog. Chi volesse interessarsi a Shakespeare ha intere biblioteche a sua disposizione.
È interessante tuttavia la smania di appropriazione che Shakespeare suscita: sarebbe da studiare, da farci un saggio, o almeno qualche tesi di laurea (ammesso che non ce ne siano già centinaia): già Joyce disse che Shakespeare era terreno di caccia per tutte le menti squilibrate;-))).
Qui nel blog, tuttavia, mi limito a riportare alcune curiosità emerse da una piccola ricerca fatta nell’archivio del Times, e già pubblicate nei commenti al post di Georgia. Penso che possano essere apprezzate anche da chi non sia particolarmente interessato a Shakespeare.
Si tratta di tre brevi articoletti dai quali si ricava che le cose nella vita sono sempre molto ingarbugliate (e più affascinanti che in qualsiasi fantasioso romanzo):
i primi sostenitori della teoria dello Shakespeare italiano, pur vivendo in epoca fascista quando le rivendicazioni di italianità di ogni “genio” erano tendenzialmente bene accolte, finirono (per goffaggine? per ingenuità nelle pubbliche relazioni?) con l’incorrere, pare, nelle ire del probabilmente più ignorante di loro Federale della loro città. E tuttavia alcuni anni dopo, un innominato professore italiano (certamente non ingenuo, lui, e molto servile), evitando lo scoglio dell’appropriazione etnica, volle appropriarsi idealmente di Shakespeare definendolo Fascista.

1) Il primo articolo del Times è del 1929, quando per la prima volta apparve la teoria.

– 21 ott. 1929:
FLORIO AS SHAKESPEARE (FROM OUR OWN CORRESPONDENT) ROME,
La Baconian Society [si riferisce ai sostenitori della teoria che Shak in realtà fosse Bacone] ha una rivale a Reggio Calabria. Si è formata lì una National Shakespearian Academy, uno dei cui obiettivi consiste nel provare che l’autore dei drammi di Shakespeare era Michele Agnolo Florio, il ben noto traduttore di Montaigne e contemporaneo di Shakespeare. Uno degli spiriti guida di questa accademia è un certo Santi Paladino che ha già pubblicato un libro inteso a provare che Shakespeare era lo pseudonimo dello scrittore italiano. La formazione di tale Accademia è stata salutata con una umoristica irrisione da parte di uno scrittore de
La Tribuna. Il quale tuttavia assume tono serio quando critica il fatto che la propaganda dell’accademia venga fatta attraverso la sezione teatrale del locale “Dopolavoro”. Secondo il programma dell’accademia come riportato in questo articolo una delle sue attività è destinata a venir pagata con polemiche con la stampa nazionale e estera.
Almeno per quanto riguarda questo loro obiettivo, gli accademici di Reggio Calabria sembrano destinati al successo.

2)
L’altro articoletto è di tre giorni dopo. 24 ott. 1929:

(PROM OUR OWN CORRESPONDENT) ROME, OCT. 24
La carriera della Shakespearian Academy of Reggio Calabria pare essere stata breve e ingloriosa. Il divertimento provocato dai suoi tentativi di provare al mondo che è stato Florio a scrivere Shakespeare è stato preso piuttosto sul tragico dalle autorità locali. Insieme con voci di espulsione e sospensione è giunto ora un telegramma dal Segretario Federale Fascista, Signor Scaglione, che dice che l’uso da parte degli accademici della sala del ” Dopolavoro” per i loro incontri è completamente privo di autorizzazione, e che “appropriate misure ” sono state prese contro i “pretesi ” accademici.
A Reggio Calabria gli ” immortali ” hanno, a quanto pare, vita breve.”

3)
infine riassumo un articoletto del 1940 (apparso sempre su Times) in cui si diceva che, all’incontro della Società Shakespeariana Tedesca (23 aprile Rotterdam), il presidente di tale società, il prof Wolfgang Keller, chiedendosi se la Germania potesse celebrare uno scrittore della nazione con cui era in guerra, si era risposto che in realtà Shakespeare, pur essendo inglese e amando la sua terra, avrebbe capito la Germania. Anzi aveva aggiunto: “Shakespeare è nostro. Il movimento Nordico di Hadolf Hitler può celebrare il Genio Nordico in qualsiasi tempo. L’anno scorso, al nostro incontro, uno studioso italiano (?) disse che di fatto Shakespeare era un fascista, avendo Machiavelli come sua principale fonte di ispirazione. Perciò in ogni caso è doveroso proclamarlo quest’anno un nazista.”

(Il punto di domanda l’ho messo io: il prof resta nell’articolo innominato. Anche le traduzioni sono mie. non metto il link, perché l’archivio si consulta a pagamento. Ho pagato, insomma, per questi doni;-)

(What fools these mortals be!)