la tv non è un obbligo

È un pezzo che evito di accendere il televisore. Non seguo nemmeno i telegiornali: mi bastano le notizie on line dei vari quotidiani e la lettura di qualche altro in formato cartaceo. Talvolta può capitare che ci sia qualche film da vedere o rivedere con piacere o qualche minuto di comicità. Capita meno di rado durante la stagione invernale s’intende, perché d’estate è difficile imbattersi in qualcosa di decente – a meno di non essere appassionati del circo o dello sport o essere insonni e scovare qualche buona cosa nascosta nella programmazione relegata nelle ore piccole.

Lunedì sera tuttavia ho voluto dare un’occhiata al Telegiornale su La7.
Nel suo corso Mentana annunciava che subito dopo ci sarebbe stato un programma intitolato “La rissa”: un approfondimento – a suo parere – sulla questione degli attacchi al PD da parte di Grillo, Il Fatto Quotidiano, Di Pietro ecc., nel cui linguaggio Bersani che aveva individuato le caratteristiche dello stile fascista.
Dato l’argomento, uno si sarebbe aspettato che fossero chiamati a discutere dei linguisti e degli storici oltre che degli osservatori politici. Invece veniva annunciata con gran squilli di tromba la presenza di Ferrara, Travaglio, Di Pietro. Ciò è bastato a farmi spegnere immediatamente, prima che il programma iniziasse.

Leggo che si è trattato, come c’era da aspettarsi viste le presenze in scena, di un vergognoso esempio di televisione: urla, ingiurie e via dicendo. Ho sentito commenti disgustati.

Ora mi chiedo: ha senso criticare la Tv, i suoi programmi, la sua informazione, e intanto continuare a guardarla? L’unico modo serio ed efficace per contrastare la sua volgarità e bruttura è chiaramente quello di non accendere l’apparecchio o spegnerlo. Per salvaguardia di se stessi, ma anche per mandare un inequivocabile messaggio a chi propone tali brutture.
Eppure, sembra che in molti ancora (parlo di quelli che la Tv la criticano continuamente, non di chi la subisce passivamente e magari si diverte) preferiscano, specie se sono soli, mangiare qualsiasi nauseabonda pietanza venga ammannita e poi dirsene disgustati, piuttosto che rifiutarla, spegnere o non accendere il televisore, aprire un libro, ascoltare musica, spolverare la propria collezione di soldatini. C’è persino chi spolvera, sì, la sua collezione o si mette al pc a vagare tra un sito e l’altro o tra una chiacchiera e l’altra su FB (magari criticando personaggi televisivi), ma non per questo spegne il televisore, mantenendo la compagnia del suo chiasso come sottofondo della propria solitudine.
Mi piacerebbe capire il perché. Basta la solitudine a spiegare tanta acquiescenza e inclinazione a degradarsi?

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eroi dell’informazione

Benché, purtroppo, occorra riconoscere che Mentana abbia forse avuto dalla sua qualche ragione condivisibile per quanto riguarda la scelta di non leggere il comunicato della Fnsi nel suo telegiornale, è invece meno condivisibile e, per quanto mi riguarda, piuttosto fastidiosa l’enfasi e la prolissità dei due suoi pistolotti di ieri sera intorno all’accaduto e alla propria persona, con il richiamo alla propria coscienza limpida e l’opacità, invece, rispetto al tribunale presso il quale sarebbe stato denunciato.

«Non voglio fare la fine di altri direttori dimissionati perché rinviati a giudizio. Oltre alla coscienza limpida vorrei avere la fedina penale pulita».

Ora è bene sapere che l’eventuale denuncia (che non pare sia stata poi davvero depositata) riguarda il tribunale del lavoro, il quale esamina cause civili, riguardanti appunto il lavoro (compreso il comportamento antisindacale). Le cause civili non hanno a che vedere con le fedine penali. Mentana dovrebbe saperlo da grande giornalista quale si proclama, ma ha lasciato credere invece il contrario.
Anche altre cose da lui dichiarate circa, per esempio, il rapporto di fiducia tra direttore e Cdr sono state piuttosto confuse e discutibili – tanto che viene da chiedersi se l’intera faccenda non costituisca in qualche modo un pretesto per avviare altri progetti e dare loro risonanza.
Da qui il fastidio di cui sopra.
Non si sente proprio il bisogno di questo moltiplicarsi di giornalisti autoproclamantesi eroi. Ci piacerebbe qualcosa di più sobrio. E un’informazione più corretta.

opposizione

Perché è bella e direi addirittura commovente la trasmissione di Fazio e Saviano?
Perché si oppone completamente alla televisione dell'urlo e della volgarità quale siamo stati costretti a subire in questi anni nei programmi di cosiddetto intrattenimento e negli orrendi talk-show.
Perché si oppone alla cultura del chiasso e delle chiacchiere vuote o risapute e dimostra la forza della parola anche in Tv, e anche senza le immagggini, quando le parole vengono usate con talento e con onestà intellettuale.
Perché dimostra che la  passione civile si esprime con maggiore incisività in un discorso strutturato di ragione storica e di cose, che induca a ragionare e pungoli il desiderio di sapere – mentre nega se stessa quando invece assume la forma di frasi fatte o di roboanti proclami spettacolari.
Perchè i conduttori si presentano in veste di persone anziché di domatori o di auto-incensantisi eroi.
Perché oppone l'ironia alla prepotenza boriosa.
Perchè propone figure nuove, spoglia le usuali delle loro maschere irrigidite e dà voce a persone che normalmente non ne hanno nei media – non il passante scelto a caso che strilla un ennesimo luogo comune, ma il cittadino che ha maturato una sua esperienza da comunicare, sia questo un intellettuale di fama o una persona semplice.

Commuove e rincuora e riempie di gratitudine vedere che esistono persone civili, giovani che si ricollegano agli anziani e ne proseguono il discorso e lo rinnovano, che cercano nuove strade, che fanno buon uso del loro talento. Non che non ce lo immaginassimo o non lo sapessimo, ma vedere questo in Tv, nella nostra Tv, è cosa che non manca di emozionare e  aiuta ad avere speranza.

penna e inchiostro – punti di vista diversi

Come il sole che gioca su un'acqua cristallina
e riluce rifratto in altri di raggi
così bella rifulge agli occhi miei:
vorrei farle la corte, ma non oso dire nulla.
Penna e inchiostro mi ci vogliono,
e scriverlo, ciò che sento.

Così dice tra sé il conte di Suffolk, incantato alla vista di Margherita d'Angiò, nell'Enrico VI Parte Prima di Shakespeare, atto V, sc.iii .

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JACK CADE (capo popolo) – Di' un po': sai scrivere il tuo nome o firmi con un segno di croce come ogni uomo che si rispetti?

L'ISTRUITO  – Grazie a Dio ho avuto una buona istruzione, tanto che so scrivere il mio nome.

LA FOLLA – Uccidiamolo! È un traditore, un vigliacco!

JACK CADE – Su! sia impiccato! con al collo la penna e anche l'inchiostro.

(battute di una rivolta popolare durante il regno di Enrico VI d'inghilterra, dall' Enrico VI Parte Seconda di Shakespeare, atto IV,sc Ii)

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La cultura come fatto di classe. Nelle rivolte popolari dei secoli passati si distruggevano le carte, i registri, le scritture attraverso le quali i proprietari e i nobili ribadivano il loro potere. Di qui l'odio per il latinorum dei don Abbondio e degli Azzeccagarbugli, adatto a gabbare il popolo.
Siccome però la storia è ironica, il disprezzo per la penna e l'inchiostro, per il "culturame" e per gli intellettuali, è stato poi usato dai vari fascismi proprio per continuare ad ingannare populisticamente il popolo (bue), attraverso nuovi e telegenici Azzeccagarbugli e don Abbondi, che si adoperano a mantenere e coltivare l'ignoranza della massa, per ribadire e proteggere l'interesse e i privilegi di pochi innominati .

notizie, attese, e note in margine

La legge sulle intercettazioni è finita nel limbo. Buona notizia.
Soprattutto se si considera che il limbo è di incerta esistenza. Si può sperare che svanisca del tutto.

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Nel frattempo, mentre si aspetta con viva curiosità di conoscere chi siano i probi tra i viri del PdL, ci si contenterebbe per il momento di conoscere i vecchi insegnanti degli uomini di penna che hanno redatto il documento della Direzione del PdL in cui si dà l'ostracismo a Fini e ai finiani. Da ragazzi, a scuola, questi dovevano essere tra quegli studenti che nello svolgere un tema non facevano che ripetere un unico concetto, più o meno quello indicato nel tema stesso, per sei pagine, ritenendo che la lunghezza del compitino supplisse alla sua povertà e  sciatteria sintattica e logica.

Fini deve andarsene, perché critica il partito e il suo presidente, e ciò non è ammissibile – ripete a più riprese il Politburo del PdL: "Si milita nello stesso partito quando si avverte il vincolo della comune appartenenza e della solidarietà fra i consociati (sic)". In altre parole: si milita nello stesso partito solo se si è "eroicamente" (nell'accezione dell'utresca) capaci di tacere.

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Noto che anche la parola solidarietà, come già è avvenuto per libertà ed eroismo, ha subito un processo di  sfigurazione nel gergo berlusconesco. Non a caso in questi ultimi tempi è stata ripetutamente usata dall'incriticabile suo presidente (a scopo didattico, suppongo) in contesti in cui la offriva ai vari "consociati" pescati in atteggiamenti scorretti: Scajola, Brancher, Cosentino, Dell'Utri, Verdini, Caliendo ecc.

L’esempio negativo

Si tratta di un vecchio spot pubblicitario della Tv pubblica svedese, SVT (2005).
Uno spot comparativo: il caso italiano è usato per sottolineare ciò che la Tv svedese non vuole essere.

la finestra dello schermo

Ogni volta che mi imbatto nel nome di Iva Zanicchi, non posso fare a meno di ricordare una felice vacanza della mia giovinezza. Era il 1970, o forse il 71, e  mi trovavo col mio amato bene a Bosco Chiesanuova, sui monti Lessini, in una modesta pensioncina, dove fra gli altri ospiti, teneva banco all'ora di cena un giovane lungagnone milanese, un poverino infelice afflitto da  ritardo mentale, che soggiornava lì in compagnia di due o tre vecchiotte, sue parenti e guardiane. L'argomento suo preferito era per l'appunto Iva Zanicchi, di cui rammemorava la vittoria a Sanremo del Sessantasette: "Rimpiangerete il festival del Sessantasette!" usava profetizzare ogni volta che lo si incrociava.
Ma ancor più gli piaceva raccontare come, per un privilegio del destino, lui era non solo il più grande ammiratore della Zanicchi, ma quasi un suo intimo e di casa. Abitava, infatti, nello stessa via della sorella del suo idolo, anzi proprio a due passi, e questa sorella della Zanicchi lo conosceva benissimo, era anzi si può dire una sua amica – tanto vero che, diceva, ogni volta che dalla finestra lo vedeva passare, lei si affacciava a salutarlo gridandogli dall'alto: "Sceemooo! Sceemooo!" Cosa che lo riempiva di gioia anche solo al ricordo: ne gongolava tutto orgoglioso nel narrarlo rimodulando il richiamo e non smetteva mai di ripeterlo, felice del successo di sorrisi che tale sua confidenza suscitava nel suo piccolo pubblico involontario.

La scena mi è tornata in mente anche oggi, leggendo sui quotidiani che la venerata cantante di quel povero "scemo",  ora deputata europea del PdL, nonché detentrice del primato di assenteismo dalle sedute parlamentari, non ha voluto far mancare la sua famosa ugola nel coro dei fedeli berlusconiani e ha gorgheggiato, in perfetto stile familiare, un suo schietto e decisivo: Fini fuori dalle palle!.

Un tempo Iva Zanicchi era una ragazzona esuberante e del tutto innocua, cui avevano affibbiato il nomignolo di Aquila di Ligonchio. Ora è una matura signora, quasi altrettanto innocua. Ma il suo intervento sulla scena pubblica è una cartina di tornasole che mette in evidenza a quale livello sia scesa la nostra politica, applaudita ancora dai gongolanti telespettatori, cittadini ignari di sé e felici di essere sonoramente presi in giro dalle alte finestre dei palazzi.

condivisioni (anche di letture)


La giornalista Busi ha deciso di togliere la sua faccia  dal TG1 delle 20.
La motivazione? Non condivide la linea impressa al TG1 dal direttore Minzolini.
Minzolini, dal canto suo, ha detto che non condivide tale motivazione (QUI).

Insomma non condivide che non si condivida.

Potrebbe essere questa la rozza formula che meglio sintetizza la filosofia dell'informazione così come è intesa oggi dal regime. Anche i nostri governanti non condividono (approvano) che non si condivida (approvi) la buona opinione che essi hanno del proprio operato.
È per questo, per eliminare cioè la nostra non-condivisione (che non condividono), che ricorrono a provvedimenti radicali come mettere il bavaglio alla stampa e impedirle di mettere a parte noi cittadini delle notizie sulle attività non condivisibili (approvabili) dei corrotti e dei corruttori – e, ancora più a monte, per sicurezza, vogliono impedire alla magistratura di appurare attraverso le intercettazioni come venga condiviso nel nostro bel paese il saccheggio e  il malaffare.


A proposito di bavagli, condivido con voi la lettura dell'articolo di Saviano su La Repubblica di oggi. Dice che senza le intercettazioni, lui non avrebbe potuto scrivere Gomorra. Appunto. Non a caso Saviano infastidisce i nostri governanti: se della camorra si sapesse solo ciò che ne dicono i Minzolini, il fenomeno mafioso sparirebbe sotto il tappeto, come la spazzatura della Campania. L'articolo si può leggere qui.

speranze e consigli

Qualcuno si lamenta e altri sono quasi in panico perché tra pochi mesi per vedere la TV occorrerà procurarsi due o tre decoder e sottoporsi a non si capisce quali altri riti iniziatici. Quelli che sono quasi in panico sono gli anziani, specie quelli senza figli o nipoti a portata di mano che sbroglino per loro la faccenda. Già a sentire il termine digitale, molti sono presi da ansie cardiopatiche – cosa che non li dispone alla fiducia: pensano che non saranno in grado di capirci nulla di questo digitale terrestre e che nessuno riuscirà mai a spiegarglielo.

Io non sono d’accordo con questo allarme.
Spero invece che queste difficoltà scoraggino un po’ di telespettatori al punto di farli sgusciare via dalle maglie della teledipendenza.
Tanto più che, una volta liberi, i suddetti anziani potrebbero dedicarsi a più salutari attività. Per esempio, potrebbero cercare di sedurre le giovinette e i giovinetti che prendono l’aperitivo al bar sotto casa, tessendo loro le lodi di se stessi e dei salti mortali che compiono ogni mese per riuscire a farsi bastare la pensione. Un argomento irresistibile potrebbe poi essere quello di illustrare loro nei dettagli la pianta del proprio condominio e dei labirintici garage. Se poi hanno anche un cimitero nelle vicinanze, un accenno alle tombe* è l’asso nella manica. Le persone giovani vanno pazze per questi discorsi. Farebbero a gara per fargli da badanti. Anche gratis. Provare per credere.

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* Non importa che siano proprio fenicie: possono essere anche più recenti. I giovani, si sa, non hanno studiato la Storia nozionisticamente e sono molto liberi nei collegamenti cronologici.

lo smentitore e i suoi miracoli

Come osserva G. Martini, mio lettore, nessuno ci spiega come siano fatti i sondaggi sbandierati da B nei loro mirabolanti risultati, secondo i quali il 75% dei nostri sciagurati compatrioti sarebbe entusiasta di questo presidente del consiglio così com’è e nonostante tutto.
Come ho già detto, io non riesco a crederlo.
Sicché, a parità di ignoranza circa il modo in cui sono condotti i sondaggi di cui si parla, non mi sembra che si possa dare minora fiducia ai recentissimi sondaggi dell’ Ipr Marketing, pubblicati oggi su Repubblica.
Secondo questi il Burlesconi avrebbe né più né meno dei consensi rilevati subito dopo il suo insediamento, e cioè il 53% (è molto, purtroppo, ma non è il 75 che lui va dicendo) e tale risultato sarebbe di tre punti inferiore a quello per lui trionfale seguito agli spot del terremoto, quando raggiunse il 56% (sempre lontano insomma anche allora dal 75).
Insomma i consensi sarebbero in calo.
Forse, nonostante le versioni edulcorate dei fatti diffuse dai vari TG, il post-terremoto sta rivelando l’inconsistenza delle grandi e commosse promesse fatte davanti alle tende o tra le macerie. Forse, inoltre, qualche altro comincia a ricordare che l’uomo che oggi non vuole la società multietnica è lo stesso che piangeva calde lacrime davanti ai barconi di migranti quando a “respingerli” fu il governo Prodi – e gli nasce il sospetto che una persona che smentisce al mattino ciò che ha detto la sera prima non è forse la più affidabile.
Mah!

post scriptum.
Ci chiedevamo dove fosse finita la spazzatura miracolosamente sparita da Napoli. Ecco dov’è, tra terreni agricoli, tutta ammucchiata così com’era, senza distinzione. Composta com’è non potrà essere messa nell’inceneritore di Acerra – non solo perché, benché solennemente inaugurato dal B, l’inceneritore suddetto è ancora inattivo, ma anche perché appunto è spazzatura mista di materiali non adatti e pericolosi.