Ma guarda un po’!

Riporto da Repubblica:

Forse – scrive Crimi sul suo blog commentando la scelta del capo dello Stato di nominare dei ‘saggi’ – poteva essere intrapresa una strada mai percorsa prima, e cioè di affidare il governo a Bersani che con i suoi ministri poteva presentarsi al Parlamento e qualora non avesse ricevuto la fiducia poteva continuare, alla stregua dell’attuale governo Monti, senza la fiducia ma solo per gli affari ordinari”. “Almeno – prosegue Crimi – sarebbe stato rappresentativo di una maggioranza relativa e non di una strettissima minoranza come il governo Monti in regime di prorogatio“.

Ma guarda!  E perché, visto che Crimi aveva quest’idea, non l’ha suggerita al Presidente durante l’ultima consultazione, anziché insistere che l’unica soluzione accettabile per i M5S era di affidare l’incarico al loro gruppo, senza nemmeno fare il nome della persona cui affidarlo (come se si potesse affidare l’incarico a un’entità collettiva) ?

Forse perché pensava (in base alle sue teorie di inciucio e pastette e complicità di “partito” tra Bersani e Napolitano) che così sarebbe successo – e allora lui e i suoi avrebbero potuto protestare e ingiuriare ulteriormente sia Bersani che il Presidente.

Ma chissà. È anche possibile  che Crimi smentisca tra qualche ora questo suo recente pensiero.

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lo stato delle cose

Ci sono da noi due questioni delle quali si parla sempre in separata sede rispetto alle discussioni politiche e sui destini del nostro Paese.

Una è la la criminalità organizzata (mafia, camorra ecc.), di cui non si può dire che non si parli, ma che non entra mai come tema centrale nel discorso politico, come se non avesse una relazione decisiva con la nostra economia, col degrado ambientale (con i conseguenti disastri), con la nostra condizione sociale e culturale.

L’altra è l’analfabetismo.
Secondo Tullio De Mauro, che di questo problema si occupa da anni, circa l’80% dei cittadini tra i 16 e i sessantacinque anni non è in grado di capire quello che legge – alcuni perché proprio analfabeti in senso letterale, la maggioranza perché pur sapendo leggere le parole non è in grado di decifrare il senso di un periodo (vedi QUI).

Oggi su La Repubblica cartacea un lungo articolo di Simonetta Fiori riprende l’argomento aggiungendo dati relativi alla nostra posizione rispetto a quella di altri Paesi: siamo negli ultimi posti delle classifiche (l’articolo può essere letto QUI).

La gravità della situazione è accresciuta dal fatto  che questi analfabeti di tipo nuovo – a differenza degli antichi analfabeti mai scolarizzati –  sono  inconsapevoli di esserlo. Spesso appartengono a categorie sociali agiate, sono spesso anche dei diplomati. Suppongono di essere sufficientemente istruiti. Usano tutti il telefonino e in parte anche internet per scaricare video o altri contenuti, in molti usano anche FB, ma – proprio a causa dell’analfabetismo funzionale di cui sopra – sono degli “incompetenti digitali” (vedi QUI). Sono persone insomma che non sanno orientarsi nella vita della società contemporanea.

Che cosa questo significhi in rapporto al funzionamento della vita democratica mi pare evidente. La maggioranza dei nostri concittadini si informa esclusivamente attraverso la Tv  senza possedere strumenti critici  sufficienti. E il successo tra il 50% degli italiani dei demagoghi  sorridenti o ghignanti,  dell’urlo al posto del ragionamento, delle fandonie e dei complottismi al posto delle analisi puntuali, del gestaccio al posto della parola, della malaparola o dell’ingiuria scambiata per giudizio franco e veritiero sulla realtà, a me pare che non possa essere spiegato prescindendo da questo gravissimo stato di analfabetismo nazionale.

somiglianze

Diceva Berlusconi, quando c’erano affollate manifestazioni sindacali, che i partecipanti venivano pagati e trasportati come in gita a Roma per riempire le piazze.
Poi si è visto che questo è il sistema adottato da lui per far andare a Roma un bel po’ di figuranti a rimpolpare le fila dei fan nella sua sgangherata arringa contro la magistratura.

Grillo, di fronte ai molti commenti che appaiono sul suo blog in dissenso con la sua linea, dice: “Da mesi orde di trolls, di fake, di multinick scrivono con regolarità dai due ai tremila commenti al giorno sul blog. Qualcuno evidentemente li paga per spammare dalla mattina alla sera.”

Le somiglianze tra i due capi di partiti-azienda non sembrano casuali né insignificanti.

pseudo-comunicatori

Si lamenta di come i giornalisti travisino il suo ruolo e le sue affermazioni l’addetto o consulente alla comunicazione Martinelli, imposto con Messora dal vertice aziendale ai deputati M5S.
Di conseguenza (in nome della trasparenza, immagino) l’addetto alla comunicazione non comunicherà più niente a quegli “pseudo-omuncoli”.
E dunque nemmeno ai famosi elettori e ai cittadini in generale, di cui solo una piccola percentuale usa internet per abbeverarsi alla fonte originale (non travisata) del pensiero grillico.

Non gli viene il sospetto che anche con tutti gli altri gruppi e partiti e politici i giornalisti si comportano allo stesso modo, e che da anni la “macchina del fango” ha coinvolto molti altri – ammucchiandoli, per esempio, indistintamente nella famosa “casta” (e va ricordato che specialmente di Bersani raramente viene riferito ciò che afferma; tanto che per anni è diventato luogo comune che non diceva nulla; spesso invece ci si dilunga su ciò che “pensa” o ritiene, o che di lui, anonimamente, si vocifera). E che dunque tutto ciò che viene attribuito alle intenzioni e alle astuzie e ai supposti “inciuci” (parola di successo del pessimo giornalismo) dei famigerati politici andrebbe valutato parlando direttamente con questi ultimi, anziché attenendosi solo al si dice della stampa e della Tv.

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Aggiungo in margine che l’espressione pseudo-omuncoli usata da Martinelli è piuttosto bizzarra. Se sono pseudo, vuol dire che non sono omuncoli. Senza saperlo, volendo essere iper-sprezzante, ha fatto loro un complimento.

Quanto agli addetti alla comunicazione, occorre intendersi. Il loro ruolo è tutto interno alla opacità del movimento. I due addetti potrebbero chiamarsi controllori, forse: controllori dell’allinemento dei gruppi alla Camera e al Senato rispetto alle direttive di Casaleggio-Grillo, suggeritori forse anche, oppure anche più semplicemente guardiani.

coscienza e menzogne

Certo che dover scegliere che fare al Senato, se lasciare che fosse eletto Schifani al posto di Grasso oppure votare per quest’ultimo, contaminandosi con il contatto con il “nemico” (il PD), ha creato laceranti turbamenti di coscienza a questi poveri stellini.
Qualcuno di loro si è accorto che tenersi al mantra che gli altri partiti “sono tutti uguali” e spregevoli allo stesso modo non sempre funziona – e magari gli sarà persino passato per la testa il sospetto che forse, chissà, c’è anche qualche differenza – e che ogni scelta non può fare a meno del discernimento, che è la capacità di saper distinguere.

Ora dovranno vedersela col padrone, che già ha sentenziato minaccioso: “Chi ha votato secondo coscienza ha mentito ai propri elettori, ne tragga le conseguenze.”

(Poveri elettori. E poveri noi).

trasparenza

Ieri conferenza stampa dei due capigruppo del M5S.
Ad ogni domanda (che peraltro non si udiva) rispondevano in sostanza come a volte si rispondeva ai bambini quando chiedono un perché: “Perché sì” oppure “Perché no”. Nessuna argomentazione.
Questa sarebbe la trasparenza che vanno invocando e di cui si dicono portatori.

Qualcuno ha chiesto loro come erano stati commentati gli appelli usciti in questi giorni per invitarli a sostenere la formazione di un governo che faccia le auspicate riforme. Pur di non dar conto di eventuali discussioni in merito, hanno risposto di non averli letti – il che è con evidenza non vero. Ulteriore esempio di trasparenza!

Qualcuno deve aver chiesto (a giudicare dalla risposta, perché appunto le domande non si sentivano) che cosa rispondono a quelli che hanno votato M5S e che pure chiedono di dare l’appoggio a un governo di riforme.
Prima hanno negato che questi siano effettivi votanti del M5S (e dunque, se non lo sono, non contano e peggio per loro) e poi hanno aggiunto che chi ha votato per loro doveva sapere che il programma non prevede di accordarsi mai e poi mai col diabolico PD. Dunque peggio anche per loro, parrebbe di capire, se hanno creduto, votandoli, di aver scelto una formazione che teneva conto dei cittadini.
In effetti, ahimè, è vero: era pur visibile che si trattava in realtà di un partito-azienda senza nulla di democratico e che le folle delle piazze non avevano voce in capitolo tranne che per urlare nell’applauso.

A proposito: ora parrebbe che il duo padronale, se gli eletti dovessero sgarrare e decidere con la propria testa, si ritirerebbe lasciando il movimento a se stesso. Un modo un po’ originale di annunciare di fatto una scomunica. Data la situazione del movimento, sarebbe infatti un po’ come se in un’azienda, qualora gli operai chiedessero alcuni diritti, i padroni decisi a non ascoltare né a tentare una trattativa, invece di minacciare “Vi licenzio!” (che pare brutto) dicessero di voler chiudere i capannoni (il blog e il centro organizzativo) e andarsene, lasciandoli a bocca aperta sulla strada.

(In margine, mi viene persino da supporre che, per quanto riguarda almeno Grillo, forse la possibilità di un tale rivolta interna potrebbe persino essere auspicata: gli offrirebbe una possibilità di uscita dal ginepraio in cui è andato a ficcarsi, e tornare a fare il comico).

obiettivi

Poca risonanza, mi pare, ha avuto la dichiarazione di Grillo che l’obiettivo del suo movimento è di ottenere il 100% in Parlamento. Poi M5S si scioglierebbe, lui dice. Il Parlamento diventerebbe così il luogo dei cittadini. I quali dunque si arrangerebbero da soli a discutere i provvedimenti da prendere. Un po’ come succede nelle riunioni condominiali, viene da pensare.

D’altro canto, se invece il movimento non si sciogliesse e continuasse a decidere la propria “linea” col sistema centralizzato e verticistico attuale, l’obiettivo del 100% non è altro che quello di un partito unico, già sperimentato in tutte le dittature.

Si tratta dunque o di una sciocchezza o di una minaccia. Di una minacciosa sciocchezza temo io. Perché per renderla invece solo una sciocca minaccia occorrerebbe una generalizzata presa di coscienza dei rischi che questo tipo di discorsi e di programma comporta. Ma non se ne parla nemmeno.

Si preferisce, nella stampa dell’area di centrosinistra, tirare fuori i conti di Grillo e dei cognati. Ora, i conti di Grillo certo importano. Ma il fatto è che, se anche lui e Casaleggio fossero due specchiati cittadini che pagano tutte le tasse ecc., nulla cambierebbe rispetto ai rischi che comporta il loro programma assolutistico sostenuto attraverso un movimento diretto dall’alto come è il M5S.

(sempre sperando di sbagliarmi)

tutto e il contrario di tutto

È sincera e nello stesso tempo colpevolmente ignara la capogruppo M5S che, per difendersi dall’accusa di essere fascista, ribadisce che nel 1919 (immagino si riferisca ai discorsi mussoliniani di allora) il fascismo si proponeva come un movimento che non faceva presagire la successiva dittatura.
È sincera perché questo è quello che pensa.
È ignara perché non coglie la connessione tra quei discorsi, che dicevano tutto e il contrario di tutto, e il loro esito politico. Colpevolmente ignara, perché pare non essersi chiesta come sia potuto nascere quell’esito da quel programma.

Non a caso infatti aderisce a un movimento che si caratterizza esattamente allo stesso modo, e cioè con un programma dove si dice tutto e il contrario di tutto – e dove sono già evidenti i rischi liberticidi impliciti nella conduzione verticistica e padronale del movimento stesso.

Se la consapevolezza storica dei parlamentari M5S (ammiratori o meno che essi siano delle origini del fascismo) è mediamente la stessa di questa provvisoria capogruppo, la speranza che all’interno del movimento possano prevalere le istanze democratiche appare, temo, piuttosto remota.

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spero di sbagliarmi

“Ma io, votando Grillo, credevo che…” cominciano a dire molti già delusi.

Credevano che ci fosse la volontà da parte dell’arringatore di contribuire decisivamente a fare leggi che si aspettano da decenni.
Ora pare invece che, pur avendone l’occasione reale e a portata di mano, Grillo non lo voglia. L’oscuro Casaleggio (ma chi mai lo ha eletto? a chi piace? chi sapeva che esistesse fino a non molti mesi fa?) meno che meno.
Serpeggia la delusione tra molti elettori.
Elettori che, ammaliati dalla promozione del personaggio da parte della Tv e dalla facilità degli slogan, non resi perplessi dalla violenza del linguaggio e dalle spaventose contraddizioni del programma, incuranti della complessità dei problemi e fiduciosi di poterli risolvere senza troppa fatica, magari semplicemente esprimendosi attraverso il computer così come ci si esprimeva al bar, indifferenti all’assoluta assenza di democrazia nel movimento, hanno dato il loro voto come se le elezioni fossero un comune sondaggio e non soprattutto un’assunzione di responsabilità.

Dicono: “Grillo terrà conto di questa delusione e delle aspettative dei suoi elettori.”

No. Grillo vuole dare ad intendere che se non si farà un bel nulla, se cioè l’occasione non sarà colta e utilizzata, la colpa è di tutti gli altri. Solo degli altri. Gli spregevoli politici, la politica in generale (come non fosse politico a sua volta).
Per questo, approfittando della drammaticità di questo stallo, vorrebbe spingere verso un governo PD-PDL – desiderato non a caso anche da Berlusconi – per convogliare (anche solo ventilando l’ipotesi, subito fatta propria dai media e data in pasto come se fosse all’o.d.g. dei PD) il disgusto degli elettori verso il PD (soprattutto il PD, unico suo vero bersaglio, perché portatore, sia pure tra difficoltà, di un programma di rinnovamento che, se attuato, gli toglierebbe il terreno sotto i piedi) .
Conta così di accrescere alla lunga il consenso verso se stesso, recuperando anche quello degli attuali delusi.
Non gli interessa nulla che vengano fatte quelle famose riforme necessarie e giuste. Non gli interessa nulla delle sorti del Paese e dei tanti che vivono la difficoltà della crisi. Meno che meno gli interessa la democrazia.

Aspira in un certo senso a costituirsi come partito unico*.

Altro non è la cosiddetta “democrazia diretta” che si attuerebbe attraverso il Web. Quella che secondo il profeta Casaleggio sarebbe la prossima forma del dominio del mondo. Diretta, secondo gli imboniti, dalla gente (dai cittadini, “noi”) attraverso i tasti del Web* – secondo la realtà, già evidente nel modello del grillismo, diretta dall’alto, da gruppi ristretti di irraggiungibili Casaleggio, esperti di marketing.

Non è detto che i delusi non abbocchino.
(Spero di sbagliarmi).
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*Non significa altro il suo “tutti a casa!”

**Che il successo di Grillo sia attualmente dovuto al Web è tuttavia in molta parte una falsità. Questo successo così vasto è stato con ogni evidenza raccolto di fatto attraverso la continua presenza in TV.
Secondo recenti statistiche (vedi QUI) solo una piccola minoranza dei cittadini si informa in Italia attraverso il Web. Una simile esigua minoranza (in parte sovrapponibile e sempre più in calo) si informa attraverso i quotidiani. Pochissimi (anch’essi in gran parte sovrapponibili ai precedenti) leggono libri. Il resto, la grande maggioranza, si informa principalmente attraverso la televisione e secondariamente attraverso la radio.
Il recupero straordinario di consensi da parte di Berlusconi e il successo di Grillo, i due personaggi più presenti in TV in questi ultimi mesi (quelli che l’hanno “utilizzata” meglio secondo le regole del marketing cui entrambi si ispirano), confermano il quadro.
Il Web tuttavia si diffonderà anche da noi, ed è uno splendido strumento che si presta però particolarmente bene alla manipolazione, specie se si accompagna all’analfabetismo funzionale.

il megafono

Saranno ottime persone, questi eletti della lista Cinque Stelle, piene di buone intenzioni, desiderose di onestà nelle cose pubbliche e di una partecipazione attiva dei cittadini alla politica – e di una politica in nome dei cittadini.

In fondo noi siamo vecchi -dice più d’uno dal fondo dello scoraggiamento – e forse non capiamo la novità di questa iniezione di linfa vitale portata dai giovani, questa gocciolina di speranza…

Va bene. Accogliamo pure tra i nostri fiochi lumi di ragione questo dilagante luogo comune – benché già sentito quasi tale e quale anche ai tempi dei primi trionfi della Lega e smentito poi puntualmente dai fatti e a nostre spese.
Va bene.
E tuttavia non riesco a non chiedermi: come è possibile, se si è animati da idee di onestà e partecipazione dal basso, e si aspira a una politica fatta davvero in nome dei cittadini ecc., come è possibile accettare la direzione di un personaggio come Grillo?

Ma è solo il megafono del Movimento – risponde prontamente qualcuno.

No, invece. A parte che come megafono è assordante (e per ciò stesso alquanto violento), Grillo in realtà è il capo, il padrone assoluto del M5S. Le decisioni, lo abbiamo ben visto e appreso, le prende lui con Casaleggio e pochissimi altri (o nessuno). La rete non è strumento di democrazia, ma solo di consenso, anche di manipolazione spesso. E comunque Grillo non ha raccolto le folle attraverso la rete, ma come Berlusconi attraverso la Tv, che non ha mancato di enfatizzare la sua presenza (e quella di B). Da sempre – e sempre di più.

Se sparisse la coppia Grillo-Casaleggio, il Movimento sarebbe disperso, dovrebbe ripartire da zero, non saprebbe nemmeno da dove ricominciare, come ricominciare. Grillo non è un semplice megafono del Movimento: perché il Movimento non esiste se non come suo seguito. Non è un movimento, ma un insieme di seguaci.

Non a caso infatti il “megafono” vorrebbe andare lui alle consultazioni con Napolitano.
Per forza: nessuno degli eletti saprebbe come interloquire col Presidente della Repubblica, sia per assoluta inesperienza di norme costituzionali, sia soprattutto perché non si sentirebbe autorizzato a discutere, a farsi o meno convincere su qualche punto, a proporre significative argomentazioni ecc. Non sarebbe insomma in grado di parlare a nome del suo gruppo, perché il gruppo stesso, per conoscere con certezza, e non solo approssimativamente, la propria linea politica, in una fase che non è più di propaganda e facilonerie da web, attende l’illuminazione da parte del capo.
E questo capo è come un Papa auto-eletto, un Duce senza nemmeno il Gran Consiglio: con lui non si discute né si decide insieme, ma tutt’al più lo si supplica attraverso invocazioni, esortazioni e accorate preghiere, raccolte di firme ecc.

Dunque è questo che la mia ragione mi chiede: è possibile sperare davvero in un rinnovamento (non un abbattimento) della nostra democrazia attuato da parte di persone che accettano tranquillamente una specie di dittatura all’interno del movimento di cui fanno parte?
Forse, per il momento, questa forza nuova eletta in Parlamento potrà risultare utile a evitare al Paese l’immediato disastro della ingovernabilità e forse a fare qualche legge giusta e necessaria, di quelle che sono già nel programma del PD/SEL. Il che non è poco.
Vedremo.
Ma basterà questa esperienza di quasi-governo a far nascere una maggiore consapevolezza democratica nel M5S?
Mah! Siamo vecchi. Vedremo anche questo (speriamo).