Lettura di Dante.

Vale la pena di visitare il blog il vapore del treno per il video che ha scovato. Bellissimo. Da non perdere.
Ci sono arrivata via Georgia.

Annunci

Shakespeare is the happy huntingground of all minds that have lost their balance.

(Shakespeare è la felice riserva di caccia di tutte le menti che hanno perso l’equilibrio)

La frase viene messa in bocca ad uno dei suoi personaggi da Joyce nell’Ulisse (Mondadori, 1998, p.242, trad. G.de Angelis; Penguin Books 1992, p.320) e sono certa che ogni appassionato shakespeariano vi si riconosce almeno un poco.

Non a caso, se cercate con Google Shakespeare, troverete che i risultati ammontano a ben 45 milioni e settecentomila, e se date un’occhiata a caso in alcune decine di questi potete trovare di tutto, come in una grande fiera. Ci sono le opere on line, ci sono studi critici a buono e anche ottimo livello, siti di appassionati ingenui o anche sofisticati, di grandi e di piccoli teatri, siti dedicati ai ragazzini o agli universitari, siti giocosi di quiz e, infine, una marea di siti maniacalmente dedicati a sostenere che Shakespeare non era Shakespeare, ma Oxford, o Bacone, o la regina Elisabetta I (e magari anche II), o Marlowe e insomma chiunque fuorché lui, l’attore figlio di un guantaio di Stratford.

Provate a fare la stessa ricerca su Dante Alighieri: i risultati saranno solo 2 milioni e duecentoquarantamila, che poi si riducono notevolmente se considerate che molti dei siti si riferiscono a nomi di scuole o di associazioni per lo studio della lingua italiana.

Se ne deduce che, pur considerando che l’area della lingua italiana non è paragonabile per vastità a quella della lingua inglese, Dante non è oggi molto popolare.
Certo, Dante è da leggere, magari ad alta voce in pubblico, ma pur sempre da leggere più che recitare. Non è teatro, insomma. Né si è prestato a trasposizioni cinematografiche.
Queste sono le risposte che io mi sono data per capire il motivo della scarsa capacità di Dante di far larga presa e suggestionare le menti diventando popolare (o restando tale, se è vero, come ci è stato spesso raccontato, che un tempo si potevano trovare in Italia – e ora è una rarità – molti contadini che sapevano l’intera Commedia, o per lo meno l’Inferno, a memoria).

E però non mi sembrano spiegazioni soddisfacenti.
Mi chiedo se, dietro la non-popolarità di Dante non ci siano anche motivi diversi, più connessi allo stile. Non intendo tanto la lingua arcaica (anche Shakespeare è difficilmente comprensibile oggi alla gente di madre lingua inglese), intendo qualcosa che ha a che vedere proprio col tipo di poesia, con gli umori, con l’universo stesso dantesco.
Mi chiedo se ciò che – a dispetto della sublimità poetica, della drammaticità dell’Inferno e del potente misticismo che pervade soprattutto le ultime cantiche – allontana da Dante persino le “menti inclini a perdere il loro equilibrio”, non sia infine specialmente la razionalità grandiosamente rigorosa della costruzione del suo poema che chiede pressantemente al lettore di non essere persa di vista.