segnali

Premetto – a scanso di equivoci – che non giustifico per nulla la violenza nelle dimostrazioni e sono sulle posizioni bene espresse da Saviano nei suoi interventi su Repubblica (QUI e QUI)

Detto questo, noto che, a quanto è risultato, i ventitre fermati per gli scontri del 14 scorso non erano quelli che hanno incendiato e devastato. Sono stati fermati un po' a caso, sembra di capire, alcuni di loro "opponendo resistenza" all'arresto. E questo infine sembrerebbe il massimo reato loro contestato e non sempre accertato con sicurezza. Solo per uno (evidentemente risultato più attivamente violento) sono stati riscontrati motivi sufficienti per gli arresti domiciliari. Gli altri sono stati rilasciati dai giudici.
Quelli che hanno distrutto i bancomat, incendiato auto, sfasciato vetrine, insomma, non sono stati né individuati dalle forze dell'ordine né tanto meno fermati. Persino Alemanno se ne rende conto: infatti dice che "quelli là riescono a non farsi prendere". Eppure Alemanno avrebbe voluto che al posto loro fossero stati tenuti "esemplarmente" in carcere questi fermati casuali, a fare da capri espiatori, indipendentemente cioè dalle loro individuali responsabilità. In barba a ogni legge e a ogni diritto.
Questa del dare un segnale o un esempio punendo a caso qualcuno preso nel mucchio  è una concezione da stato di polizia. E anche il ministro Maroni sembra condividerla se, come ha fatto nel suo discorso di ieri in Parlamento, si dice in disaccordo con l'operato dei giudici. Questo sì che è un brutto segnale.

opposizione

Perché è bella e direi addirittura commovente la trasmissione di Fazio e Saviano?
Perché si oppone completamente alla televisione dell'urlo e della volgarità quale siamo stati costretti a subire in questi anni nei programmi di cosiddetto intrattenimento e negli orrendi talk-show.
Perché si oppone alla cultura del chiasso e delle chiacchiere vuote o risapute e dimostra la forza della parola anche in Tv, e anche senza le immagggini, quando le parole vengono usate con talento e con onestà intellettuale.
Perché dimostra che la  passione civile si esprime con maggiore incisività in un discorso strutturato di ragione storica e di cose, che induca a ragionare e pungoli il desiderio di sapere – mentre nega se stessa quando invece assume la forma di frasi fatte o di roboanti proclami spettacolari.
Perchè i conduttori si presentano in veste di persone anziché di domatori o di auto-incensantisi eroi.
Perché oppone l'ironia alla prepotenza boriosa.
Perchè propone figure nuove, spoglia le usuali delle loro maschere irrigidite e dà voce a persone che normalmente non ne hanno nei media – non il passante scelto a caso che strilla un ennesimo luogo comune, ma il cittadino che ha maturato una sua esperienza da comunicare, sia questo un intellettuale di fama o una persona semplice.

Commuove e rincuora e riempie di gratitudine vedere che esistono persone civili, giovani che si ricollegano agli anziani e ne proseguono il discorso e lo rinnovano, che cercano nuove strade, che fanno buon uso del loro talento. Non che non ce lo immaginassimo o non lo sapessimo, ma vedere questo in Tv, nella nostra Tv, è cosa che non manca di emozionare e  aiuta ad avere speranza.

DA LEGGERE

Oggi su Repubblica un articolo di Sofri su Saviano.

Io credo con Sofri che sia soprattutto l'invidia a muovere certi attacchi allo scrittore.
Invidia per il successo prima di tutto: i soldi, i sacri soldi, e la notorietà anche televisiva possono essere "perdonati" solo se chi li ottiene non è diverso da tutti gli altri. Se insomma lo si può immaginare e riconoscere capace come "tutti" anche di vendersi pur di ottenerli. Ma questo non sembra il suo caso – e la cosa irrita perchè di per sé mette in evidenza una certa miseria degli altri.
E poi (strettamente legata a quanto sopra) c'è l'invidia letteraria, per la sua bravura di scrittore: cioè per l'indubbia efficacia della sua scrittura, tanto più sorprendente se considerata in relazione all'età. Ha inventato un genere diverso: narrativa e saggio mescolati insieme in modo insolito. Gli rimproverano di aver messo se stesso dentro il romanzo in qualità anche di personaggio coinvolto nella sua discesa agli Inferi, non solo di narratore. Ma sarebbe come rimproverare (faccio un paragone sproporzionato rispetto alla qualità, evidentemente, ma credo corretto rispetto all'operazione) a Dante di essersi rappresentato come "personaggio autobiografico" nel viaggio dell'Inferno.
Gli rimproverano anche di volersi ritenere una specie di erede di Pasolini. E dimenticano, nel dirlo, quanta invidia, quante critiche di protagonismo e di miseri calcoli hanno rivolto incessantemente anche a Pasolini, santificato solo dopo la sua morte – dopo cioè che la sua voce aveva smesso di parlare, di inquietare, di nominare verità che era meglio smussare o tacere o non vedere.

L'articolo di Sofri è certo più articolato delle mie note. Da leggere.

condivisioni (anche di letture)


La giornalista Busi ha deciso di togliere la sua faccia  dal TG1 delle 20.
La motivazione? Non condivide la linea impressa al TG1 dal direttore Minzolini.
Minzolini, dal canto suo, ha detto che non condivide tale motivazione (QUI).

Insomma non condivide che non si condivida.

Potrebbe essere questa la rozza formula che meglio sintetizza la filosofia dell'informazione così come è intesa oggi dal regime. Anche i nostri governanti non condividono (approvano) che non si condivida (approvi) la buona opinione che essi hanno del proprio operato.
È per questo, per eliminare cioè la nostra non-condivisione (che non condividono), che ricorrono a provvedimenti radicali come mettere il bavaglio alla stampa e impedirle di mettere a parte noi cittadini delle notizie sulle attività non condivisibili (approvabili) dei corrotti e dei corruttori – e, ancora più a monte, per sicurezza, vogliono impedire alla magistratura di appurare attraverso le intercettazioni come venga condiviso nel nostro bel paese il saccheggio e  il malaffare.


A proposito di bavagli, condivido con voi la lettura dell'articolo di Saviano su La Repubblica di oggi. Dice che senza le intercettazioni, lui non avrebbe potuto scrivere Gomorra. Appunto. Non a caso Saviano infastidisce i nostri governanti: se della camorra si sapesse solo ciò che ne dicono i Minzolini, il fenomeno mafioso sparirebbe sotto il tappeto, come la spazzatura della Campania. L'articolo si può leggere qui.

SENZA VERGOGNA

Scajola docet: ecco qui un altro "rompicoglioni" da denigrare e con cui prendersela, in bieca conformità con i desiderata del padrone: si tratta di Saviano, che ha il torto, a quanto pare, di essere ancora vivo.

Ieri Emilio Fede ha detto nel suo telegiornale che di questo Roberto Saviano non se ne può più. Non è lui che ha scoperto la Camorra, non è lui che l'ha denunciata, ci sono magistrati che sono morti mentre lui è superprotetto :
"Ha scritto dei libri sulla camorra, l'ha fatto tanta altra gente senza rompere"
Ecco qui il video.