sacralità della vita

La famosa “difesa della vita” che tanto sembra appassionare le destre che sono al governo e i loro sostenitori quando si tratta di difendere gli embrioni o di impedire di morire a persone ridotte nelle condizioni della povera Englaro, la famosa “identità” cristiana e cattolica da sbandierare quando si tratta di impedire la costruzione di moschee, non valgono più quando le vite da difendere sono quelle di migranti. In questo caso le vite non sono più sacre, gli esseri umani possono essere tranquillamente e senza rimorsi abbandonati alla loro agonia, gli interventi di soccorso possono venire scoraggiati e fatti passare per complicità nel reato di immigrazione clandestina, i rampolli di leader “padani” possono divertirsi a lanciare su Facebook giochini idioti e razzisti e, infine, si può anche rispondere in malo modo ai rappresentanti della Chiesa ai cui valori sempre ci si appella quando si tratta di ostacolare la fecondazione assistita o il diritto di ciascuno a scegliere una morte dignitosa.

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facebook, facebook

Facebook. Non c’è giorno che non lo si legga o senta citato. Quasi sempre attribuendo a tale social network il carattere quasi paradisiaco di luogo della libera e facile comunicazione, dove si discute, si sviscerano problemi, si prendono iniziative aggreganti, si recuperano compagni di scuola di cui non si era più sentito il minimo bisogno da decenni, si entra in rapido contatto con chi non ci pensava nè si ricordava più di noi (come noi di lui, del resto); il luogo, anche, in cui ogni uomo pubblico o aspirante alla notorietà può misurare la propria fama e sentirsi a contatto con la gente e addirittura con la realtà.
E va bene, è una moda.
E però, io noto due cose:

1. che su Fb la maggioranza degli utenti si iscrive non semplicemente col nome e cognome e data di nascita, ma anche con numerose foto segnaletiche di faccia e di profilo e da ogni lato, in compagnia di amici e parenti e passanti. Che la maggioranza confessa spontaneamente (proprio come fosse davanti a San Pietro) tutte le sue amicizie e conoscenze, i luoghi che frequenta, che cosa ha mangiato la sera prima, il proprio credo religioso, le idee politiche, le passioni, le imprese sessuali, i film che vede, le musiche che ascolta, i cibi che preferisce, le cose che gli passano per la testolina – e persino,talvolta, i libri che si propone di leggere (ma non ci riesce perché “sta” su Fb). Il tutto spontaneamente, “liberamente”, senza bisogno di poliziotti buoni che si alternino ai cattivi, senza lampade negli occhi né mezzi di intimidazione.
Che sia questo il motivo che rende FB così apprezzato, così promosso da citazioni continue, così poco demonizzato, quasi fosse un’oasi di paradiso nella famigerata suburra di internet (dove allignano, com’è noto, pedofili, orchi, killer e cannibali)?

2. Che dal miscuglio di “amici” veri e supposti, di chiacchiere e sciocchezzai e di temi grandiosi di interesse pubblico ed epocale e di goliardate, di stupidissimi giochini mangiatempo, viene fuori un insieme dove tutto è uguale a tutto, tutto sullo stesso (basso) piano, e l’unico vero senso è la continua digressione – l’elusione di ogni reale discorso che persegua un qualche suo filo di riflessione e che richieda un minimo di tempo.
Nei blog almeno si tenta(va) di scrivere, si cerca(va) una forma espressiva, ci si impegna(va) a trovarla. Si richiede(va) inoltre una lettura, non solo una reazione. Su Fb parrebbe che ciò che importa sia il numero di contatti, il pubblico da contare appunto in un’amplificazione di voci e di messaggi fatici, che non vogliono dire molto cioè al di là della testimonianza di “esserci”.

A questo punto solitamente salta su qualcuno ad obiettare che Fb non è che un mezzo, e tutto dipende da come viene usato.
D’accordo, d’accordo. Tuttavia i mezzi non sono indifferenti, così come non sono indifferenti i materiali per un’architettura. Fb, così come è strutturato, invoglia e promuove, oltre che la schedatura generale, la rapidità di reazione e la distrazione, il passaggio inconcludente da una chiacchiera all’altra, l’azzeramento di ogni peso, di ogni differenza.

Mi chiedo: se i naviganti vengono dirottati e intruppati, ben schedati, nel felice e “libero” mondo indifferenziato di Fb (che è facile prevedere che diventi inevitabilmente un ancora più felice, e indifferenziato, supermercatone gigante), non sarà infine più semplice e liscio riuscire, con la scusa dei pedofili e di altri criminali che vi allignano, a limitare gli accessi in rete per quanto riguarda le news, e i blog, e tutto ciò che sembra oggi ancora sfuggire al controllo?