Nadia Anjuman

Altre due poesie e una nuova e molto bella fotografia della poetessa afgana, oltre che vari interessantissimi link, QUI,
nello splendido blog di Georgia.

Fra l’altro, è possibile ascoltare una poesia della Anjuman in lingua originale, qui.

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Una poesia di Nadia Anjuman Herawi

Sul blog di Georgia sono state pubblicate due poesie, entrambe molto belle, di Nadia Anjuman Herawi. Ne pubblico qui una: quella che più profondamente mi ha emozionata.
Nadia Anjuman è la giovane scrittrice afgana, autrice della raccolta di poesie intitolata Gul-e-dodi, “Fiore rosso scuro”, che all’inizio dello scorso novembre morì uccisa, si disse, dal marito o da qualche altro familiare, forse proprio per la contrarietà che aveva suscitato in famiglia la sua notorietà. In occasione della sua tragica morte (che fu anche l’occasione in cui abbiamo avuto conoscenza della sua vita e opera) Georgia e poi anch’io avevamo già pubblicato già una prima poesia, nella traduzione della blogger Vento d’Oriente.

La poesia che qui ricopio è tratta da Nuovi Argomenti, n. 33, Genn-Marzo 2006, Quinta serie,pp. 382. Traduzione a cura di Carmela Sorrenti.

La più pallida

Non tormentarmi, la serratura del mio cuore è chiusa
La statua del tuo desiderio non si trova
Lo scrigno della tua gentilezza è grande, è grande
Non riesce a farsi strada nel mio corpicino
La via che ci sta davanti è formata da due linee parallele
Significa che la storia di me e te non diventerà do noi due
Non descrivere i miei tratti, non mi inganno
La farfalla dalle ali bruciate non diventa bella
E’ inutile, non darmi speranza
Un cipresso che si è trasformato in ceppo non si innalza
Forse sei diventato il Messia, non colpire
Il dolore che va dritto al cuore, non è duraturo
La parola più pallida della raccolta è la mia vita
Nell’illeggibile scrittura curva e sottile
Lascia che non sia letta e muoia sconosciuta
Questa parola maledetta e senza senso.

una poesia di Nadia Anjuman

Ricordi di un tenue azzurro

Voi esiliati della montagna dell’oblio!
Perle, nomi addormenti nella palude del silenzio

ricordi soppressi, ricordi di un tenue azzurro
nella memoria della melmosa onda del mare dell’amnesia

Dov’è la limpida corrente dei vostri pensieri?
La mano di quale mercenario depredò la dorata veste del vostro volto?
In questo tifone partoriente d’oppressione
dove è la timoniera luna, l’argentea barca della serenità?

Dopo questo purgatorio che partorisce morte
se il mare si calma
se la nuvola svuota il cuore dai rancori
se la figlia della luna si innamora, donerà sorrisi
se il cuore della montagna si intenerisce, nascerà verde erba
feconderà
Uno dei vostri nomi, in cima alle montagne
diventerà sole?
L’alba dei vostri ricordi
ricordi di un tenue azzurro
per i pesci sfiniti dall’inondazione

impauriti dalla pioggia ed oppressione
diventerà la scoperta della speranza?
Voi, esiliati della montagna dell’oblio!

La poesia di Nadia Anjuman, che riprendo dal blog di Georgia (dove potete leggere molte altre notizie, e anche uno scritto autobiografico della poetessa) è stata tradotta da Vento d’Oriente, una blogger persiana con cui è in contatto Toporififi.

Un grazie sentitissimo a tutti e tre.

FIORE ROSSO CUPO

A me la notizia era sfuggita. E così suppongo a molti altri, perché se ne è parlato pochissimo.
Il 4 novembre è morta una donna afghana che era una poetessa e giornalista.
Nadia Anjuman si chiamava. Ed è morta uccisa a bastonate.
Col marito, che ha ammesso di averla “presa a schiaffi” in seguito ad una discussione, è stata arrestata anche la madre della donna che era presente in casa al momento del fatto.
Nadia Anjuman aveva pubblicato da poco il suo primo libro di poesie, intitolato Gul-e-dodi, “Fiore rosso scuro”, che era stato molto apprezzato dalla critica, ma era stato considerato un disonore nell’ambito della sua cerchia familiare.
Aveva venticinque anni e una bambina di sei mesi.

Per ulteriori informazioni , link e commenti rinvio al bel post di georgiamada.