la Germania non è un paese per vecchi

L’altro giorno ho ascoltato alla radio, data col tono più tranquillo e normale, la notizia che in Germania, poiché l’assistenza agli anziani appare troppo dispendiosa, si è pensato di dislocarli in case di riposo dai prezzi più convenienti, situate in altri paesi. La cosa si sta già attuando: i gravosi vecchietti stanno già venendo inviati in istituti della Cecoslovacchia, dell’Ucraina e persino della Thailandia, di cui si fa notare il buon clima.
Mi ha colpito il tono in cui se ne discuteva. Mi ha fatto venire in mente quello ugualmente tranquillo di certi discorsi, sentiti in documentari storici, che si facevano nella Germania dell’anteguerra a proposito delle soluzioni “razionali” pensate per i malati di mente o gli handicappati – per non dire poi degli ebrei, degli omosessuali e degli zingari.

Pensavo che la mia modesta proposta scritta un anno fa a ridosso dei discorsi che accompagnarono la riforma delle pensioni, fosse paradossale. Ma a quanto pare non era troppo irrealistica, dopotutto.

Chi volesse può ascoltare QUI la trasmissione.

Annunci

sacralità della vita

La famosa “difesa della vita” che tanto sembra appassionare le destre che sono al governo e i loro sostenitori quando si tratta di difendere gli embrioni o di impedire di morire a persone ridotte nelle condizioni della povera Englaro, la famosa “identità” cristiana e cattolica da sbandierare quando si tratta di impedire la costruzione di moschee, non valgono più quando le vite da difendere sono quelle di migranti. In questo caso le vite non sono più sacre, gli esseri umani possono essere tranquillamente e senza rimorsi abbandonati alla loro agonia, gli interventi di soccorso possono venire scoraggiati e fatti passare per complicità nel reato di immigrazione clandestina, i rampolli di leader “padani” possono divertirsi a lanciare su Facebook giochini idioti e razzisti e, infine, si può anche rispondere in malo modo ai rappresentanti della Chiesa ai cui valori sempre ci si appella quando si tratta di ostacolare la fecondazione assistita o il diritto di ciascuno a scegliere una morte dignitosa.

MORTE PER CEMENTO

Le licenze facili e i permessi edilizi fai da te decretano la fine delle nostre malconce istituzioni. Il territorio, la città e l’architettura non dipendono da un’anarchia progettuale che non rispetta il contesto, al contrario dipendono dalla civiltà e dalle leggi della comunità. La proposta di liberalizzazione dell’edilizia, annunciata dal presidente Berlusconi, rischierebbe di compromettere in maniera definitiva il territorio. Ecco perché c’è bisogno di un sussulto civile delle coscienze di questo paese.

Questo è il testo dell’appello promosso dagli architetti Gae Aulenti, Massimiliano Fuksas e
Vittorio Gregotti, che si può firmare nel sito di Repubblica.

La legge che questa maggioranza si prepara a votare prevede una sorta di deregulation per tutto il settore dell’edilizia. Mentre per esprimere le proprie scelte riguardo alla vita propria, personale, occorre smuovere notai e burocrazia e scavalcare mille ostacoli e restrizioni, questo disegno di legge prevede l’abolizione della concessione edilizia da parte dei Comuni, sostituita dalla dichiarazione di un tecnico privato che certificherebbe, per conto di chi costruisce, la conformità del nuovo edificio alle norme urbanistiche.
Il territorio viene abbandonato alla morte per cemento e bruttura.

non si ride

Si ride in questo nostro paese, ma si prova anche un’indicibile vergogna. E rabbia dolorosa.
Dei compatrioti molto sensibili alle alte e impietose grida dei prelati, hanno pensato di dover denunciare per omicidio Beppino Englaro e tredici altre persone tra i medici e infermieri della clinica La Quiete di Udine. Quelli cioè che hanno permesso a Eluana in coma da diciassette anni di andare verso la sua morte.

Sembra incredibile che tale accusa sia stata presa in considerazione.
Invece così è avvenuto. Un “atto dovuto”, si è detto. E sono state aperte le indagini, come se non si sapesse che la magistratura si è già espressa, e in forma definitiva (cioè passando per tutti i suoi gradi di giudizio, fino alla Cassazione) sul non considerare la sospensione dell’alimentazione forzata di Eluana un caso di “eutanasia” (e meno che meno di “omicidio” che era questione fuori discussione), ma esercizio di un diritto: quello garantito a ciascuno di noi dall’art. 32 della Costituzione della nostra Repubblica, di rifiutare trattamenti sanitari invasivi e scegliere che la propria infermità faccia il suo corso.

Ce la farà la nostra Costituzione Repubblicana a prevalere di fronte all’avanzata degli ayatollah nostrani che chiedono a gran voce dai pulpiti e dagli schermi di considerare reato ciò che gli uomini della loro Chiesa ritengono che sia peccato?

il rispetto per le altrui scelte di fine vita

Montaigne annota ammirato nei suoi Saggi:

“Quel Pomponio Attico a cui scrive Cicerone, essendo malato, fece chiamare agrippa, suo genero, e altri due o tre amici, e disse loro che, avendo provato che non guadagnava niente a cercare di guarire, e che tutto ciò che faceva per allungarsi la vita allungava altresì e aumentava le sue pemne, era deciso a por fine all’una e alle altre, pregandoli di trovar buona la sua decisioen e, alla peggio, di non perder tempo a distorgliernelo. Ora, avendo scelto di uccidersi per astinenza, ecco la sua malattia guarita per caso: questo rimedio che aveva usato per uccidersi, lo rimette in salute. I medici e gli amici, rallegrandosi di un così felice caso e congratulandosi con lui, s’ingannarono assai; infatti non fu loro possibile fargli cambiare opinione per questo, dicendo egli che in un modo o nell’altro un giorno avrebbe dovuto fare quel passo, e che essendo già così avanti, voleva risparmiarsi la fatica di ricominciare un’altra volta.”

Montaigne, Saggi, libro II cap. XIII (a cura di Fausta Garavini, ed. Adelphi).
Montaigne, nel parlare della morte di Attico, si rifaceva a Cornelio Nepote (Hac oratione habita tanta constantia vocis atque vultus, ut non ex vita, sed ex domo in domum videretur migrare, cum quidem Agrippa eum flens atque osculans oraret atque obsecraret, ne id, quod natura cogeret, ipse quoque sibi acceleraret, et quoniam tum quoque posset temporibus superesse, se sibi suisque reservaret, preces eius taciturna sua obstinatione depressit. Sic cum biduum cibo se abstinuisset, subito febris decessit leviorque morbus esse coepit. Tamen propositum nihilo setius peregit. Itaque die quinto, postquam id consilium inierat, pridie Kalendas Aprilis Cn. Domitio C. Sosio consulibus, decessit. Elatus est in lecticula, ut ipse praescripserat, sine ulla pompa funeris, comitantibus omnibus bonis, maxima vulgi frequentia. Sepultus est iuxta viam Appiam ad quintum lapidem in monumento Q. Caecilii, avunculi sui.)</font size)

Oggi, se la legge in discussione sul testamento biologico venisse approvata, la nostra Repubblica Vaticana forzerebbe Attico a ricevere nutrimento attraverso un sondino infilato a forza nel naso. Con quale vantaggio per lui e per la civiltà umana mi pare superfluo commentare.

Libertà di coscienza

Non capisco questa storia di “non imporre” ai propri deputati un voto in un frangente e su una materia come questi.
E mi riferisco con ciò, oltre che all’armata dell’IdV, prima di tutto al PD, dove il buon Veltroni “lascia liberi” tutti i numerosi clericali che ha imbarcato di votare secondo le direttive vaticane anziché secondo la Costituzione.
Qui non si tratta affatto di un “delicato caso di coscienza”, come si mostra di ritenere: qui sono in ballo i diritti della persona e la sorte della Repubblica.
Qui si sta prevaricando il Parlamento (una legge così importante nelle sue conseguenze, approvata in tanta ristrettezza di tempi è una legge priva di sufficiente discussione) e si sta cancellando un diritto sancito dalla Costituzione (art. 32): quello per il quale un cittadino non può essere sottoposto a trattamenti sanitari contro la sua volontà.
La libertà di coscienza non è una faccenda che riguarda solo i deputati e i senatori, ma è un diritto di tutti i cittadini. I parlamentari non possono usare la propria “libertà di coscienza” per privare i cittadini della loro, e imporre a tutti la propria.

Il testo del ddl. per chi vuole leggerselo.

__________________________________

L’articolo di Stefano Rodotà, su La Repubblica di oggi:

LO TSUNAMI COSTITUZIONALE

di STEFANO RODOTA’

1) La turbolegge. Berlusconi vuole imporre in tre giorni una norma che cancella ogni traccia di divisione dei poteri, per impedire l’attuazione di un provvedimento giudiziario passato in giudicato e inventando un nuovo circuito istituzionale, che affida a un Parlamento incatenato il compito d’essere il killer dei giudici. Ma la strada scelta è, tecnicamente, non percorribile.

Nella relazione che accompagna il disegno di legge del Governo si sostiene che non siamo di fronte ad una sentenza passata in giudicato, perché i giudici non hanno accertato un diritto, ma si sono limitati ad integrare la volontà di un privato, quella di Eluana Englaro, con un semplice provvedimento di”volontaria giurisdizione”. Non è così.

Quando la Cassazione ha ammesso il ricorso straordinario contro il decreto della Corte d’appello, che autorizzava la procedura di interruzione dei trattamenti, lo ha potuto fare proprio in considerazione del fatto che si trattava di un provvedimento relativo a diritti, che assume i caratteri del giudicato e che, quindi, detta una disciplina immutabile del diritto considerato. Ed è principio indiscutibile in tutti gli ordinamenti che la legge sopravvenuta non può influire sul diritto sul quale il magistrato si è pronunciato con un provvedimento passato in giudicato.

Il Governo tenta una ennesima forzatura, pericolosa e inutile. Pericolosa, perché insiste su una soluzione che, con rigore tecnico, era stata ritenuta non percorribile dal Presidente della Repubblica: si vuole, dunque, mantenere aperto il conflitto con Napolitano. Inutile, perché non sarà possibile intervenire in modo legittimo per bloccare l’attività già avviata di interruzione dei trattamenti sulla base di una legge su questo punto chiaramente incostituzionale.

Quali altri atti di forza, allora, si escogiteranno per espropriare i cittadini della possibilità di condurre “la lotta per il diritto” – è questo il titolo d’un classico del liberalismo ottocentesco, del giurista Rudolf von Jhering, che Benedetto Croce volle fosse ripubblicato negli anni del fascismo – e per impedire che possano avere ancora “giudici a Berlino”? Questa era l’orgogliosa sfida del mugnaio di Sans-Souci in presenza di Federico il Grande. Mugnai e giudici stanno perdendo diritto di cittadinanza in Italia?

2) L’inammissibile libertà. Dice il cardinale Ruini: “Preferisco parlare di una legge sulla fine della vita. La parola testamento implica infatti che si disponga di un oggetto, ma la vita non è un oggetto”. Il mutamento linguistico, dunque, rivela un capovolgimento concettuale e politico. Per quante perplessità il ricorso al termine “testamento” possa suscitare dal punto di vista tecnico-giuridico, esso esprime bene il fine che si vuol raggiungere. Testamento biologico, testament de vie, living will ci parlano di un “atto personalissimo”, in cui è sovrana la volontà dell’interessato.

Certo, la vita non è un oggetto, ma appartiene sicuramente alla sfera più intima dell’interessato che, com’è ormai chiaro, giuridicamente può disporne e ne dispone. Quando, invece, si parla di una legge sulla fine della vita, il legislatore non si fa signore della morte, perché questo è un evento naturale sul quale nessuno può intervenire. Si impadronisce del morire, che è vicenda umana, alla quale si pretende di imporre regole autoritarie, incuranti delle ragioni della coscienza di ciascuno.

La coscienza, allora, che in politica compare soprattutto come diritto al dissenso. Diritto già negato dal Presidente del Consiglio ai suoi ministri, che avrebbero potuto manifestarlo in quest’ultima vicenda solo dando contestualmente le dimissioni. E che i tempi imposti e la minaccia della fiducia negano anche ai parlamentari della maggioranza, perché il dissenso non è solo dire un sì o un no, ma la possibilità di argomentare, di discutere in quel foro democratico che continuiamo a chiamare Parlamento.

Il fatto che il diktat berlusconiano non si estenda direttamente ai parlamentari dell’opposizione non esclude che anche nei loro confronti si commetta un sopruso. Ma bisogna guardare più a fondo. Quando le decisioni legislative incidono direttamente sull’autonomia delle persone nel governare la loro vita, la libertà di coscienza non è solo quella dei parlamentari. La libertà di coscienza da tutelare è, in primo luogo, quella della persona che deve compiere le scelte di vita. Il problema, allora, non riguarda la libertà di coscienza di chi deve stabilire le regole: investe la legittimità stessa dell’intervento legislativo in forme tali da cancellare, o condizionare in maniera determinante, quelle scelte. Altrimenti si determina una asimmetria pericolosa: quando si affrontano i temi eticamente sensibili la libertà di coscienza dei legislatori può divenire massima, quella dei destinatari della norma minima.

3) Un “pieno” di diritto. Si è detto, e si continua a ripetere, che una legge è comunque necessara, perché bisogna colmare un pericoloso vuoto legislativo. Per l’ennesima volta invito a leggere la sentenza della Corte di Cassazione dell’ottobre 2007, la decisione centrale per il caso Englaro, che mostra rigorosamente come il diritto al rifiuto di cure, anche per il futuro, sia solidamente fondato su norme costituzionali, su convenzioni internazionali ratificate dall’Italia (non quella sui disabili, abusivamente richiamata nell’atto di indirizzo del ministro Sacconi), su articoli della legge sul servizio sanitario (e del codice civile, come quelli sull’amministrazione di sostegno per gli incapaci).

Siamo di fronte a un “pieno” di diritto, che si vuole “svuotare” con una mossa restauratrice, invece di integrarlo con poche, semplici norme che rendano più agevole e sicuro l’esercizio di un diritto che, lo ripeto, già esiste, non è un’inaccettabile creazione giurisprudenziale.

L’argomento del far west lo conosciamo e ha sempre prodotto danni, come dimostra tra l’altro la pessima legge sulla procreazione assistita, che davvero ha prodotto un far west legato ad un “turismo procreativo”, che nasce da un proibizionismo cieco e rende più difficile la vita delle persone, delegittimando ai loro occhi una legge che sono obbligati ad aggirare.

Se la turbolegge passerà, ponendo le premesse per una normativa proibizionista sulla fine della vita, si daranno incentivi al turismo “eutanasico”, alle pratiche clandestine già tanto diffuse. Verrà così santificata la doppia morale – fate, ma senza clamore e scandalo. E saranno sconfitti tutti quelli che vogliono rimanere nel solco della legalità e dello Stato di diritto, come ha dolorosamente voluto Beppino Englaro, un eroe civile al quale nessuno dedicherà un film come ha fatto la civilissima America per le storie di Erin Brockovich e Harvey Mills.

4) La Costituzione “sovietica”. Con la nuova dottrina costituzionale del Presidente del Consiglio si precipita in un abisso culturale, in mare di contraddizioni. Non si accorge, il Presidente del Consiglio, del grottesco di una argomentazione che lamenta la debolezza dei suoi poteri costituzionali, e poi accusa la stessa costituzione d’aver preso a modello quella sovietica, che appartiene ad uno dei regimi più violentemente dittatoriali che la modernità abbia conosciuto? Sa che la Costituzione italiana ha inventato un modo nuovo di parlare dell’eguaglianza?

Che ha anticipato tutti gli sviluppi successivi su temi come quelli della salute o del paesaggio, all’epoca ignorati da tutti i grandi documenti costituzionali, la costituzione francese e quella tedesca, la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo dell’Onu e la Convenzione europea dei diritti dell’uomo?

Sarebbe vano ricordare al Presidente del Consiglio la bella frase con la quale Piero Calamandrei descriveva la nostra come una “Costituzione presbite”, dunque capace di guardare lontano e di inglobare il futuro. Risponderebbe senza esitazioni che Calamandrei era “un comunista”. E sarebbe pure vano ricordargli che “i principi supremi” della Costituzione non possono essere modificati neppure con il procedimento di revisione costituzionale, e che tra questi principi supremi vi è proprio quello di laicità, perduto in questo clima di sottoposizione della Costituzione alla tutela vaticana. E che esiste un principio che impone al Governo di “coprire” il Presidente della Repubblica, sì che ci si doveva attendere una protesta ufficiale per la dichiarazione ufficiale vaticana di “delusione” per il comportamento di Giorgio Napolitano.

L’obiettivo è chiaro. Rompendo con la Costituzione, Berlusconi infrange il patto civile tra i cittadini e non ci porta verso una Terza o una Quarta Repubblica, ma verso un cambiamento di regime, ad una sovversione, ad una radicale sostituzione del governo della legge con quello degli uomini (Platone, non Stalin).

Ha colto nel segno Ezio Mauro quando ha parlato di una palese deriva bonapartista. Stiamo vivendo una vicenda che sta a metà tra “Napoleone il piccolo” (Victor Hugo) e “La resistibile ascesa di Arturo Ui” (Bertolt Brecht). Resistibile, Ma bisogna resistere davvero e subito o non vi sarà tempo per ripensamenti e pentimenti.

di Stefano Rodotà
(9 febbraio 2009)

confusione di parole e di idee

Da un po’ di tempo sento o leggo (soprattutto, ahimé girando tra i blog) il verbo paventare usato bizzarramente nel senso di “minacciare” o “ventilare la minaccia o lo spauracchio”.

Lo annoto solo oggi, perché stamattina, con mio sconforto, uno del centrosinistra, non ricordo chi, intervistato alla radio, diceva che Berlusconi “sta paventando di distorcere la Costituzione”: intendeva dire che B. agitava una grave minaccia. Ma, secondo la lingua italiana, si intendeva l’esatto contrario.
Siamo noi infatti, non B, che paventiamo lo stravolgimento della Carta Costituzionale.
E anche quello della nostra lingua.
Paventiamo di essere trasformati in stranieri in patria, costretti da fratelli di lingua (figli, intendo, della stessa lingua madre) ad ascoltare parole arbitrariamente scelte a significare concetti che occorre poi divinare nella nebbia melmosa di mestissime affabulazioni.

Anche questa della lingua è una questione di democrazia, per discutere, per apprendere, per capire e poi per decidere, occorre conoscere la lingua con la quale si parla con gli altri. O no?

fra parentesi: c’è teologo e teologo (credente e credente)

Qui, per chi già non l’ha ascoltata, l’interessante intervista fatta ieri da Lucia Annunziata a Hans Kung.
Vale la pena ascoltarla, per noi abituati al pensiero unico, vaticano.

http://www.radioradicale.it/misc/scheda_av_badge_micro.swf

le sentenze italiane

Perché mai “il Brasile dovrebbe tenere conto delle sentenze italiane”, come ha detto il Parlamento Europeo, quando sono i governanti italiani, per primi, a non voler tener conto delle sentenze dei tribunali d’Italia?

Mi riferisco, ovviamente, ai casi di Cesare Battisti e di Eluana Englaro, per chi non l’avesse capito.

Come fare a ritrovare la nostra morte?

Da leggere oggi l’articolo di Umberto Veronesi, I PADRONI DELLA VITA su La Repubblica di oggi.

In margine, noto che le recenti differenze d’opinione all’interno della Chiesa, tra chi scrive sull’Osservatore Romano che la fine dell’attività cerebrale non è più criterio valido per decretare morta una persona (e, di conseguenza mette in dubbio la liceità dei trapianti che avverrebbero a spese di persone ancora vive) e chi risponde ribadendo il parere favorevole del Vaticano verso i trapianti stessi (vedi QUI) non mettono in luce vera contraddizione.
In realtà, infatti, tutte e due le posizioni sostengono una medesima visione della vita: una visone che a me pare la più tetramente materialistica attualmente in circolazione.
Se la vita di un essere umano non è che la vita di un insieme di organi (tanto che è considerata vita umana anche quella di un corpo tenuto artificialmente in vita dalla tecnologia) dove il pensiero, la coscienza, la sensibilità, i sentimenti ecc. non hanno alcun valore decisivo, tanto che possono benissimo essere del tutto e definitivamente assenti, è chiaro che questo insieme può essere passibile di tutti i possibili esperimenti e ri-assemblamenti che il dio tecnologico vorrà ritenere opportuni – servano o meno a consentire una vita umana alle cavie (certi trapianti effettuati su neonati destinano a una vita atroce, per esempio).
Si tratta solo di superare qualche ostacolo logico e far scomparire la contraddizione. Ma in questo la Chiesa da secoli è ferrata e imbattibile.