persone perbene

In primo e in secondo grado l'amico fraterno di Berlusconi, il socio fondatore con lui di Forza Italia, il senatore fattosi eleggere solo per sfuggire alla prigione (la dichiarazione è sua), l'indefesso ammiratore dell'"eroe" Mangano, insomma Dell'Utri, è stato condannato a pene non lievi per i suoi rapporti con la mafia di Riina e soci.

Quelli del PdL si mostrano soddisfatti come per un'assoluzione, perché  la Corte d'Appello ha ridotto la precedente condanna a soli 7 anni, da 9 che erano, dicendo che i suddetti rapporti sono accertati solo fino al 1992 (l'anno delle stragi di Falcone e Borsellino) e non successivamente a quella data. Non insomma nel 1994 quando nacque Forza Italia.

Sembra che avere nelle loro fila e all'origine della loro storia la presenza di una persona che, secondo il giudizio di due tribunali, ha intrattenuto rapporti con la mafia (in anni sanguinosissimi, in cui hanno perso la vita decine di poliziotti, magistrati e cittadini che invece la combattevano) sia una circostanza che non li turba per nulla. Né scuote la loro sicurezza di avere tra i fondatori del partito una persona perbene (così lo definisce la Gelmini) il fatto che questa sia stata condannata.  Dell'Utri è perbene a prescindere. È perbene a causa dell'amicizia che lo ha legato e lo lega a Berlusconi – anche lui, del resto, silente, come già Mangano, davanti alle domande dei giudici, nonostante nulla avesse da nascondere, essendo tutto limpido e spiegabile nel suo passato di imprenditore.

C'è persino chi dice, come fa il deputato pidiellino Amedeo Laboccetta (membro tra l'altro della Commissione Antimafia) che il "calvario" (di nuovo il Calvario!) cui è stata sottoposto Dell'Utri per aver dovuto subire due processi, "non ha precedenti" (nemmeno Cristo, insomma, dovette soffrire tanto – nemmeno lo stesso Berlusconi).
"Gli Italiani onesti sono tutti con Dell’Utri", ha dichiarato lapidario il medesimo Laboccetta, a mo' suppongo di autocertificazione collettiva.

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miracoli

Berlusconi ha deciso come riguadagnare consensi e verginità. In autunno, quando l’audience TV torna dopo le vacanze al suo pieno, si recherà in pellegrinaggio da padre Pio.
L’uovo di Colombo, in effetti, come trovata: facile e di sicurissima efficacia.
Altro che G8! Questa sì che sarà una trasferta memorabile per i giornalisti al seguito e in studio, e una grande emozione collettiva: finalmente si potrà assistere in diretta a una delle famose conversioni operate dal famoso frate.

Padre Pio ce la dovrà mettere tutta però, perché, oltre che a fargli riguadagnare l’adorazione della sua gente e a riverniciargli la longevità, dovrà anche trattare col Padreterno affinché dalla Sicilia e soprattutto dai suoi tribunali non venga fuori niente che si metta di traverso.
Ci riuscirà?
(E riusciremo noi a capirci qualcosa in questo pasticciaccio?)

BRAVA RITA !

Noi lo abbiamo sperato, ma sapevamo che sarebbe stato estremamente difficile.
Rita Borsellino purtroppo non ha vinto le regionali in Sicilia.
Si è trattato però di una sconfitta che ha in sé i germogli di un inizio:
per merito di Rita Borsellino, l’Unione ha guadagnato 4 punti in percentuale rispetto alle scorse regionali, salendo dal 36,6% al 41,63, mentre la CdL ha perso ben 6 punti (dal 59,1% al 53,08).

Totò Cuffaro e i suoi alleati hanno cominciato a perdere.

A proposito di DONNE di POLITICA e di SPERANZA.

Scrivevo qui qualche giorno fa che mi piacerebbe essere siciliana per poter votare Rita Borsellino. Ed ecco che andando su questo blog leggo il seguente articolo, ripreso anche su PrimumVivere, che descrive così la situazione a pochi giorni dal 28 di maggio.

La solitudine di Rita Borsellino

di Agostino Spataro (da La Repubblica – Palermo del 17 maggio)

Nella campagna elettorale siciliana del centro-sinistra c’è qualcosa, o più di qualcosa, che non quadra e poco convince.
A dieci giorni dalla chiusura, la sensazione da molti avvertita é che la macchina non gira come dovrebbe e come potrebbe.
Sono questi giorni cruciali, decisivi per gli esiti, non proprio facili, da conseguire.
Per quanto mutevole sia il quadro elettorale complessivo, non si può non rilevare come fra i due schieramenti contrapposti si stia accumulando un vistoso vantaggio a favore della Casa delle libertà sul terreno dell’impegno politico dei leader nella conduzione della campagna elettorale.
Vantaggio che si aggiunge a vantaggio, visto che, in Sicilia, il Polo dispone di un collaudato sistema di potere clientelare, articolato fin dentro i gangli vitali della società e dell’amministrazione.
Un sistema che ha consentito al Polo di reggere molto bene alle recenti politiche.
Un voto- ricordiamolo- senza preferenze e perciò più pesante, da interpretare cioè come adesione, non condizionata anche se molto discutibile, ad una linea e ad un personale politico che, grosso modo, si ripropone nelle liste del centro-destra per le regionali.
Un complesso militare-elettorale con cui la CdL, in questi ultimi giorni, metterà a ferro e fuoco le riserve di voti più ambite per assicurarsi, a tutti i costi, il mantenimento del governo della Regione, visto che da quello romano è stata sloggiata.
La Regione, dunque, come principale baluardo da difendere, da dove eventualmente ripartire. L’inattesa candidatura alla presidenza dell’Ars dell’on. Gianfranco Miccichè, proconsole di Berlusconi in Sicilia, non è un capriccio del personaggio, ma fa parte di una strategia politica ben mirata.

Ora se è chiaro, o quasi, il progetto politico del centro-destra, molto meno lo sembra quello del centro-sinistra che non sta cavalcando la vittoria e il cambio di governo nazionali per recuperare lo svantaggio accusato in Sicilia e assestare un duro colpo al sistema di potere dei suoi avversari. Paradossalmente, per gli esponenti del centro-sinistra il successo nazionale diventa causa d’impedimento- almeno così taluni l’intendono- alla piena partecipazione a questa difficile battaglia elettorale siciliana.

Certo, a Roma, ci sono stati, e ci saranno, adempimenti politici rilevanti, tuttavia non sono tali da risultare incompatibili con la necessità di assicurare un forte e qualificato impulso al confronto elettorale nell’Isola
Come se la quasi concomitanza di due campagne elettorali fosse d’impaccio al pieno dispiegamento di tutte le risorse umane e materiali mobilitabili.
C’è un precedente che contraddice tale pretesa: mi riferisco alla doppia tornata elettorale del 1963 che, come oggi, vide svolgere prima le politiche (28 aprile) e dopo 45 giorni le “regionali”.
I più giovani non ricorderanno ma si possono consultare i dati: in quella occasione, in Sicilia, la sinistra d’opposizione conseguì una straordinaria avanzata il 28 aprile, accresciuta dal voto de 13 giugno per il rinnovo dell’Ars. Quindi l’argomento non regge, anzi oggi si avrebbero più carte da giocare in questa difficile partita siciliana e, al contempo, di grande valore nazionale.
I siciliani debbono vedere, anche fisicamente, il nuovo governo e la nuova classe dirigente venire nell’Isola a portare non promesse clientelari, ma serie ipotesi di cambiamento delle loro dure condizioni di esistenza. Proposte credibili e pertanto capaci d’indurli a staccarsi dall’illusione polista e scegliere l’alternativa rappresentata dalla candidatura e dal progetto di Rita Borsellino.
Fino ad oggi, tutto ciò non si è visto. La macchina elettorale che non gira come potrebbe rischia di non cogliere tutte le potenzialità esistenti. Speriamo che tutto cambi nei prossimi giorni.
Siccome di tempo ne rimane molto poco, è giusto che si dica quello che c’è da dire e soprattutto che si faccia quello che c’è da fare.
Poiché, per quanto credibile e forte, la candidatura Borsellino rischia di stemperarsi nel vuoto che la circonda.

Parliamoci chiaro, non si può continuare con una candidata-Presidente che percorre la Sicilia in lungo e in largo, quasi in solitudine, e con centinaia di candidati che di lei si fanno scudo per cercare preferenze ad personam, magari fra l’elettorato considerato “sicuro”.
Perché a questo si è ridotta- in buona sostanza- la campagna elettorale del centro-sinistra.
Finché c’è tempo, bisogna intervenire massicciamente per dare una dimensione nazionale al progetto della Borsellino, nel quadro della nuova politica meridionalista del governo Prodi.
Ci vuole un’assunzione piena di responsabilità da parte di tutti e di ciascuno, un impegno e una presenza davvero eccezionali, perché eccezionale è l’importanza della posta in gioco, per la Sicilia e per l’Italia.

(articolo preso dal blog ritapresidente.splinder.com)

MURI

Premetto che come Presidente della Repubblica a me Napolitano piace.
Tuttavia, in mezzo ai cori che sottolineano l’importanza storica di aver abbattuto con questa elezione l’invisibile ultimo muro che pareva volere ancora escludere da tale alta carica una figura proveniente dal vecchio P.C.I., sento come un vuoto, una specie di zona sorda, che mi impedisce di provare una piena soddisfazione.
Il fatto è che ancora resta in piedi un altro muro, secondo me, ben più solido e antico, che, a sessant’anni dal suffragio universale, si presenta assolutamente inattaccato: quello che esclude le donne – quasi che non ce ne fossero di sufficientemente autorevoli e rappresentative.

Eppure è proprio tra loro che sta nel frattempo emergendo qualche figura davvero nuova e capace di far credere al nostro sfiduciato paese che qualche speranza possa davvero essere possibile. Penso, nel dire questo, a Rita Borsellino, che si presenta alle elezioni del 28 di maggio in Sicilia a contendere la Presidenza della Regione a Totò “vasa vasa” Cuffaro, candidato della CdL, nonostante sia (o dato che è) nel registro degli indagati per il reato di “concorso esterno in associazione mafiosa”.

La bella faccia intelligente di questa donna, il suo sorriso, gli occhi penetranti e chiari, che tanto ricordano quelli del fratello, già sembrano di per sé un motivo di speranza. Ma la speranza trova una sua razionale conferma e si accende ancora di più, poi, nel leggere le sue interviste e nel sentire il calore con cui parlano di lei quelli che hanno avuto modo di incontrarla, di conoscere la sua attività in questi anni e il suo modo di intendere la politica. È così forte l’entusiasmo che provo per lei, che vorrei essere siciliana solo per avere la possibilità di darle il mio voto.