non si può ridere

Ho sbagliato ieri a pubblicare qui una delle battute che circolano solo perché la gente cerca di ridere per non piangere. Ho sbagliato, perché c’è davvero poco da ridere con il clima che ci va crescendo intorno.

Nel nostro paese è stata negli anni scorsi data libera circolazione ad ogni bestialità, compreso il razzismo, con la massima sfrenatezza di linguaggio – e si è lasciato che addirittura fossero incentivate da alti pulpiti, giudicando la violenza verbale niente più che un’intemperanza.
Ora che un estremista si è messo a sparare e ha ucciso nel centro di Firenze dei senegalesi (solo perché senegalesi appunto: cioè in base ad una diffusa ideologia razzista), si dice che è un pazzo – per evitare, attraverso tale definizione, di riflettere sul noi che sta dietro al suo gesto.

Sono da considerare pazzi anche quelli che a Torino hanno organizzato il pogrom contro il campo dei Rom? Sono pazzi anche quelli che in rete manifestano la loro ammirazione per lo stragista di Firenze? Pazzi anche quelli che spediscono pacchi esplosivi?

Non tutti quelli che esprimono solidarietà verso i violenti sono forse capaci di tradurre in atti sanguinari le loro idee. Ma certo coloro che invece passano alle vie di fatto appartengono allo stesso terreno di cultura. E questo terreno è qui, fa parte della nostra realtà – e la crisi che attraversiamo rappresenta un ottimo concime per le sue piante.
Si tratta di qualcosa di più pauroso della pazzia.

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1 Commento

  1. Qualcosa di più pauroso della pazzia…

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