in margine a Otello (la gelosia di Iago)

Iago odia il Moro perché questi ha nominato suo luogotenente un altro al posto suo.

…………E chi è costui?
Diamine, un gran calcolatore,
un certo Michele Cassio, un fiorentino,
un tipo destinato tutt’al più a una bella moglie
che mai ha schierato in campo uno squadrone
né sa d’una battaglia
più di quanto ne sappia un tessitore
– uno tutto teoria fatta sui libri..

Si sente misconosciuto nei suoi meriti e nella lunga fedeltà, Iago.
Il suo rancore è un sentimento che tutti siamo in grado di comprendere: è simile a quello che provocano un misconoscimento e un tradimento.
Iago fino a quel momento si era sentito il più vicino al suo ammirato generale in quelle operazioni di guerra che costituivano il loro terreno identitario comune. Su quel terreno lo univa a Otello anche il fatto d’essere entrambi estranei alle raffinatezze cittadine di cui invece Cassio, a suo dire, è esperto.
Tutti e due, lui e Otello, sono degli outsider: l’uno perché di origini straniere e quasi selvagge, l’altro perché di bassa estrazione sociale. Entrambi dunque sono simili nell’aver fatto della loro capacità guerresca il centro della propria identità e la via per essere accettati nel mondo.
Ma Otello è diventato il grande generale onorato dai potenti della Repubblica di Venezia, mentre Iago è rimasto in posizione servile; Otello inoltre viene amato da una gran signora di Venezia e lui invece ha per moglie una donna comune che può farle solo da serva.
Il rancore di Iago non resta però solo rancore: diventa odio, che è un sentimento più forte e profondo.

Shakespeare come sempre ci induce a non fermarci alla superficie. Quello che appare nella tragedia è che l’odio di Iago precede le ragioni che lo fanno emergere. Forse perché ha le sue radici nella grande ammirazione e quasi amore che lui ha nutrito per Otello. Nel fondo oscuro di quella ammirazione cova, come spesso accade, l’invidia. E l’invidia è parente della gelosia.

Non a caso, come rendendosi conto lui stesso che la forza del suo odio pesca in motivi più fondi e oscuri della sola amarezza per essersi visto anteporre un altro nel posto che avrebbe dovuto spettargli, Iago va in cerca di ulteriori motivi che possano giustificare il suo desiderio di vendetta e farne quasi un atto doveroso.
Insomma, non sapendo o volendo riconoscere di essere invidioso e geloso della fortuna e felicità del Moro, si costruisce un motivo che possa fondare in maniera più classica e plausibile la gelosia stessa.

………….Io odio il Moro
e si pensa in giro che tra le mie lenzuola
abbia assunto il mio ufficio. Io non so se sia vero,
ma per il semplice sospetto d’una cosa del genere
farò ad ogni buon conto come se fosse vero.
Lui mi stima – tanto più posso lavorarmelo.
Cassio è una persona perbene. Vediamo, ora –
prendere il suo posto, e metter piume al mio intento
in una doppia mascalzonata.

In questo stesso soliloquio, per immediata associazione di idee col tema delle corna (emerso come effetto, e non come causa, del sentimento di gelosia che lui prova) Iago, alla ricerca del modo più adatto in cui vendicarsi, ha improvvisamente l’idea di far credere al Moro d’essere tradito da Desdemona.

………..Come? Come? Vediamo –
potrei tra un po’ insinuare nell’orecchio di Otello
che Cassio è troppo in confidenza con sua moglie.
Costui ha un aspetto e un gentilezza di modi
da far nascere il sospetto: è fatto apposta
per rendere le donne infedeli. Il Moro
ha un carattere franco e aperto: pensa
che siano onesti tutti quelli che lo sembrano,
e si farà menare per il naso
docile come un asino.

Insomma Iago vuole dannare il Moro alla sua stessa pena: la gelosia.
“Moglie per moglie” dirà in un altro momento parafrasando il “dente per dente” della Bibbia – e forse non inconsapevole che entrambe le mogli in questione sono solo un pretesto, essendo innocenti.
In realtà dovrebbe dire “gelosia per gelosia”. E anche “degradazione per degradazione”, dal momento che vuole far scendere Otello dalla altezza dei nobili sentimenti (che lui non ha) a quelli più bassi e animaleschi (più simili ai suoi).
Con in più la rivalsa di sentirsi finalmente da più di lui nel menarlo per il naso.

______________________

Noto, in margine del margine, che la definizione di Otello come “carattere franco e aperto” (the Moor is of a free and open nature) è usata tale e quale dal suo amico e rivale Ben Jonson per descrivere Shakespeare stesso: “…was indeed honest, and of an open and free nature“. Chi lo sa se Jonson era consapevole o meno di descriverlo come Otello – e nello stesso tempo aggiungendo alla descrizione l’attributo (honest) che nella tragedia così spesso precede il nome di Iago.

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  1. JAGO – SHAKESPEARE & VERDI | NonSoloProust

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