facebook, facebook

Facebook. Non c’è giorno che non lo si legga o senta citato. Quasi sempre attribuendo a tale social network il carattere quasi paradisiaco di luogo della libera e facile comunicazione, dove si discute, si sviscerano problemi, si prendono iniziative aggreganti, si recuperano compagni di scuola di cui non si era più sentito il minimo bisogno da decenni, si entra in rapido contatto con chi non ci pensava nè si ricordava più di noi (come noi di lui, del resto); il luogo, anche, in cui ogni uomo pubblico o aspirante alla notorietà può misurare la propria fama e sentirsi a contatto con la gente e addirittura con la realtà.
E va bene, è una moda.
E però, io noto due cose:

1. che su Fb la maggioranza degli utenti si iscrive non semplicemente col nome e cognome e data di nascita, ma anche con numerose foto segnaletiche di faccia e di profilo e da ogni lato, in compagnia di amici e parenti e passanti. Che la maggioranza confessa spontaneamente (proprio come fosse davanti a San Pietro) tutte le sue amicizie e conoscenze, i luoghi che frequenta, che cosa ha mangiato la sera prima, il proprio credo religioso, le idee politiche, le passioni, le imprese sessuali, i film che vede, le musiche che ascolta, i cibi che preferisce, le cose che gli passano per la testolina – e persino,talvolta, i libri che si propone di leggere (ma non ci riesce perché “sta” su Fb). Il tutto spontaneamente, “liberamente”, senza bisogno di poliziotti buoni che si alternino ai cattivi, senza lampade negli occhi né mezzi di intimidazione.
Che sia questo il motivo che rende FB così apprezzato, così promosso da citazioni continue, così poco demonizzato, quasi fosse un’oasi di paradiso nella famigerata suburra di internet (dove allignano, com’è noto, pedofili, orchi, killer e cannibali)?

2. Che dal miscuglio di “amici” veri e supposti, di chiacchiere e sciocchezzai e di temi grandiosi di interesse pubblico ed epocale e di goliardate, di stupidissimi giochini mangiatempo, viene fuori un insieme dove tutto è uguale a tutto, tutto sullo stesso (basso) piano, e l’unico vero senso è la continua digressione – l’elusione di ogni reale discorso che persegua un qualche suo filo di riflessione e che richieda un minimo di tempo.
Nei blog almeno si tenta(va) di scrivere, si cerca(va) una forma espressiva, ci si impegna(va) a trovarla. Si richiede(va) inoltre una lettura, non solo una reazione. Su Fb parrebbe che ciò che importa sia il numero di contatti, il pubblico da contare appunto in un’amplificazione di voci e di messaggi fatici, che non vogliono dire molto cioè al di là della testimonianza di “esserci”.

A questo punto solitamente salta su qualcuno ad obiettare che Fb non è che un mezzo, e tutto dipende da come viene usato.
D’accordo, d’accordo. Tuttavia i mezzi non sono indifferenti, così come non sono indifferenti i materiali per un’architettura. Fb, così come è strutturato, invoglia e promuove, oltre che la schedatura generale, la rapidità di reazione e la distrazione, il passaggio inconcludente da una chiacchiera all’altra, l’azzeramento di ogni peso, di ogni differenza.

Mi chiedo: se i naviganti vengono dirottati e intruppati, ben schedati, nel felice e “libero” mondo indifferenziato di Fb (che è facile prevedere che diventi inevitabilmente un ancora più felice, e indifferenziato, supermercatone gigante), non sarà infine più semplice e liscio riuscire, con la scusa dei pedofili e di altri criminali che vi allignano, a limitare gli accessi in rete per quanto riguarda le news, e i blog, e tutto ciò che sembra oggi ancora sfuggire al controllo?

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8 commenti

  1. colfavoredellenebbie

     /  maggio 26, 2009

    Io credo ancora che il blog sia uno spazio di libera scrittura, di idee e di storie circolanti: spero sia un luogo cui tanti vogliano tornare, dopo avere provato altre forme e altri modi.
    Mi pare che le scritture siano terreni fertili, non facilmente soppiantabili dal chiacchiericcio.

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  2. anonimo

     /  maggio 27, 2009

    io anche rimarrei nel blog, immagino -la solitudine è quella cosa non sempre senza piume.
    Però come sei, Anna.
    Pensa che con solo un click potresti farti amica del papa -e forse del papi. Basta che glielo chiedi.
    Poi, per il dubbio, io lì mi sono messa in una foto vecchia con cappotto. Mi risparmiai le foto del cane, non volevo che venisse anche schedato senza averlo scelto di persona. A parte che mi temo che non solo gli serva facebook per guardarci il profilo. Già avevano uguale i cell e i fissi e le mail se vincono adesso in Europa.
    Se ti metti, fischia che non ti sequestro
    :)

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  3. anonimo

     /  maggio 27, 2009

    mi sono permessa la libertà di linkarti il post lì dentro

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  4. anonimo

     /  maggio 27, 2009

    Non credo sia necessaria una legge per impedire di pensare: mi pare che ci pensino già da soli, nella maggior parte dei casi, perchè ci sono ovviamente lodevoli eccezioni anche in questo caso, i giovani ( e vecchi) utenti di facebook, che non usano la rete se non per contare, appunto, gli amici che hanno e passare il tempo con tutta una serie di applicazioni piuttosto stupide che offre. In pratica, mi sembra, facebook è come una chat, solo un po’ più avanzata, perchè concede anche spazi individuali e permette di caricare sul proprio profilo tutta una serie di elementi che in chat non c’erano, offrendo così- hai ragione in questo- maggior sicurezza. Ma mi sembra che purtroppo per gli utenti più recenti la rete sia solo quello e niente altro.

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  5. proteus2000

     /  maggio 28, 2009

    Mi stavo chiedendo, e vorrei chiedere agli esperti, se si cucca di più coi blog o con facebook. Non che la cosa m’interessi poi tanto, ma giusto per saperlo. Io non ho ancora un account facebook, né voglio averlo. Mi farei un sacco di nemici.

    E poi ha ragione Zena. Una come Zena non la trovi in facebook.

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  6. toporififi

     /  maggio 29, 2009

    Io credo che, rispetto ai blog, facebook si comporti come l’allevamento industriale dei porci.
    “Nel 1965, per esempio, negli Stati Uniti c’erano 53 milioni di maiali in più di un milione di allevamenti; oggi 65 milioni di maiali sono concentrati in 65.000 strutture. Si è passati dai recinti vecchio stile a enormi inferni escrementizi dove decine di migliaia di animali con sistemi immunitari indeboliti soffocano nel caldo e nel letame scambiandosi patogeni alla velocità della luce.”
    (http://mirumir.altervista.org/2009/04/linfluenza-suina-e-il-mostruoso-potere.html)

    Rispetto al pensiero è una velinizzazione del profilo (cioè dell’anima), ci sono ambienti in cui non è pensabile non avere un profilo su facebook, è il piffero di hammelin, è un test di selezione del prossimo futuro.
    Internet, che ci accaniamo a considerare uno spazio di libertà, è un gigantesco laboratorio di cui siamo le cavie consenzienti, fb è un’ulteriore evoluzione del mondo della quantità, la legge del successo è televisiva ed è perfettamente misurabile in termini di quantità di amici.
    I commenti di splinder, blogger, wordpress, sono ancora l’età del bronzo, sono ancora segnali di apprezzamento selettivo, se sei noioso ti castigano, se sei interessante ti premiano (ahimè, i miei sono sempre meno), su fb è la movida, ci si incontra al bar e ci si racconta di quello che si è fatto su fb, su fb ci si racconta chi si è visto al bar, ci sono i fan club, di Calasso, di Totò Riina, di Papi, ma è incontrarsi la priorità, non ciò che ci si dice.
    Un vero mondo incantato in cui solo l’incontro è importante, come in un moderno catechismo semilaico.
    Nei blog possiamo ancora sgrufolare felici nel nostro letame, su facebook la promiscuità è totale e la merda condivisa universalmente.
    Una netiquette patogena endemica.

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  7. quyinto

     /  maggio 29, 2009

    parole da riflettere…
    personalmente ho da dire che in questo momento lo sto utilizzando in pieno…sapete..la campagna elettorale!
    Non so se continuerò.

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  8. arden

     /  maggio 30, 2009

    Dici bene, @Mario: il metro sembra quello della quantità e non importa che cosa si dica, ma solo il fatto di esserci, e tra molti, in gruppo folto. Consenzienti, come dice anche @Pessimesepio. Contenti di chiudersi nel recinto escrementizio.

    Mi congratulo con te per aver salvato il cane, @María:-) Hai ragione che già bastano cellulari, mail ecc. a tenerci tutti ben schedati. Ma la cosa sorprendente è che su Fb moltissimi espongono spontaneamente opinioni e dettagli personali che in precedenza solitamente venivano piuttosto rubati anziché così facilmente consegnati.

    Alla tua domanda io non ho esperienza per rispondere, @Giovanni. Qualsiasi posto in rete o anche in strada, intorno ai bar, e ora classicamente in spiaggia, credo che sia buono per chi abbia quel problema.
    O voglia fare propaganda elettorale, @Quyinto:-))

    AnnaS

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