vero e falso

Il vero e il falso? sono superati
– un po’ come la destra e la sinistra.
I numeri? non sono che opinioni,
i dati e i fatti non valgono nulla
rispetto a complotti e percezioni.
La realtà è come più ti piace
o ti conviene: la terra, chi l’ha detto
che non può essere piatta?
I vaccini? fanno male, è certo,
come pure gli OGM; la xylella
è una fandonia – come lo sbarco
sulla luna. Le ONG non sono
che loschi trafficanti…
Ogni cosa che funziona male
è colpa dei vecchi governanti,
dell’Europa cattiva e dei migranti
che vengono a milioni e tutti qui.
Il Parlamento è cosa obsoleta
e chi ci ha speso tempo è un parassita,
va punito. La scuola? è solo spreco
anche il parlarne: tanto più
che l’ignoranza è un’arma
contro scienza e spocchia delle élite.

il nulla in Parlamento

La voce adenoidale urlata
coi toni delle liti familiari
tra figli sfaccendati e genitori,
l’accento regionale flesso
secondo quei modi peculiari,
le parole usate per approssimazione,
la protervia arrogante
di chi, abituato solo a protestare,
chiamato al banco del governo,
in Parlamento, si offende
alle domande dell’opposizione,
grida molto, non chiarisce niente
e se ne scappa frettolosamente.

Minaccia il Rodomonte ben trent’anni
di suo fosco dominio in tutt’Europa:
l’Imbianchino ne prometteva mille
e, benché come cento sanguinosi,
furono solo tredici; anche Napoleone,
prediletto modello d’infiniti pazzi,
ne immaginava qualche centinaio,
senza compierne quindici nemmeno;
il Gradasso si limitò a un ventennio
pur creando un nuovo calendario.
A occhio, senza andare a scomodare
i giochi matematici o la cabala,
trenta è un numero che – pur tenendo
conto degli inevitabili disastri –
non chiude in fondo spazio alla speranza.

“Fora i taliani”

Non che mai “italiani brava gente”
ci avesse convinti fino in fondo
– specie pensando alle imprese africane
del primo nostro duce
e alla tranquilla indifferenza
di fronte alle sue leggi razziali –
ma ciò non toglie che provo vergogna
per la soddisfazione che accoglie
le imprese attuali del duro di turno,
lo stesso che voleva un tempo
esiliare gli Italiani e ora, usando
da grimaldello ancora gli africani,
finalmente un po’ ci sta riuscendo.
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Inoltre:
Anche di questi miei concittadini mi vergogno

cronaca (5)

Nei “paradisi artificiali”
non nell’investimento produttivo
finiranno, secondo tradizione,
i soldi risparmiati dai più ricchi,
e ancor meno nell’innovazione
che richiede scuola – non aule solo,
ma programmi, nuove competenze,
forte investimento di risorse.
Ma di scuola non si parla – è ovvio,
troppi sono i brutti ricordi degli studi –
tra questi studenti fuori corso
che han prodotto il “contratto” miserello
di governo, scritto da par loro
dopo “notti e giorni” di meningi
vanamente spremute e sudori
e esibite “maniche rimboccate”,
e in più l’assistenza “discreta”
dell’avvocato che non sa che dice.
Ma tutto andrà bene, siamo certi:
ci saranno emigrati ben reclusi
e carceri piene di colpevoli
presunti (in base alla Costituzione)
e forse avremo anche finalmente
l’auspicata decrescita. E pazienza
se non sarà felice.

cronaca (4)

Niente da fare, anche il professore
cita a caso, parla senza dire,
millanta letture e sbaglia i tempi,
appartiene a quelli
che credevano in classe fosse bene
essere prolissi e riempire fogli
per mascherare il troppo poco o il niente
racimolati da prestati appunti
e miseri compendi. Non è un caso
che, in un paese dove nel declino
cresce – e fa paura – l’analfabetismo,
non nomini né scuola né cultura.

cronaca (3)

Il popolo: cioè a dire, la plebe,
gli ottimati, i servi, le clientele,
i mafiosi, i ricconi, gli evasori
i furbastri e i furbetti, gli sfruttati
e gli sfruttatori, i malpagati,
i lavoratori in nero, i bravi
generosi volontari, gli studenti
studiosi e gli infingardi,
i tanti analfabeti diplomati,
i sapienti dileggiati, i truffati
e i truffatori, i miti, i potenti
e i prepotenti, i vinti e i vincitori
tutti insieme in un solo minestrone
ora si ha nientemeno che uno stesso
sedicente avvocato difensore,
la cui parcella sarà pagata poi
secondo il criterio scritto in cielo:
a chi ha sarà dato, e a chi non ha
sarà tolto anche quel che ha.

cronaca (2)

Tra frizzi e lazzi, come al varietà
o a Scherzi a Parte o altro osceno
spettacolo osannato, il popolo (?)
assiste alla nuova messinscena
trasmessa sugli schermi dai palazzi,
e ride, come fosse innocente
delle paradossali scelte e solo
semplice spettatore nell’arena
della sconcia partita.

cronaca (1)

Sono stravolti.  Non sono abituati
a un così gran lavoro: dice
che “ce la stan mettendo tutta”
– “giorno e notte!”, vanno ripetendo,
quasi increduli, in coro – e in base
a questo sforzo inusitato, tronfi
dei propri minacciosi strafalcioni,
van sbruffando d’essere i migliori
incompetenti sulla piazza, capaci
di trovare la “quadra” e le uova
di Colombo per rifare l’Italia
a modo loro – e si vantano entrambi
d’essere dei temuti innovatori,
i più apprezzati nei bar del bel paese,
indefessi guastatori e quindi
meritevoli di scettri, allori e onori.

molestie

Volevo scrivere qualcosa su Venus and Adonis, ma mi sono accorta di averne già scritto qualcosa circa dieci anni fa (vedi QUI e anche QUI)
Non mi ripeto: ricordo solo che Shakespeare si discosta significativamente dal racconto di Ovidio (la sua fonte) e, anziché narrare di un amore condiviso, mette in scena il vano tentativo di seduzione del ragazzino da parte di Venere.
Adone è davvero un ragazzino: non ha ancora nemmeno la prima peluria della barba e si comporta come un bambino insidiato. Quanto a Venere il suo atteggiamento è piuttosto violento: lo afferra tirandolo giù dalla sua cavalcatura, lo getta a terra tenendolo avvinto tra le sue forti braccia e, tutta sudata smaniosa ed eccitata, non gli dà tregua con carezze e baci e un profluvio di parole e argomentazioni, nonostante lui cerchi di divincolarsi e mostri in ogni modo la sua ripulsa oltre che l’infantile imbarazzo.
Insomma si tratta di quella che oggi si chiamerebbe molestia, quasi tentativo di stupro con l’aggravante della pedofilia. Probabilmente Venere sarebbe oggi scacciata dall’Olimpo e cancellata da tutti i racconti e le rappresentazioni che la riguardano. Forse verrebbe sostituita nel cast delle divinità da qualche altra dea minore. Nemmeno Marte, per non dire di Vulcano, la frequenterebbe più.

Shakespeare si limita a esporre la dea a un certa ironia, cui non sembra estraneo uno sguardo misogino e, forse, a me pare, vagamente omosessuale.
Venere appare non solo sudata arrossata, goffa persino, ma anche ingombrante nel peso giunonico delle sue carni: una virago già matura, poco attraente, benché – o anche perché – si vanti della propria bellezza.
caravaggio copia

Adone invece, imbronciato sotto l’ombra del suo berretto, ha un che di deliziosamente caravaggesco, e una grazia scontrosa che attira la simpatia del lettore. 

Oltretutto, con la saviezza dei bravi ragazzi difende le ragioni dei minorenni:

“Regina, dice, se un poco mi ami,
la mia freddezza ascrivila ai miei anni.
Non cercare di conoscermi tu, prima
che io stesso mi conosca…”

A suo tempo tuttavia questo poemetto erotico ebbe uno straordinario successo. Le riedizioni si susseguirono fitte fin dopo la morte dell’autore.

I contemporanei lo leggevano con occhi non identici ai nostri.
Erano attratti soprattutto dalla raffinatezza e grande musicalità del verso – la dolcezza, dicevano – oltre che dalla sensualità e vivacità delle descrizioni, che hanno un carattere di immediatezza quasi cinematografico, a causa dell’uso del presente storico, preceduto spesso dall’invito a “guardare”,  e della rapidità dei passaggi, con primi piani e dettagli di primi piani alternati a scene d’insieme.
Il paesaggio ha grande rilievo: il sole a picco, l’ombra che si sposta col procedere del giorno, il bosco, gli uccelli e gli altri animali (vedi, per esempio, la descrizione della fuga di un leprotto).
Tra questi ultimi spicca la descrizione dei cavalli: l’arte della scrittura in gara con quella della pittura nel voler vincere la natura nel rendere la sensuale bellezza e vitalità delle sue creature.
Il destriero di Adone è stato legato a un albero; ma nel vedere una puledra, preso dal desiderio, si slaccia per andarle incontro:

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