Sul Corriere di oggi Pier Luigi Battista elogia Berlusconi, che
…sta dimostrando, pur nel momento peggiore di una parabola politica ventennale, di avere forza, carattere e senso della responsabilità. Di saper pagare prezzi elevatissimi per il suo (sofferto) sostegno al governo che è subentrato a quello da lui diretto e traumaticamente lasciato. Il Berlusconi «populista» e schiavo dei sondaggi si dimostra capace di scelte impopolari e dolorose, di saper sfidare le irrequietezze del suo mondo, di non accettare la prosa ricattatoria di un Bossi dalla leadership sempre più debole anche all’interno della Lega.
Questa, del “senso di responsabilità” del caimano, è una falsa leggenda che, a furia di venir ripetuta, rischia di cancellare la realtà e la memoria che ancora ne abbiamo. Tutti ancora ricordiamo (o dovremmo) quanto fu difficile schiodare Berlusconi dal suo seggio tre mesi fa: anche quando gli venne meno la maggioranza alla Camera – e intanto la situazione economica si faceva drammatica e già stavamo franando giù dal famoso orlo del baratro – tentò ancora di prendersi tempo, annunciando le dimissioni senza effettivamente darle. Si dimise, ob torto collo, solo quando vide che la grave crisi in cui versava l’Italia (e che la sua permanenza al governo contribuiva a far precipitare) stava mettendo a rischio anche le sorti delle sue aziende, che in quei giorni stavano crollando in Borsa. Non a caso, la decisione giunse solo dopo una riunione ch’egli ebbe, non con gli uomini del suo partito e della maggioranza, ma con i suoi familiari (ed eredi), i suoi avvocati e Confalonieri.
La responsabilità (che lui ha definito addirittura “elegante” – un po’ come lo erano anche le famose cene con le escort) se c’è stata, dunque è stata come sempre solo relativa al proprio personale interesse. Non mi pare che questo meriti elogi.
Quanto a non essere più “schiavo dei sondaggi”, a me pare evidente il contrario. Se ancora “non stacca la spina”, se - pur alternandole a minacce per evidenziarne i limiti – continua a fare dichiarazioni ufficiali in sostegno di questo odiato governo, tale atteggiamento dipende in buona misura proprio dalla lettura dei sondaggi. Sa che in questo momento le elezioni non gli darebbero la vittoria. Senza dire che ancora la crisi non è superata e dunque ancora le sue aziende sono a rischio – specie considerando i contraccolpi che avrebbe nei mercati un eventuale crollo del governo Monti. La sua speranza è riposta nel malcontento delle categorie che costituiscono il suo bacino elettorale: spera che questo cresca, spera nei disordini, spera per dir così nei camionisti. Spera nell’opposizione della Lega, nella possibilità che questa contribuisca ad allargare il malcontento. Spera nella caduta del consenso al governo (che per ora nei sondaggi è ancora alto). E cerca di promuoverla attraverso i suoi giornali e le varie sue esternazioni velenose (la politica di Monti “non ha dato frutti”), pronto a cavalcare la delusione e le auspicate proteste, per ripresentarsi (spera) come salvatore dei tartassati: l’uomo che toglie le tasse “che non danno frutti”. Nemmeno questo mi pare che meriti elogi.
Per quanto riguarda poi i ricatti di Bossi – leader piuttosto malconcio – è evidente che tra i due esiste una penosissima intesa. L’orribile bacio con cui Berlusconi l’altro ieri si è attaccato al collo del molesto socio sotto gli occhi delle telecamere, serve a lui per dimostrare ai suoi possibili elettori che in realtà c’è profonda consonanza tra lui che sostiene il governo (“soffertamente”, costretto dalle circostanze e senza convinzione) e l’altro che vi si oppone sguaiatamente – e serve a Bossi (che accetta il bacio quasi come un omaggio, senza ricambiarlo) per ribadire di fronte ai suoi la propria posizione di superiorità e di forza rispetto al vecchio alleato. Entrambi hanno in comune il progetto di ritornare nelle stanze del potere.
Mi chiedo allora che senso abbia questa sbalorditiva riabilitazione del personaggio che più d’ogni altro ha arrecato danno al Paese e la sua assunzione tra i ranghi degli “statisti” (Battista giunge a definirlo “uno statista intero”!). Se è mirata a incoraggiarlo a non fare colpi di testa, mi pare fuori bersaglio, perché contribuisce invece a dare una veste di oggettività alla falsa immagine di sé che, sia pure maldestramente, lui sta cercando di costruire e di contrabbandare, in vista del momento in cui potrà “staccare la spina”. Maldestramente, certo, perché non è vero nemmeno che abbia “carattere”, nel senso inteso da Battista, ma piuttosto è vero che il suo carattere di uomo incapace di elevarsi a una qualche visione che superi quella del proprio esclusivo interesse personale, lo tradisce e non gli permette di sostenere in modo minimamente credibile la maschera che l’editoriale del Corriere oggi gli offre.
Se è mirata invece proprio ad aiutarne la resurrezione – beh, allora mi viene da rabbrividire.